TUTTI I COLORI DEL TEMPIO

Per chi arriva a Possagno, sia da Crespano, sia da Pederobba che da Asolo, una delle cose che si vedono a chilometri di distanza è il Tempio, la chiesa parrocchiale che Canova ha progettato e pagato personalmente ai Possagnesi al posto della precedente chiesa (quella di San Teonisto) antica e fatiscente.

A vederlo da distante, il Tempio appare bianchissimo, una sorta di panteon marmoreo che si staglia candido tra i boschi scuri delle balze del monte Grappa.

Un contrasto cromatico netto e puro che, da quasi 200 anni, ha creato per Possagno un inconfondibile orizzonte urbano: l’ambiente naturale scuro (“il cupo rezzo”, dicevano nell’Ottrocento i primi “touristi” che, a fatica, a cavallo o in carrozza, venivano da Padova o da Venezia, su su fino ad Asolo e poi a Possagno) in contrasto con la sagoma neoclassica molto chiara del Tempio.

Ma se dall’ampio sagrato esterno, passiamo all’interno dell’edificio, allora il Tempio diventa una policromia godibilissima, una festa armonica e sublime di diversi colori: dalla cupa Pala (autore: Canova stesso) della Deposizione sopra l’Altar maggiore agli ariosi Apostoli affrescati da Giovanni Demin alle pareti del corpo circolare, dalla bronzea Pietà alla candida Tomba dell’artista, dai lacunari dorati della cupola alle venature del marmorino, dalle pale d’altare di importanti maestri moderni alla teca d’oro e vetro marino entro cui è conservata la Mano destra di Canova.

E se vi capita di visitare il Tempio, in particolari giorni dell’anno (per esempio il solstizio d’estate), la luce solare che entra dall’occhio della cupola, a mezzogiorno, arriverà a illuminare il grande Sole di Dio che Canova ha dipinto nella parte sommitale della Pala maggiore: si tratta di una rara e ardita raffigurazione del volto di Dio che ha fattezze terrene e lo splendore celeste.

Giancarlo Cunial

 

 

Giovanni Demin, San Pietro

 

Pala d’altare: La Vergine degli incappucciati

 

 

Antonio Canova, Pala del Tempio di Possagno, Deposizione di Cristo dalla Croce, 1822

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