…sulle tracce di Antonio Canova

Uno dei temi più affascinanti da affrontare quando si inizia a conoscere la storia di Antonio Canova è proprio il suo metodo di lavoro. Dall’argilla al gesso fino al marmo, per scoprire che, ancora oggi, negli studi di Carrara, seppur con l’aiuto delle moderne tecnologie, gli scultori utilizzano ancora la stessa tecnica messa a punto proprio dallo scultore di Possagno.

Recentemente, durante il lockdown, abbiamo conosciuto, attraverso il nostro profilo Instagram, il progetto di questo giovane studente al quale abbiamo chiesto di raccontare per voi la sua esperienza nel mondo della scultura sulle tracce di Antonio Canova. La conoscenza avviene, in questo caso, attraverso l’esperienza di un giovanissimo studente dell’Accademia di Belle Arti. Un caso davvero singolare che ci fa piacere condividere sul nostro blog.

Attraverso le parole di Giuseppe, scopriamo questa sua esperienza che lo ha portato alla riproduzione di una testa canoviana.
Buona lettura!
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Mi chiamo Giuseppe Famà, nato a Vibo Valentia il 7/11/1998, ho studiato arti figurative presso il liceo artistico di Vibo Valentia e attualmente frequento l’ Accademia di Belle Arti di Carrara, indirizzo scultura, scelta dettata da una forte passione e predisposizione per la disciplina. 

L’idea di riprodurre un’opera di Canova nasce sia dalla curiosità di approcciarmi ad una scultura ambiziosa, sia dalla convinzione che solo imitando l’arte classica è possibile aspirare a raggiungere la perfezione e ottenere grandi risultati. 

Canova è sicuramente uno dei maggiori esponenti della scultura neoclassica, un artista italiano di risonanza internazionale e di eccezionale talento che ha fatto dell’arte lo scopo della sua vita, quindi, affrontare la riproduzione di una sua opera ha rappresentato una sfida difficile e coraggiosa ma allo stesso tempo stimolante e formativa che ha arricchito le mie conoscenze sull’artista e ha perfezionato le mie abilità di scultore. 

L’opera scelta per la riproduzione è stata la testa della Tersicore, scultura attualmente ubicata a Parma. Si è trattato di un perfetto esercizio formativo completo e appagante; un’esperienza che mi ha fatto cogliere la raffinatezza della tecnica, la cura dei dettagli, la valenza simbolica dell’opera e l’abilità dell’artista nel conferire alle statue una forza comunicativa ed emotiva. 

Il processo lavorativo che ha portato alla realizzazione della scultura è stato seguito da abili maestri dell’accademia e ha rispettato fedelmente le fasi che avrebbe seguito Canova o i suoi allievi nella sua bottega. 

Il primo passaggio ha interessato la preparazione del modello in argilla, plasmato seguendo tutti i profili e volumi e cercando attraverso essi di captare l’immagine emotiva del soggetto. Dopo averlo rifinito nei minuziosi dettagli, si è passati alla seconda fase, la formatura, cioè la realizzazione di un calco in gesso a forma persa (necessario per la riproduzione di un unico modello): il modello in argilla è stato ricoperto da diversi strati di gesso e di questi strati solo il primo è stato colorato (strato detto “camicia”). Una volta aperto il calco ed escluso il modello in argilla, ho continuato con il riempimento dello stesso con quello che poi è stato il materiale definitivo, nel mio caso gesso sintetico. La fase che è seguita è stata quella della sformatura, quindi la rottura del calco con degli scalpelli. In questa fase la “camicia” ha svolto la sua funzione, cioè segnalare la posizione del modello finito. Successivamente la scultura è stata ripulita da tutti i frammenti di gesso del calco e la scultura è stata sottoposta ad una leggera patinatura con cere e pigmenti. Solo dopo quest’ultimo passaggio l’opera è risultata finita. 

Il materiale utilizzato per la scultura finale è stato il gesso sintetico, differente e innovativo rispetto al normale gesso utilizzato nell’800 in quanto più duro e compatto. 

Questa scultura servirà probabilmente da modello per la realizzazione di uno studio in marmo, proprio come accadeva nell’800 nella bottega canoviana. 

Nel tentativo di riprodurre il genio dell’arte, ho colto ancora più da vicino quella che è la grazia canoviana: impossibile non rimanere incantati e affascinati dalla raffinatezza dei graziosi riccioli e dalla leggerezza dei volumi, caratteristiche uniche e inimitabili. 

 

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