250 anni fa nasceva il custode dell’eredità di Canova
Giovanni Battista Sartori: 250 anni fa nasceva il custode dell’eredità di Canova
Il 18 agosto 1775 nasceva a Crespano, nella Marca Trevigiana (oggi frazione del Comune di Pieve del Grappa), Giovanni Battista Sartori: figura colta, discreta ma determinante nella vita e nell’opera del fratello uterino, il celebre scultore neoclassico Antonio Canova.
Figlio del secondo matrimonio di Angela Zardo con Francesco Sartori, Giovanni Battista fu, per gran parte della sua esistenza, molto più che un fratello: divenne segretario, confidente, consigliere e instancabile collaboratore dell’artista, fino ad assumere il ruolo di custode del suo nome e della sua memoria.
Educato al Seminario Vescovile di Padova, dove fu ordinato sacerdote e successivamente insegnante, Giovanni Battista si distinse presto per la sua solida cultura classica, le competenze linguistiche (greco, latino, aramaico) e l’arte raffinata dell’oratoria. La sua fama di umanista appassionato gli valse l’ammirazione di grandi intellettuali dell’epoca, tra cui Pietro Giordani, Giovanni Battista Niccolini e persino Giacomo Leopardi.
Nel 1801 decise di lasciare l’insegnamento per raggiungere il fratello Antonio a Roma. Da quel momento la sua vita si intrecciò in modo indissolubile a quella dello Scultore. All’inizio leggeva i classici ad Antonio mentre lavorava, poi ne divenne il fidato segretario: gestiva il patrimonio, redigeva cataloghi, curava pubblicazioni e corrispondenze, amministrandone con rigore gli affari. Fu il suo accompagnatore nei viaggi a Parigi, Londra e Vienna, nonché testimone diretto degli incontri con Napoleone Bonaparte, dei quali stilò un dettagliato diario.
Un momento cruciale giunse nel 1815, quando Canova fu inviato a Parigi come ambasciatore pontificio per recuperare le opere trafugate da Napoleone in Italia. In quella delicata missione diplomatica, le conoscenze artistiche e le competenze numismatiche di Sartori si rivelarono decisive per il successo dell’impresa.
Alla morte di Canova, nel 1822, Giovanni Battista fu nominato erede universale. Assunse così la responsabilità di portare a termine la costruzione del Tempio di Possagno, il monumentale edificio religioso voluto dallo scultore per la sua terra natale. Pochi anni dopo, nel 1826, fu nominato vescovo titolare di Mindo da papa Leone XII.
Stabilitosi definitivamente a Possagno, Sartori si dedicò con generosità e lungimiranza alla conservazione dell’eredità del fratello. Tra il 1834 e il 1836 fece costruire la Gipsoteca Canoviana, museo unico nel suo genere che raccoglie i modelli originali in gesso delle opere di Canova. Ma non si limitò a questo: promosse lo sviluppo urbanistico e culturale del territorio, realizzando strade e ponti (tra cui quello sul Lastego, che oggi porta il suo nome), e sostenendo istituzioni e musei. Donò opere e manoscritti al Museo Civico di Bassano, all’Accademia di Venezia e al Comune di Asolo. Fu anche promotore dell’educazione: aiutò i Padri Cavanis ad aprire una nuova scuola a Possagno.
Monsignor Sartori si spense il 18 luglio 1858, lasciando un’eredità che non è solo quella del custode di un genio, ma anche quella di un uomo colto, generoso e profondamente legato alla sua terra.
A 250 anni dalla nascita, ricordiamo Giovanni Battista Sartori come l’“ombra luminosa” di Canova: colui che rese possibile la conservazione di una memoria e che, con discrezione e passione, contribuì a far vivere il Neoclassicismo ben oltre la vita del suo più illustre protagonista.