IL BELLO, IL VERO, IL BUONO.

IL BELLO, IL VERO, IL BUONO.

Antonio Canova (1757-1822) è lo scultore più significativo del Neoclassicismo, movimento che ha origine dalla progressiva repulsione del Barocco e del successivo Rococò, aventi come caratteristiche il gusto per le decorazioni, la ricerca dell’effetto scenografico e illusionistico e lo sfarzo. Quando questi iniziarono ad essere percepiti come ridondanti e decadenti, fu apprezzato e prese piede questa nuova tendenza al ritorno dell’arte classica, supportata dalle nuove scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei e dalle nuove teorie di Winckelmann, Mengs, Milizia.

Canova operò nel periodo in cui il classicismo si era esteso a tutte le arti, divenuto ormai espressione del tempo e manifestazione completa e diffusa di un modo di vivere ed affrontare la vita.

Soprannominato “Nuovo Fidia” in riferimento ad uno dei più grandi artisti dell’arte della Grecia antica della metà del V secolo a.C., Canova ebbe il merito artistico di far rivivere nelle sue opere l’antica bellezza delle statue greche, rifiutando lo sfarzo e la sensualità fini a sé stessi del passato periodo Rococò, ed elogiando la ragione e la classicità.

Il primo obbiettivo del Neoclassicismo è quindi la riscoperta e lo studio delle civiltà antiche e dell’arte classica, greca e romana, riprendendo anche la concezione di bello di quel tempo. Questa ha origine nel pensiero di Pitagora: la scuola pitagorica è sede privilegiata delle prime articolate riflessioni sul bello, che si incentrano nell’idea di misura e soprattutto di proporzione delle parti.

Quella della proporzione del numero delle parti nel loro rapporto reciproco è la “Grande Teoria”, ovvero una teoria estetica che ha avuto un grandissimo e lunghissimo successo non solo in Europa ma anche nel mondo arabo. Nasce da qui il concetto di armonia e modulo, fondamentali per l’arte classica, che ritroviamo alla base del trattato sull’arte plastica Il canone e nelle frazioni elaborate da Vitruvio per cui statue e templi erano costruiti secondo multipli di moduli.

Dal pensiero di Pitagora, denominato “culla del pensiero occidentale” si sviluppa la trinità di VERO, BELLO E BUONO che ha dominato a lungo la nostra civiltà. Il buono è bello perché nella giusta misura, governato dalle leggi dell’intelletto, e ha un equilibrio complessivo armonico. Inoltre, il bello è qualsiasi atteggiamento morale in grado di ispirarsi al criterio della misura.

La grande critica che viene fatta al Neoclassicismo è quella di avere una certa freddezza ed un eccessivo accademismo dovuto alla presunta perdita di immediatezza e sentimento. Si imputava dunque al Neoclassicismo di fare sostanzialmente delle copie delle opere classiche.

Lo stesso Canova rifiuta queste critiche quando rivolte alla sua produzione, in quando anch’egli non amava le imitazioni fredde e ripetute: si rifiutò di eseguire delle copie di statue antiche, perché in questo modo non sarebbe riuscito a “comunicare quel grado di originalità dell’artista che solo si ottiene con l’inventare e creare qualche cosa per sé stesso”.

 

Antonio Canova, Venere italica

Quella del Settecento non è stata una sterile ripresa della bellezza classica e delle sue forme perché non si potevano certo ignorare tutte quelle teorie filosofiche e scientifiche e correnti artistiche che si sono affermate nel mezzo. L’illuminismo, per esempio, ha una grossa influenza nel Neoclassicismo: la dottrina del bello neoclassico lascia grande spazio alla ragione. La serenità, della felicità, della misura e dell’equilibrio propri anche del periodo classico si ritrovano nel Neoclassicismo impreziositi dal valore della ragione, che, come un lume, rischiara ogni cosa. La moralità e la libertà hanno in sé il valore dell’intelletto. Il bello del Settecento è anche buono e giusto, ed è virtuoso chi sa usare la ragione per vincere le avversità.

L’unica cosa da cui il Neoclassicismo si discosta dall’Illuminismo è, chiaramente, la concezione per cui il passato fosse un periodo oscuro in cui regnava l’ignoranza. Al contrario, infatti, in questo campo c’è una rivalutazione delle antiche civiltà e dei loro racconti che trasmettono ideali grandi ed eroici.

Se guardiamo poi alla produzione artistica di Antonio Canova, ritroviamo, oltre alla fortissima influenza delle opere della Grecia antica, influssi provenienti anche dalle esperienze pittoriche venete del Seicento e del Settecento, in particolare nella ricerca dei toni melanconici o nell’effusione sentimentale e nel controllo delle forme.

 

Antonio Canova, Maddalena svenuta

 

Era inoltre importantissima per l’artista l’attenzione al naturalismo. Canova aveva a cuore la riproduzione del reale, dalle espressioni alle pose dei soggetti. Era presente nel suo processo creativo lo studio della realtà e della natura di modo che le sue opere fossero credibili anche al di là della ripresa dell’antico.

Canova seppe sintetizzare insieme la bellezza naturale propria dell’Illuminismo veneto, con la sua malinconia, e la bellezza ideale del Neoclassicismo con i propri miti e soggetti antichi.

 

 

 

A cura di Elena De Noni, studentessa IUAV.

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