Un ricordo immortale
Maria Cristina d’Asburgo-Lorena, figlia dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria e moglie del duca Alberto Casimiro di Sassonia, è passata alla storia non solo per le sue origini regali, ma anche per il commovente tributo che le fu dedicato dopo la morte: il monumento funebre scolpito da Antonio Canova, il cui modello in gesso è oggi custodito nella Gypsotheca di Possagno.
Quest’opera fu commissionata allo scultore proprio dal marito Alberto, governatore d’Ungheria e fondatore del museo Albertina di Vienna. Maria Cristina fu l’unica figlia di Maria Teresa a sposarsi per amore e non per meri motivi politici. E fu proprio per questo che a seguito della sua scomparsa, avvenuta all’età di 56 anni il 23 giugno 1798, il duca non si lasciò sfuggire l’occasione di ingaggiare il più grande scultore del momento per commemorare l’amata consorte con la realizzazione di un monumento che potesse onorarne la memoria in eterno.
Il monumento racchiude una straordinaria ricchezza di significati simbolici voluti da Alberto e discussi a lungo con Canova, il quale si trovò a trattare con un committente molto puntiglioso, come testimoniato dalla fitta corrispondenza tra i due avvenuta negli anni del lavoro dello scultore.
L’opera fu allestita e inaugurata dopo ben 7 anni, nel 1805, nella chiesa degli Agostiniani a Vienna.
La forma del monumento, alto più di 5 metri, è già di per sé notevole: si tratta dell’emblema della sepoltura della civiltà egizia, la piramide. Canova stesso, in una lettera dice:
Un ricordo immortale: il monumento funebre a Maria Cristina d’Austria
La struttura riprende un precedente progetto che lo scultore aveva ideato per un monumento a Tiziano, mai realizzato, e che si sarebbe dovuto collocare nella chiesa di Santa Maria dei Frari a Venezia. Nei modellini in argilla di questo progetto – conservati tra Possagno e Venezia – si può riscontrare, infatti, la stessa impostazione piramidale, sebbene le figure che poi risulteranno nel monumento a Maria Cristina siano diverse, pensate per rappresentare le virtù e le qualità distintive della donna.
Nella parte superiore del monumento all’arciduchessa si trova in rilievo il suo ritratto di profilo, accompagnato dalla scritta MARIA CHRISTINA AVSTRIACA, all’interno di un medaglione. La cornice altro non è che un serpente che si morde la coda (uroboro), simbolo dell’eternità, a sottolineare come il ricordo della defunta sia destinato a non svanire. Una figura femminile, allegoria della Felicità Celeste, sostiene il medaglione con le mani e, in volo, porta idealmente la defunta verso il cielo. A fianco, un piccolo genio alato le porge una palma, “premio dovuto alle virtù della donna” – come scrive Canova. Le due figure sembrano librarsi fuori dal marmo stesso: gli arti inferiori restano in rilievo, ma salendo il corpo si stacca gradualmente dalla superficie, fino a farsi pienamente tridimensionale. In questo passaggio dal bassorilievo al tutto tondo, si manifesta la maestria dello scultore.
Caratterizza il centro della piramide un’entrata buia, che separa idealmente il mondo dei vivi dall’aldilà, verso cui si dirige una mesta processione di figure in lutto, scolpite a tutto tondo. Sopra l’apertura, l’iscrizione VXORI OPTIMAE / ALBERTVS (“Alberto alla sua ottima moglie”).
Il gruppo in prossimità della porta è composto da 3 figure femminili: la Virtù, figura più grande delle tre, porta un’urna cineraria ed è accompagnata da due fanciulle. Sulla sinistra si colloca il gruppo della Pietà o Beneficenza, incarnata da una donna a braccia conserte che sostiene un uomo ricurvo, vecchio ma ancora vigoroso, che si sorregge con la mano destra ad un bastone e procede dietro di lei, nascondendo in parte una bambina che li accompagna in silenziosa partecipazione. A destra, infine, un Genio alato funebre giace pensoso sui gradini del monumento, appoggiato ad un leone addormentato. Quest’ultimo rappresenta la fortezza, virtù di Maria Cristina, mentre la figura alata è un’allegoria dell’amore coniugale. Qui si collocano inoltre gli stemmi araldici di Alberto e Maria Cristina, a suggello della loro unione.
La varietà delle età dei personaggi — dalla bambina all’anziano — richiama il tema dell’ineluttabilità della morte, che accomuna ogni essere umano, indipendentemente dal momento della vita. Un sottile drappo che si dipana sui gradini dall’entrata unisce inoltre le figure della processione, e collega visivamente l’interno con l’esterno del monumento, insieme alle ghirlande fiorite che molte figure portano tra le mani, simboli di devozione.
Con quest’opera solenne e carica di significati simbolici, Antonio Canova ha saputo scolpire non solo un tributo alla memoria di Maria Cristina d’Austria, ma un’opera capace di resistere al tempo, destinata a conservarne il ricordo oltre la vita.
Come sostenuto da Ugo Foscolo nei Dei Sepolcri (vv. 151-155), l’arte e la memoria rendono eterna la virtù dei grandi, che continuano a vivere nel ricordo dei posteri, e Canova ha offerto a Maria Cristina un ricordo duraturo, scolpito nel marmo, capace ancora oggi di parlare a chi osserva quella silenziosa processione verso l’Eterno.
a cura di Isabella Dal Carobbo
Bibliografia:
- Gauderzo, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Milano: Silvana Editoriale, 2020, pp. 186-199.
- Leone, Antonio Canova: la vita e l’opera, Roma: Officina Libraria, 2022, pp. 390-410.
- Pavanello, Dentro l’urne confortate di pianto, Verona: Scripta edizioni, 2012.