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“Conviene studiare dì e notte sui greci esemplari, investirsi nel loro stile, mandarselo in mente, farsene uno proprio coll'avere sempre sott'occhio la bella natura.”
Antonio Canova

L’opera di Antonio Canova

Antonio Canova è stato uno dei più grandi scultori non solo del periodo neoclassico ma anche uno dei più grandi artisti di sempre, al pari di Raffaello, Michelangelo, Caravaggio.
Attraverso le sue esperienze tecniche e intellettuali, Canova diventa l’emblema dell’arte neoclassica, del gusto per le simmetrie perfette, le superfici morbide e lisce, le pose solenni e controllate, le espressioni impassibili, ma senza imitare passivamente l’antico, né, allo stesso tempo, dimostrandosi totalmente chiuso all’arte barocca, come rivela la sua ammirazione per il virtuosismo di Bernini e del veneto Antonio Corradini, specialista nella resa di figure femminili coperte da veli trasparenti.
Le opere canoviane raggiungono la perfezione: l’equilibrio tra bellezza ideale e bellezza naturale è frutto dello studio degli artisti antichi e moderni, la natura viene indagata e tenne presente la lezione impartita dalla pittura, sia negli aspetti compositivi che negli effetti pittorici che solo lui seppe infondere nelle sue sculture. Molti sono i temi affrontati da Canova nelle sue opere: dai soggetti di carattere religioso ai monumenti funebri, sovente dedicati ai nobili dell’epoca, ai ritratti dei suoi committenti che, attraverso il suo scalpello, ambivano a diventare immortali assumendo le sembianze dei personaggi mitologici.

Antonio Canova, Paolina Borghese come Venere vincitrice, 1804, gesso, Possagno, Museo Gypsotheca Antonio Canova | ph credits Zanesco

“Le opere canoviane raggiungono la perfezione: l’equilibrio tra bellezza ideale e bellezza naturale è frutto dello studio degli artisti antichi e moderni, la natura viene indagata e tenne presente la lezione impartita dalla pittura, sia negli aspetti compositivi che negli effetti pittorici che solo lui seppe infondere nelle sue sculture”

Come lavorava Antonio Canova?

Francesco Hayez riferiva che: “Il Canova faceva in creta i suoi modelli; gettati in gesso, aveva molti bravi giovani che sbozzavano il marmo, due poi famosi scultori lo portavano al grado di finitezza, che si sarebbero detti terminati, ma dovevano lasciarvi una piccola grossezza di marmo ancora, la quale era dal Canova lavorata più o meno secondo quello che questo illustre artista credeva di dover fare”. Uno di questi due scultori era Johann Peter Kauffmann tedesco, nipote della celebre pittrice Angelika. Metodo complesso a sentirlo descrivere direttamente da un testimone, ma unico nella pratica del Canova.
A Roma l’Artista aveva frequentato gli studi di scultura più in attività dove si realizzavano calchi, copie e restauri. Nell’Urbe, infatti, erano molto attive le botteghe di restauro di reperti archeologici rinvenuti da scavi, demolizioni e ricostruzioni di edifici e gli studi di scultura dove si procedeva a copiare le sculture antiche. Fra queste quella di Bartolomeo Cavaceppi e di Carlo Albacini furono frequentate dallo scultore veneto che vi scoprì quel metodo di “cavar punti”, cioè di realizzare una copia utilizzando piccoli chiodini in bronzo applicati su un modello che servivano per trasferire le dimensioni nel blocco di marmo.

Francesco Chiarottini, Lo studio del Canova, 1786, disegno a penna acquarellato grigio e seppia, lumeggiato a biacca, Udine, Musei Civici

Un disegno di Francesco Chiarottini, artista friulano, rappresenta l’interno dello studio di Antonio Canova tra il marzo e giugno 1786, pressappoco negli anni in cui lo scultore stava realizzando il Monumento funerario di papa Clemente XIV, a partire dal quale l’artista adotta questa procedura: sulla destra si scorgono il modello in gesso e il marmo corrispondente della figura del pontefice. La scultura in marmo figura ancora priva della mano destra che appare appoggiata su uno sgabello nella parte opposta della sala. Le due sculture, il modello in gesso e il marmo, sono collocate sotto un telaio di legno alla francese. In primo piano due collaboratori dello scultore sono alle prese con un trapano a corda. Sullo sfondo, a sinistra sopra la mensola, dove sono collocate alcune teste si intravede anche il modellino della scultura oggi conservato alla Gypsotheca di Possagno. Di fronte alla parete centrale sono collocate le due figure dell’Umiltà e della Temperanza. Due collaboratori sono alle prese con le rifiniture. Il modello in gesso dell’Umiltà è invece collocato sulla sinistra e sul basamento sono appoggiati due pantografi. Al centro due visitatori stanno osservando l’intenso lavoro. Altri due garzoni sbozzano marmi al centro dello studio. Nella stanza di sinistra si intravedono, inoltre, le due sculture di Dedalo e Icaro donato dal Canova all’ambasciatore veneto Girolamo Zulian e Teseo sul Minotauro venduto al collezionista austriaco Joseph von Fries.

