Storie dal Museo: Teseo e il Minotauro

Qualche giorno fa vi abbiamo parlato del Minotauro. Ve lo ricordate? (Se non ve lo ricordate, questa è la storia di Dedalo e Icaro, nella quale l’avevamo incontrato per la prima volta!)

Oggi vi raccontiamo la sua storia e di come andò a finire una volta che Icaro lo rinchiuse nel labirinto che aveva costruito ma dal quale però era scappato.

Mettetevi comodi, oggi vi raccontiamo la storia di Teseo e il Minotauro.

 

Il Minotauro era il figlio della regina dell’isola di Creta, Pasifae, e di un gigantesco toro. Questa creatura aveva un corpo umano e camminava su due zampe; aveva però la testa di un toro e la coda. Inoltre, il suo corpo era coperto di pelliccia e al posto dei piedi aveva un paio di zoccoli.
Il Minotauro non era una creatura umana, ma una bestia, dal carattere selvaggio e feroce: per evitare che potesse seminare lo scompiglio in città, il re di Creta, Minosse, lo fece rinchiudere in un gigantesco labirinto. Vi ricordate chi costruì questo labirinto?

Ma c’era una ragione ben precisa per la quale questa creatura fu imprigionata nel labirinto: il Minotauro si nutriva esclusivamente di carne umana. Il suo aspetto pauroso e il suo carattere violento erano conosciuti in tutta l’isola di Creta e non solo, era difficile tenerlo a bada anche una volta rinchiuso nel labirinto, per questo, ogni anno, venivano sacrificati sette ragazzi e sette ragazze, che sarebbero stati divorati dal Minotauro. Ma un giorno l’eroico Teseo, il figlio del vecchio re di Atene, Egeo, chiese al padre di prendere il posto di uno dei ragazzi: non poteva sopportare l’idea che questa tragedia continuasse a ripetersi ogni anno. Qualcuno doveva fermare questa barbarie e decise che sarebbe stato lui, Teseo a mettere la parola fine a tutta questa vicenda, nessuna ragazza o nessun ragazzo sarebbero più morti sotto le terribili grinfie del Minotauro.

Una volta giunto a Creta, Teseo ebbe modo di conoscere Arianna, la figlia di Minosse e sorellastra del Minotauro; i due si innamorarono perdutamente appena si guardarono negli occhi, fu un vero colpo di fulmine.

Purtroppo però Teseo aveva una missione da compiere, uccidere il Minotauro, non poteva sottarsi a questa impresa. Arianna però era davvero molto preoccupata per ciò che poteva succedere, sapeva che il Minotauro era una creatura davvero pericolosa. Arianna però oltre che ad essere molto innamorata era soprattutto molto intelligente e così,  prima che entrasse nel labirinto, consegnò a Teseo un gomitolo di lana, il famoso “filo d’Arianna”.

“Vedi, Amore mio, porta con te questo gomitolo e srotola il filo lungo il percorso all’interno del labirinto; per ritornare indietro e trovare la strada per tonare da me basterà solo che tu segua all’indietro questo filo”

Teseo entrò così nel labirinto e cercò il Minotauro, ma non si dimenticò di srotolare il filo che gli aveva dato Arianna.

Il giovane eroe aveva nascosto sotto le sue vesti una spada, corta e affilatissima. Non appena raggiunse il Minotauro, lo affrontò in un duello all’ultimo sangue. Il mostro era forte, ma Teseo riuscì ad avere la meglio: con un fendente preciso, colpì il mostro, che cadde a terra morto.

 

Antonio Canova, Teseo sul Minotauro, 1781-1783, gesso

 

Teseo riuscì a trovare la via d’uscita dal labirinto grazie al filo d’Arianna: lo seguì in direzione opposta a quella in cui lo aveva srotolato e così, in pochi minuti si mise in salvo. Riuscì a salvare anche gli altri ragazzi e le ragazze che erano entrati con lui nel labirinto.

All’uscita, lo aspettava Arianna. I due scapparono insieme alla ricerca di nuove avventure.

Ormai lo sapete, esiste una scultura, nel nostro Museo che rappresenta proprio Teseo vincitore seduto sopra il terribile Minotauro. Controllate dove si trova attraverso il virtual tour della Gypsotheca e divertitevi a colorare con i disegni di Valentino Villanova.

Antonio Canova scolpì questa statua quando aveva solo 24 anni e si era trasferito a Roma da poco tempo.  Eh già, perché è vero che Antonio Canova era nato a Possagno ma decise di trasferirsi a Roma per aprire uno studio per poter fare lo scultore. Era però molto affezionato alla sua casa natale di Possagno e a volte vi ci tornava per brevi periodi di pausa.

Ora, nel nostro Museo di Possagno, si trova il modello in gesso dell’opera della quale vi abbiamo appena raccontato la storia, mentre il marmo si trova in un importantissimo Museo di Londra, il Victoria and Albert Museum.

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