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La mostra Canova e il dolore è eccezionalmente prorogata fino all’8 gennaio 2023 Vai alla pagina
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Aperto oggi 09:30-18:00
La parola “gypsotheca” deriva
dal greco e significa raccolta di gessi, quella di Possagno, infatti,
è la più grande Gypsotheca monografica d’Europa.

Ala Ottocentesca

Il vescovo Giovanni Battista Sartori, fratellastro di Antonio Canova, volle erigere un edificio che potesse degnamente ospitare tutte le opere presenti nello Studio romano in Via delle Colonnette: dal 1829 furono così trasferite da Roma, imbarcate a Civitavecchia e, dopo settimane di trasporto, da Marghera, arrivarono su carri fino a Possagno.
Cercando di riproporre l’esposizione delle opere come erano all’interno dell’atelier dello scultore, l’edificio fu progettato dall’architetto Francesco Lazzari di Venezia. I lavori iniziarono nel 1834 sotto la direzione di Giovanni Zardo e furono completati nel 1836, mentre l’allestimento, dopo gli amorevoli restauri dello scultore Pasino Tonin, primo conservatore della Gypsotheca, venne ultimato nel 1844.
Nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, una granata colpì la Gypsotheca: alcuni gessi furono completamente distrutti, decine furono lesionati. La grandiosa opera di restauro dei conservatori Stefano e Siro Serafin, padre e figlio, consentì di far rinascere la Gypsotheca e di riaprirla ai visitatori nel 1922.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, per prevenire nuovi bombardamenti, la Gypsotheca fu in parte svuotata, le statue furono trasferite e depositate all’interno del Tempio di Possagno, dove rimasero fino al 1946. L’attuale allestimento è il frutto di un rispetto assoluto dello spirito museologico di Giovanni Battista Sartori, delle variazioni conseguenti ai danni dei due conflitti mondiali e del contributo dell’architetto Carlo Scarpa nel 1957.

Vista sull’interno dell’ala ottocentesca della Gypsotheca

Esterno della Gypsotheca, dettaglio dell’ingresso originale

Ala ottocentesca della Gypsotheca, Marte e Venere

“La struttura dell’edificio, tipicamente neoclassico, appare, all’esterno, molto austera, mentre al suo interno, si rivela allo sguardo del visitatore, come un luogo sacro: l’architettura, connotabile con quella di una basilica romana, il biancore delle pareti, la luce naturale e la maestosità delle opere contribuiscono a corroborare questa sensazione.”

I danni della Grande Guerra

Dopo la sconfitta di Caporetto, la Grande guerra si è riversata, violenta e terribile, sul massiccio del Grappa e lungo il fiume Piave.
Possagno, assieme a molti altri comuni veneti, ha ricevuto l’ordine dal Comando Supremo di sfollare la popolazione civile, costretta ad emigrare profuga fino a Marsala, in Sicilia.
Il paese è dato in consegna alle truppe francesi, alleate agli Italiani, che lo presidiano.
A Natale 1917, nell’ultima fase della Battaglia d’arresto, una granata di medio calibro, per un probabile errore di gittata, colpisce la Gypsotheca di Possagno: il tetto viene sfondato, la fragilissima collezione dei gessi canoviani, viene sventrata e ferita. Alcune statue sono completamente polverizzate, un centinaio gravemente rovinate.
Appena finita la guerra e riparato il tetto della galleria, una vasta opera di restauro, profusa dal conservatore e custode della Gypsotheca Stefano Serafin, ha consentito di recuperare buona parte dei gessi rovinati e di riaprire il Museo nel 1922, giusto in tempo per festeggiare il centenario di Canova (1757-1822).

Chi era Giovanni Battista Sartori Canova?

Nato nel 1775 a Crespano da Francesco e Angela Zardo (madre di Antonio Canova, rimasto orfano del padre Pietro nel 1761 e sposatasi in seconde nozze), Giovanni Battista Sartori Canova deve la sua formidabile cultura agli studi e all’educazione impartitagli nell’ambito del Seminario Vescovile di Padova. Divenne un abile traduttore dell’aramaico, un fine conoscitore della lingua greca antica e latina, un grande appassionato dell’arte dell’oratoria; tutte doti che non passarono inosservate a Canova che decise di farlo venire a Roma nel maggio 1800, dando vita ad un sodalizio fondamentale per entrambi. Lo stesso Sartori seguì il fratello anche nei suoi numerosi viaggi a Parigi, a Vienna e a Londra. Dopo la morte di Antonio Canova, l’abate Sartori decise di lasciare Roma, nonostante gli venissero offerti posti onorifici di prestigio e preferì stabilirsi a Possagno. La decisione di fare rientro in patria fu la vera fortuna per i luoghi d’origine e di formazione di Canova. Si deve all’impegno dell’abate la conclusione dei lavori del Tempio di Possagno e la raccolta dei migliori gessi delle opere canoviane, stipati nello studio romano, trasportandoli a Possagno e costruendovi appositamente un museo; donandolo poi al Comune di Possagno assieme alla Casa natale, con la dichiarata richiesta di mantenere e conservare il patrimonio canoviano.

Antonio Canova, Ritratto di Giovanni Battista Sartori, 1821, gesso, Museo Gypsotheca Antonio Canova

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