UN PROFUMO, UNA CONTESSA E UNA STRADA A DOMODOSSOLA… PORTANO AD ANTONIO CANOVA

Ricerca Storica della  d.ssa Valeria Tantardini 

UN PROFUMO, UNA CONTESSA E UNA STRADA A DOMODOSSOLA… PORTANO AD ANTONIO CANOVA

Perché è nato “Rèpere” “Profumo Contessa Elisabetta di Castelbarco” 

Vi spiego perché a Domodossola (Vb), la strada che passa davanti alla mia attività, porta ad Antonio Canova. E’ nella quotidianità del mio lavoro di Farmacista, che decido di studiare i personaggi importanti nati nei paraggi del luogo in cui passo 8 ore al giorno della mia vita. E’ un voler ricercare il bello che mi circonda, che a volte sfugge, per consuetudine e per fretta. Inizio quindi, con l’approfondire la conoscenza del Conte Giacomo Mellerio, (Domodossola 1777-Milano 1847), nato in una umile casa, a 30 metri dalla mia Erboristeria/Parafarmacia. Il Conte Mellerio, Gran Cancelliere del Regno Lombardo Veneto, Vice Governatore di Milano, è importante per Domodossola, per aver sostenuto il roveretano Antonio Rosmini nell’ambito dell’istruzione (fondazione del Collegio Mellerio Rosmini). D’altro canto, durante la ricerca storica, stavo parallelamente ideando alcuni profumi, avendone già creato uno, dal semplice campanilistico nome della mia città, come spesso accade. Nello stesso tempo, avevo tra le mani una formula di un altro profumo, soave e femminile, un po’ vintage, ma senza nome. Rimase lì per molto tempo ad aspettare. Intanto io continuavo a studiare il Conte Mellerio. Quando mi posi una domanda, quasi da “gossip”: “Ma il conte aveva una moglie? Com’era? Chi era? Era bella?” E così arrivo a lei, alla Contessa Elisabetta di Castelbarco (1784 circa- 1808 Milano), il personaggio che cercavo, per dare nome al nuovo profumo. Quindi, vado alla ricerca di un eventuale ritratto della giovane moglie del Conte, quando sorprendentemente, scopro un fatto entusiasmante per la ricerca. Il conte fece ritrarre la giovane moglie Elisabetta, nientemeno che da Antonio Canova! Ecco allora, che la ricerca passa vorticosamente ad approfondire Antonio Canova e a decidere di dedicare quel profumo, non solo alla Contessa Elisabetta di Castelbarco, ma indirettamente anche ad Antonio Canova, aggiungendovi questa bella parola: “Rèpere”. Sicuramente i conoscitori di Antonio Canova, sanno cosa voglio dire, se dico “Rèpere”. Ma per coloro, che come me, inizialmente, non ne conosceva il significato, ne spiego di seguito la derivazione. Rèpere significa “Riferimento” ed è il nome dei chiodini in bronzo che Antonio Canova poneva sul modello primordiale in gesso, al fine di poterlo riprodurre in marmo, nelle stesse proporzioni. I punti di “rèpere” canoviani, sono visibili sul modello in gesso della stele di Elisabetta di Castelbarco conservata alla Gipsoteca del Museo Canova di Possagno (TV). Il Profumo Repère Contessa Elisabetta, ha una fragranza floreale vintage, espressa in una piramide olfattiva evocativa di fiori dolci spontanei ossolani ed eleganti fiori di giardino, (come quelli della Villa del Conte Mellerio e della Contessa Elisabetta), intimamente uniti a pregiati muschi, legni ed ambra, per catturarne gli aromi più a lungo. Note pulite e dolci che vogliono idealmente rappresentare e celebrare la giovane Contessa Elisabetta. 

Bella coincidenza della ricerca, è il fatto che, nasce nel 2019, anno d’inizio degli “Anniversari Canoviani” – 2019-2022- Quindi Antonio Canova (Possagno 1757-Venezia 1822), celebra in una sua opera, questa romantica figura legata a Domodossola, perchè sposa del Conte Mellerio. 

