L’habit vert di Antonio Canova
Nel patrimonio del Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, accanto ai celebri gessi e ai bozzetti che testimoniano il genio plastico dello scultore, si conserva anche una piccola ma preziosa parte del suo guardaroba. Per lungo tempo considerato un insieme di abiti rappresentativi del gusto maschile tra Sette e Ottocento, questo nucleo di indumenti ha recentemente rivelato un significato storico del tutto nuovo, aprendo prospettive inedite sulla figura di Canova e sulla sua immagine pubblica. Un’approfondita ricerca iconografica e documentaria, condotta dal prof. Michele Vello, ha infatti permesso di identificare uno dei complessi più significativi del guardaroba canoviano come un habit vert, la divisa ufficiale degli accademici francesi. L’eccezionalità del reperto risiede non solo nell’attribuzione, ma anche nella sua integrità: non un singolo capo isolato, bensì un completo composto da frac, gilet e braghesse. Questa completezza consente di riconoscere nel costume conservato a Possagno il più antico esempio noto di habit vert integralmente conservato oggi in un museo pubblico.
Il punto di partenza di questo percorso di rilettura è stato il recente restauro di parte del guardaroba di Canova, promosso nell’ambito di un più ampio progetto di riordino delle collezioni e di rinnovamento degli spazi espositivi. L’intervento conservativo, che ha interessato tre completi storici e un mantello, ha consentito non solo di migliorare le condizioni materiali degli abiti, ma anche di osservarne più da vicino fogge, tessuti e dettagli costruttivi.
Lo studio, sviluppato indipendentemente dagli interventi conservativi, si è fondato sull’analisi delle fonti visive e archivistiche e sul confronto con altri esemplari noti, portando a una nuova interpretazione del complesso come habit vert.
Gli abiti di Canova nella sua Casa natale di Possagno
L’analisi di elementi stilistici, cromatici e decorativi, letti nel contesto istituzionale francese di inizio Ottocento, ha condotto a una nuova attribuzione dell’abito. Il riscontro con l’Institut de France ha avuto carattere essenzialmente visivo e simbolico, confermando l’appartenenza di Canova all’ordine accademico, dato già noto e accessibile nelle fonti istituzionali pubbliche.
Il riconoscimento dell’abito come habit vert assume un valore che va oltre la semplice identificazione tipologica. Canova fu infatti nominato membro dell’Académie des Beaux-Arts, uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali per un artista dell’epoca. L’abito non è quindi soltanto un capo di vestiario, ma un segno tangibile del ruolo istituzionale e simbolico che lo scultore rivestì nel panorama culturale europeo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.
Indossare l’habit vert significava appartenere a un’élite intellettuale e artistica, riconosciuta ufficialmente dallo Stato francese.
La presenza di questo costume nel guardaroba di Canova restituisce con forza l’immagine di un artista pienamente consapevole del proprio status e attento alla costruzione della propria immagine pubblica, anche attraverso il linguaggio dell’abito.
Nel suo insieme, il guardaroba canoviano rappresenta una fonte documentaria di straordinaria rarità. Gli indumenti e gli accessori giunti fino a noi permettono di osservare da vicino l’evoluzione della moda maschile in un periodo di profonde trasformazioni, segnato dal passaggio dai codici aristocratici del Settecento a quelli borghesi dell’Ottocento.
Dettagli apparentemente marginali, come i materiali impiegati, le finiture, la foggia dei colletti o la presenza di accessori, diventano indizi preziosi per comprendere le abitudini quotidiane, le scelte di rappresentazione e il rapporto tra corpo, ruolo sociale e identità dell’artista. In questo senso, l’habit vert si inserisce in un insieme più ampio, ma al tempo stesso emerge come elemento eccezionale per il suo valore simbolico e istituzionale.
Il riconoscimento dell’abito come habit vert può essere definito a pieno titolo un’“agnizione”: non un semplice ritrovamento materiale, ma la presa di coscienza del vero significato di un oggetto già noto, che acquista ora un nuovo spessore storico e interpretativo. Questa rilettura contribuisce ad arricchire la narrazione museale, offrendo al pubblico uno sguardo più complesso e articolato sulla figura di Canova.
L’abito, restaurato e oggi nuovamente esposto, diventa così un ponte tra la dimensione privata dello scultore e la sua affermazione pubblica sulla scena internazionale, testimoniando come anche il guardaroba possa farsi veicolo di storia, identità e riconoscimento.
Crediti e riferimenti
Il contenuto di questo approfondimento è basato e rielaborato a partire dal saggio di Michele Vello, L’habit vert di Antonio Canova: dal restauro alla ridefinizione, pubblicato in Studi Neoclassici, XII, 2024.