Un altro Washington, in gesso, c’è in America

Del grande incendio che distrusse il Washington di Canova, sappiamo ormai tutto, grazie anche alle ricerche condotte in questi ultimi anni in occasione delle mostre di New York (2018) e Possagno (chiude il 28 aprile 2019): attorno alle sette del mattino di venerdì 21 giugno 1831, il fuoco distrusse il corpo centrale della State House, il  Campidoglio di Raleigh, nel  North Carolina, facendo crollare il tetto sopra la statua canoviana del Washington (“considered one of the masterpieces of the world”).

Si disse, allora, che il fuoco era stato avviato durante i lavori di installazione di un… nuovo tetto ignifugo: la saldatura del materiale di zinco deve aver sprigionato le scintille sufficienti a far partire le fiamme.

Molti cittadini di Raleigh intervennero sul luogo dell’incendio e contribuirono a combattere le fiamme come poterono, portando acqua con i secchi e aiutando a sgomberare l’edificio di quante più cose potevano…

Ma tutti i tentativi di estinguere il fuoco si rivelarono inutili; l’edificio era dotato di un sistema molto semplice per spegnere gli incendi: c’erano alcune benne, i pozzi e una macchina da fuoco azionata a mano (“one hand-operated fire engine”).

Il massimo che si poté fare in quel drammatico incendio fu salvare gli archivi ufficiali dello Stato e venne creata una fascia frangi fuoco di salvaguardia attorno alla State House così da impedire alle fiamme di propagarsi agli altri edifici vicini.

Il palazzo del Campidoglio venne ricostruito a partire dal 1833,  questa volta in pietra e il più possibile a prova di fuoco: la pianta cruciforme dell’edificio ripeteva la rotonda a cupola illuminata dall’alto della costruzione andata in fiamme. Dentro la rotonda  molti speravano ancora di ricollocare la statua di Canova dopo il restauro… Ma il marmo del Washington era andato in frantumi  e sarebbe stato oggettivamente impossibile recuperarlo. Ed è così che per più di mezzo secolo dopo il 1840, il Campidoglio dello Stato del North Carolina  rimase spoglio  di qualsiasi monumento commemorativo, non solo di Washington ma di tutti gli altri padri della patria americana che si erano distinti durante la rivoluzione contro gli Inglesi. C’era stato, a dire il vero, alla fine dell’Ottocento, anni dopo la conclusione della guerra di secessione, il progetto del  democratico Alfred Moore Waddell che voleva creare, all’interno della State House, una rassegna di monumenti (the memorial projects), statue, busti, dipinti, iscrizioni ecc che celebrassero gli uomini illustri dello Stato. Sappiamo della copia in marmo del Washington richiesto fin dal 1963 alla ditta mamorara Ludovico Bertoni di Pietrasanta e che, nel 1970, lo scultore Romano Vio scolpì prendendo il calco dallo stesso modello in gesso della Gipsoteca di Possagno. Lo Stato della Carolina del Nord collocò al centro della Rotonda del Campidoglio dove era quella originaria di Canova.

Ma più nessuno ricordava, fino ad oggi, un altro gesso del Washington canoviano, realizzato all’inizio del Novecento: nel 1908, la Commissione storica del North Carolina chiese, attraverso l’Ambasciatore statunitense in Italia, Henry White (che aveva visitato la Gipsoteca nel 1906 e che per questa commissione si appoggiò al Consolato americano a Venezia), di avere un calco della statua canoviana per portarlo a Raleigh.

Il podestà di Possagno dell’epoca, l’avvocato Mario Rossi, che allora era anche Presidente della Fondazione Canova, autorizzò la copia in gesso del modello: da quello che si comprende, il custode del Museo (il prof. Stefano Serafin) collaborò alla realizzazione dei negativi (verrà richiamato dalla Soprintendenza per non aver vigilato adeguatamente e di non aver impedito alcuni danni all’originale della Gipsoteca…).

Il calco “positivo” venne poi eseguito dalla ditta Carlo Campi di Milano e spedito da Genova, entro tre casse, sul piroscafo “Luisiana”, il 14 novembre 1909, diretto alla Commissione Storica di Raleigh nel North Carolina.

Arrivò a destinazione nel gennaio 1910, come attesta la ricevuta del North Carolina e dell’ambasciata americana: l’opera “venne collocata temporaneamente nel corridoio orientale, al secondo piano dello State Capitol, in attesa di incaricare uno scultore che ne facesse replica in marmo.

Se la Grande Guerra fermò ogni progetto, l’Assemblea Generale del North Carolina istituì una commissione, nel 1923, per procedere alla riproduzione dell’opera. Ma l’avvento della Grande Depressione bloccò ancora una volta la speranza di rivedere ricostruita quella statua canoviana che il fuoco aveva divorato nel lontano 1831.  Poi capitò la Seconda Guerra mondiale e ogni progetto sembrò perso per sempre.

Finalmente, nel 1963, una nuova commissione riuscì a concludere il contratto con l’artista veneziano Romano Vio perché ricavasse una seconda versione in marmo dal modello originale di Possagno. Vio fece prima copia del gesso e poi, da quello, la replica in marmo (“the duplicate original”). Che arrivò a Raleigh nel 1970 chiudendo, 140 anni dopo, la grave distruzione dell’incendio del North Carolina.

 

 

Giancarlo Cunial

 

 

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