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La mostra Canova e il dolore è eccezionalmente prorogata fino all’8 gennaio 2023 Vai alla pagina
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Aperto oggi 09:30-18:00
Lo Scultore era solito tornare nel suo paese natale, Possagno, per prendere una pausa dalla mole di lavoro che aveva presso il suo studio romano. In queste occasioni si dedicava alla pittura, motivo per cui alcuni dei suoi dipinti sono custoditi proprio qui.

La casa natale di Antonio Canova

La Casa di Antonio Canova è una tipica struttura abitativa del Seicento. È composta dal corpo centrale, su più piani, dove si svolgeva la vita domestica e notturna e dagli annessi, tra i quali la cantina, lo sbrattacucina, i lunghi porticati per il deposito dei materiali da lavoro, la stalla per gli animali da traino, il serraglio per il carro e i pozzi. Dopo il terremoto del 1695 che provocò crolli e distruzioni in gran parte di Possagno, la Casa fu ristrutturata e ampliata con nuovi locali e l’aggiunta di camere. L’abitazione che il visitatore vede oggi è infatti quella che Canova ristrutturò tra la fine del Settecento, quando fece costruire la Torretta dell’ultimo piano che diventò lo studio dello scultore, e l’inizio dell’Ottocento, quando volle ricavare la cosiddetta Sala degli Specchi, al pianterreno, destinata agli ospiti.

La stanza principale del primo piano, dove è nato Antonio Canova, conserva ancora i suoi strumenti di lavoro, gli occhiali e le onorificenze. I pochi mobili rimasti sono originali del primo Ottocento, alcuni provenienti anche dallo studio romano. Oggi nella casa dell’artista è esposta, come in una pinacoteca, una ricca e preziosa collezione che include: dipinti di Antonio Canova, 15 oli su tela, tempere su carta, alcune incisioni, i disegni, alcuni marmi, gli strumenti da lavoro, i cimeli e gli oggetti personali dell’artista. Originali e caratteristiche sono la stanza dove è nato Antonio Canova al primo piano, il seminterrato della Casa in cui è allestito lo Studio di Scultura e la Torretta arredata a Biblioteca dove Canova dipinse la grande Pala della Deposizione, oggi nel Tempio di Possagno.

Gli abiti originali di Antonio Canova esposti al primo piano della Casa natale

La Torretta

Conoscendo la disgrazia di non essere stato educato a dovere, Canova cominciò a dedicare buona parte del suo tempo alla lettura e all’ascolto di classici antichi e moderni sulla poesia, la storia e la critica; sia in italiano che in francese. Si sa infatti che lo scultore, oltre che confrontarsi lui stesso con i testi scelti, sviluppò l’abitudine di farseli leggere durante il lavoro nello studio, in modo tale da sfruttare al meglio il proprio tempo. Grande risultato di questa sua passione fu però la creazione, verso gli inizi dell’Ottocento, di una Torretta adibita allo studio e a contenere la sua notevole collezione di libri. Costituisce un luogo singolare della struttura abitativa e la biblioteca al suo interno venne definita come “amplissima e rinomata ed aperta può dirsi a pubblico benefizio”. In età avanzata, questo studio venne pensato dallo scultore anche come un luogo di meditazione e lettura. Attualmente la Torretta è utilizzata come archivio per i busti canoviani.

Lo studio dell’artista all’interno della Torretta all’ultimo piano della Casa natale

Le tempere

Nella casa natale sono conservati i dipinti a tempera eseguiti da Canova su carta e caratterizzati dallo sfondo nero, il cui modello di riferimento è la pittura pompeiana.
Le tempere furono eseguite durante il soggiorno di Canova a Possagno negli anni 1798- 1804 e, più volte, vennero incise e tradotte in stampe. Troviamo muse con filosofi scrittori greci, danzatrici e ninfe con amorini. È un Canova insolito, lieve e colorato, sottilmente umoristico che qui si rivela. Figure “fluide come il pensiero e belle come se fossero fatte per mano delle Grazie” evocano una classicità al femminile.

Un folto gruppo di Tempere è ispirato alla danza, tema caro a Canova, connesso all’aspirazione più profonda della sua poetica: come la sua arte tende al bello ideale, così la danza offre una visione del corpo che si eleva nello slancio e nel ritmo, affrancandosi dal peso. Straordinaria è la varietà di pose, il repertorio di gesti e movimenti che l’artista inventa, in gara con quanto si ammirava sui palcoscenici dei teatri del tempo.

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