Storie dal Museo: Amore e Psiche

C’erano una volta, nell’antica Grecia, tre bellissime sorelle. Le prime due erano molto carine, ma la terza era bellissima, nessuna parola avrebbe potuto descriverne il fascino. Era così bella, che tutti sulla terra, dicevano fosse più bella di tutte le divinità dell’Olimpo; il suo nome era Psiche. Tanta bellezza e soprattutto i complimenti che la ragazza riceveva scatenarono l’ira e la gelosia di Venere, dea di amore e di bellezza. Nessuna poteva superarla in quanto a bellezza!

Venere, cieca per la gelosia, decise di punire Psiche e mandò sulla terra suo figlio, Amore, con quest’ordine: “Scendi sulla terra, colpisci Psiche con una delle tue magiche frecce, ma attenzione: dovrà innamorarsi dell’uomo più brutto del mondo!”.

Non so se lo avete mai letto, ma dovete sapere che le frecce di Amore avevano il potere di far innamorare le persone che avrebbero colpito. Amore scese sulla terra e volò fino al castello in cui abitava la bellissima Psiche. Tuttavia, quando Amore vide Psiche rimase incantato dalla sua bellezza a tal punto che mentre incoccava la freccia si ferì con la punta.

E così, vittima del suo stesso potere, Amore si innamorò perdutamente di Psiche.

Amore rapì la ragazza e la portò nel suo palazzo, senza dire nulla alla madre. I due potevano dormire insieme ogni notte ma ad una condizione: lei non avrebbe mai dovuto guadare il dio in volto. Nonostante ciò Psiche si innamorò egli stessa di Amore. I due al calar del sole, ogni giorno potevano stare insieme e vivere la loro bellissima storia d’amore.

Ma purtroppo Psiche era ormai diventata alquanto curiosa. “Come era il volto di quel giovane che lei amava tanto?” si chiedeva ogni giorno, soprattutto perché e sorelle gli avevano detto che sicuramente si sarebbe trattato di una creatura mostruosa. Così, una notte, mentre Amore dormiva, accese una lanterna e la avvicinò al suo viso.

Finalmente Psiche poteva vedere il suo amato in volto…e vide un viso bellissimo e dolce, come non ne aveva mai visti prima. Psiche si innamorò di Amore una seconda volta. Ma, mentre ammirava il suo amato, per errore, Psiche fece cadere una goccia d’olio bollente sulla pelle di Amore. Il dio si svegliò e fu costretto a fuggire lontano.

La fanciulla cadde in una disperazione estrema, cercò il suo amato in tutto il mondo ma senza trovarlo. Alla fine, andò al tempio di Venere a chiederle aiuto. La dea, che in realtà aveva intenzione di liberarsi di lei, le promise il suo aiuto, ad una condizione: Psiche avrebbe dovuto superare quattro prove.

 

Antonio Canova, Amore e Psiche stanti, 1800, Museo Gypsotheca Antonio Canova

 

Come prima prova, Psiche avrebbe dovuto separare una montagnola di grano in due mucchi, separando i chicchi più grandi da quelli più piccoli. Nemmeno un chicco doveva essere fuori posto! La prova era impossibile da superare, Psiche si gettò a terra, disperata, in un lungo pianto.  Un gruppo di formiche che passavano lì vicino la udirono e decisero di aiutarla: chiamarono a raccolta tutto il formicaio e si occuparono di separare i chicchi. La prima prova, grazie all’aiuto delle formiche, venne portata a termine.

Come seconda prova, Psiche avrebbe dovuto raccogliere la lana d’oro che cresceva sul manto di un gregge di pecore. La fanciulla stava per avvicinarsi agli animali, quando una voce le disse: “Fermati! Queste pecore si lasciano toccare solo dagli dei. Se ti avvicinerai a loro morirai. Devi aspettare che si faccia buio: quando le pecore si saranno addormentate potrai raccogliere la loro lana dorata che troverai impigliata nei rovi e nei cespugli”. Psiche eseguì questi ordini. La seconda prova, grazie ad una voce misteriosa, venne portata a termine.

Come terza prova, Psiche avrebbe dovuto raccogliere l’acqua di una fonte magica, la fonte si trovava al centro di una rupe impossibile da raggiungere, così in alto e così impervia da raggiungere, che Psiche si era data per vinta. Questa volta però fu l’aquila di Giove ad aiutarla: prese tra i suoi artigli il recipiente che la ragazza teneva tra le mani, volò fino alla fonte, lo riempì. La terza prova, grazie all’aiuto dell’aquila di Giove, fu portata a termine.

Come quarta prova, Psiche avrebbe dovuto chiedere a Proserpina, la regina dell’oltretomba, un po’ della sua bellezza. La ragazza entrò negli Inferi ed ottenne dalla dea un’ampolla dorata.

Ma Proserpina si raccomandò: “Apri quest’ampolla solo quando sarai davanti a Venere. Per nessun motivo devi aprirla prima di quel momento”. Ma Psiche, lo sappiamo già, era molto curiosa e lungo la strada si fermò e aprì il vaso: il vapore contenuto nell’ampolla si sparse nell’aria e la ragazza cadde addormentata.

Per fortuna, il corpo di Psiche fu trovato da Amore, che passava di lì. Il dio la portò nel suo castello e la svegliò. Psiche gli raccontò delle quattro prove e di tutte le fatiche che aveva passato; Amore, colpito dal coraggio e dalla determinazione della ragazza, chiese aiuto a Giove, suo padre. Giove fece bere a Psiche il nettare degli dei: in questo modo, la principessa diventò una divinità e ottenne il permesso di abitare sull’Olimpo, insieme ad Amore e agli altri dei.

 

Vi è piaciuta la storia? Allora adesso osservate bene la scultura di Antonio Canova. Canova rappresenta i due giovani innamorati mentre si riuniscono dopo che Psiche aveva superato le diverse prove. Guardate bene cosa tengono in mano: una magnifica farfalla! Dovete sapere che per gli antichi greci la parola psyché significa anima. La stessa parola però aveva più significati, significa anche soffio vitale e farfalla. E’ per questo motivo che Canova decide di immortalare una farfalla in questa scultura. Un gioco di parole che diventa un bellissimo dettaglio!

Scoprite dove si trova la scultura attraverso il virtual tour della Gypsotheca e divertitevi a colorare tutti i disegni di Valentino Villanova.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *