Principe Henryk Lubomirski come Amore.
Il ritratto
L’opera fu commissionata a Canova nel 1785 dalla principessa Elzbieta Czartoryska Lubomirska, che desiderava un ritratto del giovane nipote Henryk.
Lo scultore incontrò diverse difficoltà, poiché il ragazzo, timido, accettò di posare soltanto per il volto, mentre per il corpo Canova fece riferimento a un modello antico.
Ne nacque un Amore giovinetto, con l’arco appoggiato a terra, il capo dalla chioma fluente rivolto di tre quarti e il busto piegato verso il tronco d’albero che gli fa da sostegno.
Il marmo è oggi conservato in Polonia, nel castello Lubomirski di Łańcut, mentre a Possagno si trova il modello in gesso da cui quel marmo ha avuto origine, testimonianza diretta del processo creativo di Canova.
Una lacuna colmata attraverso la distanza
In seguito al bombardamento della Grande Guerra, il gesso di Possagno è giunto fino a noi privo della testa e del busto. Solo nel 2013 è stato possibile colmare questa lacuna grazie a una collaborazione a distanza con il museo polacco che conserva il marmo originale.
La scansione tridimensionale della scultura di Łańcut ha permesso di ricavare una riproduzione fedele delle parti mancanti, realizzate in gesso attraverso tecnologie di stampa 3D e successivamente assemblate al resto del corpo scultoreo.
Quando il gesso torna a parlare
A distanza di alcuni anni, tuttavia, la scultura ha iniziato a mostrare nuovi segni di sofferenza.
Lungo i margini di contatto tra le parti originali e quelle ricostruite, così come in prossimità della caviglia, sono comparse piccole fessurazioni, accompagnate dalla presenza di depositi e aloni sulla superficie.
L’ipotesi è che la presenza di sali solubili, rimasti all’interno della struttura cava e progressivamente mobilitati dalle variazioni di umidità, ne abbia favorito la migrazione verso la superficie, contribuendo al degrado di alcune aree.
Per questo motivo il Museo ha avviato un nuovo intervento conservativo, affidato alla ditta Passarella Restauri S.r.l. e condotto sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno.
Prima di procedere con qualsiasi trattamento, l’opera è stata sottoposta a una serie di indagini diagnostiche. La termografia a infrarossi ha consentito di individuare le zone nelle quali l’umidità si era accumulata al di sotto della superficie, mentre analisi chimiche mirate hanno permesso di identificare la natura dei sali presenti, nello specifico nitrati e cloruri.
Sulla base dei risultati ottenuti, i sali sono stati progressivamente estratti mediante impacchi di Agar Art, un gel che permette di assorbire acqua e sostanze saline in maniera controllata e che risulta particolarmente adatto al trattamento di un materiale delicato come il gesso.
Il trattamento è stato accompagnato da un costante monitoraggio della conducibilità degli estratti, che ha consentito di verificare l’andamento della desalinizzazione nelle diverse fasi dell’intervento. Complessivamente sono stati eseguiti circa 50 impacchi. Le analisi chimiche effettuate al termine del trattamento hanno evidenziato una marcata diminuzione dei nitrati e dei cloruri, confermando l’efficacia della desalinizzazione.
Nel corso dell’intervento è stato inoltre possibile acquisire nuove informazioni sulla storia conservativa dell’opera. Rimuovendo la testa ricostruita nel 2013, i restauratori hanno infatti rinvenuto all’interno della scultura alcuni riporti in gesso che inglobavano frammenti di carta, riconducibili con ogni probabilità a un intervento eseguito nell’immediato dopoguerra. Anche questi materiali potrebbero aver contribuito alla presenza dei sali riscontrati all’interno della scultura.
Parallelamente alla desalinizzazione, il restauro ha previsto la pulitura delle superfici, il consolidamento delle parti più fragili, la revisione delle vecchie stuccature e il riequilibrio delle piccole discontinuità cromatiche attraverso interventi di ritocco.
Tutte le operazioni sono state condotte nel rispetto della materia originale e della riconoscibilità dell’intervento, secondo un principio che guida ogni azione conservativa sulle opere del Museo: restituire leggibilità all’opera senza cancellare i segni della sua storia, compresi quelli lasciati dai restauri precedenti. Al termine delle operazioni conservative, la testa e il busto ricostruiti nel 2013 saranno ricollocati nella loro posizione senza essere immediatamente fissati. Per circa un anno sarà così possibile monitorare il comportamento della scultura e verificare, attraverso nuove analisi, la stabilità dei risultati raggiunti.
Solo qualora i controlli confermassero l’efficacia dell’intervento, le parti ricostruite potranno essere definitivamente fissate mediante un adesivo reversibile.