Arte a Venezia negli anni Quaranta: Martini, Deluigi, Viani, Scarpa e il giovane Tancredi
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“…Venezia era diventata all’improvviso un centro vivo e attivo …”: così Giuseppe Marchiori si esprime analizzando la situazione artistica veneziana nella primavera del 1945, all’indomani della liberazione. Solo allora, dunque, Venezia si sarebbe risvegliata dal suo torpore per ricoprire un ruolo di prim’ordine nel panorama artistico nazionale.
D’altra parte, è opinione diffusa considerare i primi anni Quaranta come un periodo di stasi per la storia artistica della città; il rinnovamento, infatti, sarebbe cominciato soltanto nell’estate del 1945.
Questo intervento vuole invece segnalare come fermenti e segnali di rinnovamento caratterizzino i primi anni Quaranta, creando una fitta rete di comunicazioni e di relazioni e dando vita all’aggiornamento culturale e artistico che è premessa e condizione essenziale per quel processo di reale trasformazione che poi si è attuato.
Bisogna dunque specificare che nell’estate del 1945 il rinnovamento non sarebbe tanto cominciato quanto piuttosto emerso ed esploso.
Ricordiamo che Arturo Martini, nominato nel novembre 1941, tiene la cattedra di Scultura all’Accademia di Venezia dal 1942 al 1946, e furono suoi assistenti inizialmente Mario Deluigi e poi Alberto Viani.
Nel 1944 organizzano le loro prime mostre personali Viani alla Piccola Galleria (19 agosto – 8 settembre) e Deluigi al Cavallino (21 ottobre – 3 novembre).
Viani presenta alcuni disegni e sette opere in gesso che ben rappresentano la sua ricerca scultorea che dai primi anni Quaranta si era orientata verso soluzioni plastiche pure e assolute, partendo da una rielaborazione-metamorfosi del nudo femminile. Deluigi invece espone i suoi monotipi caratterizzati da forme volumetriche tridimensionali che evidenziano come in questi anni si imponesse nella sua ricerca il problema plastico.
Carlo Scarpa nel 1941 viene incaricato da Martini di restaurare la sua futura casa alle Zattere, e nel 1942, su commissione di Carlo Cardazzo, cura la sistemazione della Galleria del Cavallino (in Riva degli Schiavoni) e poi nel 1949 la seconda sede della stessa Galleria in Frezzeria.
Tancredi, giunto a Venezia nel 1944, nel 1949 (14-29 maggio) tiene la sua prima personale presso la Galleria Sandri, presentato da Virgilio Guidi.
Giovanni Bianchi
Studia a Venezia presso l’Università degli Studi di Ca’ Foscari, Facoltà di Lettere e Filosofia, dove segue i corsi di storia dell’arte contemporanea tenuti dal Prof. Giuseppe Mazzariol.
Si laurea in Lettere nel 1991 con indirizzo storico artistico discutendo una tesi dal titolo La scultura di Fausto Melotti, con il Prof. Lionello Puppi, ma avviata con il prof. Mazzariol.
Frequenta poi la scuola di Specializzazione in Archeologia e Storia dell’Arte (durata del corso anni tre) presso l’Università degli Studi di Siena dove si diploma discutendo una tesi con il prof. Enrico Crispolti.
Dopo aver conseguito il Dottorato a Ca’ Foscari, seguito dalla prof.ssa Giuseppina Dal Canton, è stato docente a contratto a Ca’ Foscari e poi ricercatore presso l’Università di Padova dove, dal 2015, è Professore associato di Storia dell’arte contemporanea.
Dal 1997 si occupa del sistema dell’arte contemporanea (artisti, esposizioni, spazi espositivi, committenza, critica, pubblico, con particolare riguardo all’area triveneta) e delle attività delle principali istituzioni deputate alla promozione dell’arte contemporanea quali la Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e la Fondazione dell’Opera Bevilacqua La Masa. Tra le sue pubblicazioni le monografie Un Cavallino come logo. Storia delle Edizioni del Cavallino di Venezia (Edizioni del Cavallino, 2007) e Gallerie d’arte a Venezia 1938-1948. Un decennio di fermenti innovativi (Cicero, 2010). Inoltre ha dedicato le sue ricerche al Futurismo e ad altre avanguardie storiche, nonché ad artisti particolarmente rappresentativi sia della pittura che della scultura del Novecento.
