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Dentro l’urne confortate di pianto.

Il monumento funebre a Vittorio Alfieri
20/11/2025

I sentimenti che ci legano ai cari defunti, suscitati trovandoci al cospetto delle loro sepolture, fanno sì che i ricordi che ne serbiamo continuino a esistere nella nostra memoria. I cimiteri diventano un luogo di rimembranza e raccoglimento, dove i vivi possono compiangere chi non c’è più: questa è la riflessione al cuore del carme di Ugo Foscolo, Dei sepolcri, che anche Antonio Canova farà propria nella sua riformulazione dell’essenza del monumento funerario, rendendo la sua armoniosa arte scultorea la testimone che “vince di mille secoli il silenzio”.

I confini della nuova tematica sepolcrale, fissati a partire dal monumento funebre a Maria Cristina d’Austria (commissionato dal di lei vedovo Alberto di Sassonia-Teschen): scevri di allegorie o riferimenti alla cristianità, essi fanno affidamento soltanto al dialogo tra le figure, tanto umano quanto sentimentale, e alla mestizia del lamento funebre.

L’Artista approfondisce la conoscenza della tematica sepolcrale nel periodo in cui lavora al monumento a Maria Cristina. Sono gli stessi anni in cui Canova è impegnato nell’esecuzione di un altro importante sepolcro, quello di Vittorio Alfieri, grande poeta, drammaturgo e scrittore scomparso nel 1803. Qui lo Scultore, così come in una serie di stele a rilievo ispirate all’arte greca attica, affida il ricordo dei defunti (e non la loro celebrazione) a una dimensione più intima e alla sfera degli affetti, ponendosi in anticipo rispetto alla corrente del romanticismo.

Canova sta ultimando il marmo del monumento a Maria Cristina quando, il 28 febbraio del 1804, riceve una lettera dal pittore François-Xavier Fabre per conto di Louise Stolberg, contessa d’Albany nonché ultima compagna di Vittorio Alfieri, grande trageda. La contessa prega lo Scultore di accettare la commissione di un monumento funerario per commemorare Alfieri, deceduto l’anno precedente, da collocarsi nella basilica di Santa Croce a Firenze, luogo di sepoltura e celebrazione di tutti gli italiani illustri.

L’Artista si convince ad accettare la commissione grazie all’intercessione di Ercole Consalvi, suo amico personale e ammiratore nonché segretario di Stato di papa Pio VII, e nel marzo di quell’anno scrive alla d’Albany per proporle la realizzazione di una stele funeraria con una semplice rappresentazione di due figure, la Tragedia forse e l’Italia, addolorate piangenti davanti all’immagine sua, grandi al vero, in tutto rilievo col suo finimento sopra, alla maniera delle memorie greche sepolcrali.

Canova stava infatti, in quel periodo, lavorando a una nuova tipologia di monumento funebre ispirato alla stele greca attica, a rilievo, di carattere elegiaco e privato. Propone dunque alla d’Albany l’esecuzione di una lapide con la figura allegorica dell’Italia piangente eretta di fronte al busto del poeta, a rappresentazione del profondo rispetto che la nazione (quella delle lettere, delle arti e del primato culturale) aveva provato nei confronti dello stesso Alfieri. La lastra prevedeva anche la presenza di un Genio efebico posto al di là del cippo e, alle spalle dell’Italia piangente, un genietto singhiozzante che regge il lungo scettro deposto dall’allegoria in segno di cordoglio.

La stele non viene mai completata in marmo: la contessa, infatti, non è soddisfatta del progetto e chiede allo Scultore un’opera più solenne per celebrare non solo Vittorio Alfieri, uno dei maggiori poeti italiani, ma anche lo stesso Canova, il più grande Scultore dell’età presente. L’allegoria dell’Italia diventa in questo caso testimonianza dell’intreccio tra la sfera delle lettere e quella delle arti figurative.

I lavori al definitivo monumento di Santa Croce impegnano Canova dal 1806 al 1810. Il modello grande in gesso conservato alla Gypsotheca di Possagno risale al 1807 ed è un’opera completamente diversa dal marmo tanto per la concezione quanto per le volumetrie, oltre che per l’impegno che l’Artista vi riversa.

Nel sepolcro in marmo, a cui Canova comincia a dedicarsi dal 1808, a fungere da elemento di raccordo con la stele è l’allegoria dell’Italia piangente sulla tomba del poeta, ritratto di profilo sul fronte del sarcofago. I due basamenti, dal semplice rigore geometrico, sono realizzati a Carrara; le parti ornamentali sono invece a opera di Carlo Moisè, l’intagliatore di fiducia dell’Artista. Gli acroteri della tomba si riferiscono alla tragedia, mentre la lira intagliata sul basamento inferiore è un’allusione alla poesia.

Canova, accompagnato a Firenze dal fratellastro Sartori, presiede all’assemblamento del monumento funerario, completato il 27 di settembre. Grazie alla figura universalmente nota dell’Italia piangente, sciolta in lacrime sulla tomba del poeta (e che incarna il sentimento di dolore vissuto dalla patria alla di lui dipartita), lo Scultore ha raggiunto il risultato forse più alto nell’interpretazione italiana del bello sepolcrale, che in tal caso si ritrova anche a sfiorare il tema del culto delle personalità illustri della nazione, diventato di centrale importanza grazie al dibattito illuminista e al sentimento di patriottismo risvegliato nel contesto delle guerre napoleoniche.

Il monumento a Vittorio Alfieri, pagato a Canova la cifra di 10.000 scudi, è sito in Santa Croce, tra la tomba di Michelangelo e quella di Machiavelli.

A cura di Ingrid Pianaro

Bibliografia di riferimento:

Leone Francesco, Antonio Canova. La vita e l’opera, Roma, Officina Libraria, 2022;
Guderzo Mario, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Milano, Silvana Editoriale, 2020;
Bassi Elena, La Gipsoteca di Possagno, Venezia, Neri Pozza Editore, 1957.