 

 


Della bella Contessa abbiamo quindi questo ricordo importante in Italia, di alto valore: una grandiosa stele che la ritrae, il cui calco originale in gesso si trova a Possagno, alla Gipsoteca del Museo Canova, mentre l’originale in marmo è a Palermo. Il particolare del bel volto di Elisabetta, tratto dalla stele, è raffigurato sull’astuccio del profumo, come un prezioso cammeo, ispirandomi alla copertina di un libretto che tanto mi ha aiutata nella mia ricerca e cioè: “
Antonio Canova e le Stele Mellerio – Il neoclassicismo a Palermo”. Regione Siciliana Assessorato Regionale Beni Culturali Ambientali e P.I.- Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali Palermo- Sezione beni storico artistici ed iconografici- Silvana Riccobono – Giulia Davì- Palermo 1992. 

La bellezza in Elisabetta, è d’obbligo, in quanto, la madre, la bellissima e coltissima Maria Litta Visconti Arese in Castelbarco, che secondo il sito “Lombardia Beni Culturali” è la dama a destra ritratta, fu la musa ispiratrice di Giuseppe Parini nell’Ode “Per l’inclita Nice” o “Messaggio”, (1793), vero inno alla bellezza femminile, nel quale il poeta la nascose dietro il nome arcadico di Nice. Al Foscolo, questa Ode, parve la più bella del grande Poeta. Lo stesso soggetto di Maria Litta V. A. Castelbarco, nella Collezione Privata Castelbarco Albani, è attribuito ad Andrea Appiani (Milano 1754-1817 direttore della Pinacoteca di Brera nel 1807, una delle poche personalità che accanto ad Antonio Canova è alfiere del Neoclassicismo italiano, definito anche il pittore di Napoleone, essendo stato «Premier Peintre du Roi»). Canova considerò Appiani inarrivabile nella tecnica dell’affresco, ponendolo allo stesso livello di Raffaello e di Correggio. Analizzando il ritratto di Maria Litta, vediamo sullo sfondo a destra, in grigio, la Madonna Litta, (raffigurata qui a sinistra a colori), attribuita a Leonardo da Vinci e/o agli allievi Boltraffio e/o D’Oggiono, di proprietà di famiglia, successivamente venduta dal Duca Antonio Litta Visconti Arese (1819-1866 nipote di Maria, cugino di Elisabetta), allo zar Alessandro II. La Madonna Litta è tuttora conservata all’Hermitage di S. Pietroburgo ed esposta nel 2019 fino a febbraio 2020 a Milano, al Museo Poldi Pezzoli. La vita di Elisabetta è circondata dal bello, dall’arte, sia da parte di madre, che da parte di padre. Infatti il padre, il Conte Marchese Barone Carlo Ercole di Castelbarco (Milano 1750- 1814), fu promotore (col gruppo dei “Cavalieri Associati”) della costruzione del Teatro alla Scala di Milano inaugurato il 3-8-1778, di cui fu amministratore per i primi 10 anni. Invece, un fratello di Elisabetta, compositore musicale e violinista dilettante ma capace, Cesare (1782-1860), fu Direttore del Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano (1825). Cesare fu anche collezionista di strumenti musicali, tra i quali cinque violini di Antonio Stradivari, tre di Nicola Amati, due di Giuseppe Guarneri, una viola di Stradivari e una di Jacob Steiner, due violoncelli di Stradivari e uno di Amati e una lettera autografa di Stradivari del 12-8-1708, che furono venduti dal figlio Carlo ad un’asta di Puttick e Simpson a Londra il 26-6-1862. 

 

 

 

3 LA VILLA DEL GERNETTO DEL CONTE GIACOMO MELLERIO E LE STELE DEL CANOVA Il Conte Mellerio oltre alla stele in onore e memoria della moglie Contessa Elisabetta Castelbarco, fece eseguire da Antonio Canova anche una stele in memoria dello zio Giambattista Mellerio (Giobatta), che tanto fece per lui. Le due stele sono in marmo Carrara Calacatta e furono collocate dal Conte Mellerio nel piccolo oratorio di S. Carlo della sua Villa detta il Gernetto, a Lesmo di Gerno (prov. MB). Un carteggio fra Mellerio e Canova, tra il 1811 e il 1814, testimonia come un diario, gli anni della creazione delle stele Mellerio, anni in cui il Canova ha già fama e popolarità universali a Roma, Parigi, Vienna. Il carteggio è conservato al Museo Biblioteca Archivi di Bassano del Grappa. Giacomo Mellerio muore in Milano nel suo palazzo in corso di Porta Romana 4233 e le sue spoglie riposano nella sua chiesetta di S. Maria Addolorata alla Colombara, (Via Giovanni Della Casa 19 – Milano). In tale Chiesetta della Colombara, si custodisce un altro capolavoro in marmo, questa volta di Giuseppe De Fabris (Nove, Vicenza 1790 – Roma 1860), allievo del Canova, sostenuto da Giacomo Mellerio, arrivato a bottega dal Canova, con una lettera di presentazione firmata Giacomo Mellerio. Nel 1822 muore Canova e nel 1823, il Mellerio commissiona al suo protetto Giuseppe De Fabris, il monumento ai figli da collocare nella cappella del Gernetto, accanto ai monumenti dello zio Gio Batta e della moglie Elisabetta, che già fece eseguire dal Canova. Intanto da parte del De Fabris a Roma si originò una intensa competizione artistica con Tenerani (più vicino a Thorvaldsen) e Tadolini (più vicino a Canova). A proposito di Thorvaldsen, interessante Mostra a Milano, nel 2019, alle “Gallerie d’Italia”, intitolata “Canova/Thorvaldsen”, in cui i due artisti vengono messi a confronto. Negli anni precedenti il De Fabris, aveva eseguito per il Conte Giacomo Mellerio anche il marmo dell’Ettore e Andromaca, per la villa del Gernetto. 