Dal disegno al marmo

Nella pratica scultorea di Canova il processo creativo è certificato. Nella produzione della scultura in marmo, l’artista procede in un modo ben preciso. Di questo metodo si trovano le conferme nell’Archivio di Possagno e negli Scritti dello scultore. È pertanto corretto parlare di elle seguenti fasi: disegno, bozzetto, modellino in gesso, modello in argilla a grandezza reale, forma, modello in gesso a grandezza reale, repère, produzione della scultura in marmo e infine l’ultima mano.

Disegno

Canova soleva realizzare disegni che vanno considerati come pensieri e studi per la realizzazione delle sculture. Hanno una funzione soltanto ideativa. Studiava pose, copiava sculture antiche, riprendeva modelli e proponeva soluzioni. Non hanno mai un valore stilistico in quanto non si può partire dal marmo, opera finale, e tornare indietro per avere il supporto stilistico. Funzionano soltanto nell’ideazione. Non possono giustificare il risultato finale.

Bozzetto

Il bozzetto è in argilla. Può rimanere tale o può essere cotto per consolidarlo (la maggior parte è conservata a Possagno). Di bozzetti ne realizzava diversi come avviene per Amore e Psiche che si abbracciano, la Maddalena penitente, La principessina Esterhazy Lichtenstein e i monumenti funerari a Tiziano. Veniva prodotto in seguito allo studio grafico. Doveva funzionare come idea per poter procedere nello sviluppo della scultura grande al naturale.

Bozzetti in terracotta di Antonio Canova

Modellino in gesso

Canova produceva, a volte, un modellino in gesso a dimensioni ridotte. Ne sono esempi gli studi di George Washington, conservati al Museo di Possagno, ma si possono citare altri casi, come Teseo sul Minotauro, Teseo in lotta con il centauro, L’Italia piangente, il Monumento funerario di Horace Nelson, il Monumento funerario di Clemente XIII Rezzonico.

Modello in argilla a grandezza reale

Veniva realizzato un modello in argilla a grandezza naturale che poi veniva distrutto con la produzione della forma. Un esempio di questo percorso di scultura, l’unico in materia, è quello conservato a Possagno all’ingresso della Gypsotheca: rappresenta Adone incoronato da Venere. La realizzazione del modello si era fermata a questo stadio perché il committente aveva rinunciato alla statua.

Modelli e modelletti all’interno della prima sala della Gypsotheca | ph credits Otium/Favotto

Forma

Involucro di gesso prodotto rivestendo il modello in argilla che veniva distrutto asportandolo dall’interno della forma. La forma poteva essere successivamente sezionata e nella sua ricomposizione veniva riempita di gesso liquido con l’inserzione delle ‘anime’ di metallo che fungevano da ‘scheletro’ o struttura portante del modello.

Modello in gesso a grandezza reale

Creato dalla solidificazione del gesso all’interno della forma. Quando la forma viene aperta, si procede a lisciare il modello per eliminare le sbavature ed eventualmente correggerlo. Da una forma potevano essere ricavati diversi esemplari. Uno veniva scelto per essere il modello e su di esso venivano collocati dei chiodini di bronzo sistemati in posizioni simmetriche. Su questo modello venivano collocati anche dei punti di maggior dimensione che fungevano da elementi fondamentali per calcolare la massima estensione della statua.

La tecnica di Canova, strumenti per la misurazione delle repere

La tecnica di Canova, il calco

Repère

Chiodini di bronzo (generalmente realizzati con una lega di bronzo ottenuta dalla fusione di zinco, rame e stagno) collocati sul mo dello di gesso. Quelli più sporgenti venivano chiamati “punti chiave o capi punto”. Con compassi si procedeva a calcolare le distanze degli altri punti.

Produzione della scultura in marmo

Modello in gesso con le repères e blocco di marmo venivano accostati e collocati sotto due telai, dai quali scendevano fili con il piombo. Questi andavano a toccare i punti di maggiore sporgenza del gesso o fungevano da distanziatori di misurazione e indicavano, così, fino a che punto si poteva procedere per scolpire il blocco di marmo, che nel frattempo era stato ampiamente “sbozzato” dai collaboratori.

Ultima mano

L’intervento dello scultore nella fase finale. Per Canova questa pratica è fondamentale. Nella Storia della scultura Leopoldo Cicognara scrive: “L’ultima mano […] precisamente ciò che spinge l’opera al suo più squisito perfezionamento, segnando l’ultima linea impermeabile che in questa estrema superficie sublimemente nasconde il più alto magistero, e dopo la bontà del concetto forma la vera eccellenza del lavoro”. La prassi di far sbozzare il marmo da valenti artigiani era assai diffusa a Roma all’epoca del Canova e divenne presto una normale attività, soprattutto perché era facile avere a disposizione artigiani qualificati capaci di lavorare il marmo per conto degli scultori che provenivano da altri Paesi. Il Fernow scriveva nel 1806 che “nella tecnica di Canova c’è un evidente sforzo di dare al marmo quel fascino della materia da cui questi sembra trarre un piacere fuori dal comune” e condivideva l’opinione di coloro che provavano una certa diffidenza, se non addirittura un’esplicita avversione, per le superfici in marmo squisitamente rifinite, alle quali si attribuiva una bellezza esclusivamente sensuale.

Canova
2019, Magnitudo film
In questo estratto il dott. Mario Guderzo racconta
la tecnica scultorea di Antonio Canova