La Villa del Gernetto, fu migliorata dal Conte Mellerio nel 1815, su disegno del cognato, l’architetto Conte Gian Luca della Somaglia, che a Domodossola disegnò Palazzo Mellerio, inaugurato nel 1818 come primo ginnasio dell’Ossola, compiendo 200 anni di storia nel 2018! L’attuale ultimo proprietario (scrivo nel 2019) della Villa del Gernetto, è Silvio Berlusconi. Ai tempi di Giacomo Mellerio, tra gli artisti che frequentavano Villa del Gernetto, mi piace ricordare, anche Francesco Londonio (Milano 1723-1783), importante artista lombardo, specializzato in presepi e scene bucoliche, il quale crea un Presepe dipinto su carta o cartoncino sagomati, per il Conte Giacomo Mellerio. Tale presepe, ora al Museo Diocesano di Milano, fu esposto nel 2018 a Milano a Palazzo Pirelli, rimanendone conquistato anche Vittorio Sgarbi, per la preziosa rarità, di uno dei pochi presepi settecenteschi lombardi di questo tipo. Tra i committenti del Londonio, vi sono anche i Borromeo, infatti all’Isola Bella (Vb), nel palazzo Borromeo, ho visto bellissimi quadri del Londonio. 

 

 

 

LE STELE MELLERIO IN MARMO di ANTONIO CANOVA PERCHE’ SONO A PALERMO? UNA BELLA VICENDA ANDATA A BUON FINE! Le stele Mellerio (o le steli, dipende dal vocabolario), sono tesori di grande valore storico ed artistico e dal 2019 sono al Museo di Palazzo Ajutamicristo in via Garibaldi a Palermo. Perché le stele Mellerio sono a Palermo? Alla vendita della Villa del Gernetto, al Credito Italiano, nel 1975, come Centro di formazione per il personale, le due stele entrarono nel mercato antiquario, rischiando di andare disperse. Allorquando nel 1978, venne fatta una domanda di esportazione di alcune opere e presentate le foto all’ufficio Esportazione della ex Soprintendenza alle Gallerie di Palermo, furono identificate come opere del Canova. Vincenzo Scuderi, allora Soprintendente alle Gallerie di Palermo, riuscì a bloccarne l’esportazione, facendole acquistare dall’Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali della Regione Sicilia, dopo 9 anni di contenzioso giudiziario. Antonio Canova, che secondo Stendhal è “colui che imita ma non copia i classici”, quando fu Ispettore generale delle Antichità e Belle Arti dello Stato della Chiesa, negoziò con successo a Parigi, la restituzione di capolavori italiani da parte di Napoleone. Anche le stele Mellerio, grazie alle vicende descritte, sono rimaste in Italia, come sicuramente avrebbe voluto Canova e ne siamo grati! Nel 2019 le Stele Mellerio, vengono esposte al Museo Archeologico di Napoli, per l’avvio degli Anniversari Canoviani e così recensite: 

Le Stele Mellerio vertice ineguagliabile di rarefazione formale e di pathos”. 

LA STELE DELLA CONTESSA ELISABETTA CASTELBARCO MELLERIO La Stele in marmo datata 1812/1813, di Elisabetta Mellerio (cm. 175,4 x 125,5) e la Stele in gesso datata 1812 (230 x 125) di eleganza purissima, presentano: il busto della Contessa, col volto di profilo, in un’acconciatura creativa ed importante, avvolto dall’abbraccio di un’altra figura femminile la “pietas mariti”, in cui, “lo scultore adombrar volle la persona del Conte Mellerio” (Isabella Teotochi Albrizzi) ed un genio alato della Morte (gemella del Sonno). Nella figura del genietto alato, vi è una frattura del marmo, a livello della spalla destra. Tenendo conto del carteggio tra Mellerio e Canova in una lettera del 31-8-1814 (Museo Biblioteca Archivio, Bassano del Grappa, Epist. Com. VI 646, 3859) il Mellerio scrive: “Peccato che una si brutta macchia sia caduta appunto sulla spalla di quel caro genietto”, probabilmente la “macchia” lamentata dal Mellerio, nascondeva la venatura, prosecuzione della macchia, da cui nel tempo si staccò un lembo di omero del genietto. La stele in marmo è meno alta, rispetto a quella in gesso, perché mancante di una parte dell’elemento di base. Anche la stele, per Giovan Battista Mellerio, zio di Giacomo, è di pari valore artistico. 

Il tipo di stele funebre canoviana, creata per il Mellerio, si diffonde poi in tutta Italia nell’800. 

E così, Canova, “l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”, oggi è vicino alla città di Domodossola, più di quanto non avremmo potuto immaginare, grazie alle sue opere eseguite per il Conte Giacomo Mellerio natìo di Domodossola. Come sarebbe bello avere una mostra con queste opere del Canova, anche a Domodossola! 

E intanto nel cielo sopra di noi, brilla l’asteroide “Canova 6256”, dedicato al grande artista, già fulgida stella vivente dell’Estetica Neoclassica, canone imprescindibile del bello. 

 

 

5 Bibliografia e Sitografia : “Antonio Canova e le Stele Mellerio – Il neoclassicismo a Palermo”. Regione Siciliana Assessorato Regionale Beni Culturali Ambientali e P.I.- Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali Palermo- Sezione beni storico artistici ed iconografici- Silvana Riccobono – Giulia Davì- Palermo 1992 

https://archive.org/stream/isignoridicastel00catt/isignoridicastel00catt_djvu.txt 

http://www.archiviodellaliuteriacremonese.it/strumenti/1707_violino_castelbarco.aspx?f=457975 

https://www.academia.edu/34193182/IL_DILETTANTISMO_MUSICALE_DI_CESARE_DI_CASTELBARCO_ 1782_1860 

https://archeologiavocidalpassato.com/tag/museo-civico-di-bassano/ 

https://www.bassanodelgrappaedintorni.it/de-fabris-giuseppe-scultore-19-08-1790-22-08-1860/ 

https://gw.geneanet.org/arno2006?lang=it&n=mellerio&oc=0&p=figlio+a+1 

https://books.google.it/books?id=_JNeAAAAcAAJ&pg=PA117&lpg=PA117&dq=contessa+elisabetta+di+cast elbarco+mellerio&source=bl&ots=3Wj6ym3Mpl&sig=ACfU3U2xb0AWaOJkIgvYCBLLEmIae_fKag&hl=it&sa= X&ved=2ahUKEwiL4oCA8oXgAhUo- YUKHYyOALUQ6AEwEHoECAQQAQ#v=onepage&q=contessa%20elisabetta%20di%20castelbarco%20me llerio&f=false 

https://books.google.it/books?pg=PA49&lpg=PA49&dq=jacopo+mellerio&sig=ACfU3U3KhnC0ZB0PAQa_Srs DaYcqTeFcBQ&id=5X7aslCzmKoC&hl=it&ots=e8RdSMWL76&output=text https://books.google.it/books?pg=PP314&lpg=PP314&dq=jacopo+mellerio&sig=ACfU3U3a9Fc6c27A8TwBy 1tvAbKVz14Scw&id=w4doIVtzJQoC&hl=it&ots=zJvSRuIpsl&output=text 

http://www.civicheraccoltestoriche.mi.it/fileadmin/civiche/VARIE/Pittore_lombardo_Ritratto_di_Maria_Castelb arco_Litta.pdf 

http://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/3n080-00020/

 

2 thoughts on “UN PROFUMO, UNA CONTESSA E UNA STRADA A DOMODOSSOLA… PORTANO AD ANTONIO CANOVA”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *