QUELLE DUE “FOTOGRAFIE” DEL WASHINGTON HANNO DUECENTO ANNI

Nella mostra possagnese dedicata alla travagliata opera canoviana di Washington, sono esposte anche due stampe della stessa statua: chi non conosce la preziosa tecnica ottocentesca delle incisioni a stampa rischia di non notarle.

In realtà si tratta di due figure, una di faccia e una di spalle, stampate a torchio, ricavate da due rami battuti, incise all’acquaforte e finite a bulino.

L’incisore è Angelo Bertini, un artista romano attivo nella prima metà dell’Ottocento nella Calcografia Camerale del papa, l’istituzione che raccoglieva, stampava e conservava le matrici di rame originali incise dagli artisti. Il disegnatore è Giovanni Tognoli, un artista che veniva dall’antico borgo di Bieno, ai piedi del Gruppo di Rava che si affaccia sulla Valsugana.

Fino all’invenzione della macchina fotografica (metà dell’Ottocento, l’incisione era l’unica tecnica che consentiva di riprodurre in molte copie un’immagine.

Canova è stato il primo scultore a rendere comune la prassi di pubblicare stampe delle proprie opere: in un’epoca in cui ancora non era stata inventata la fotografia, l’incisione era un mezzo formidabile e relativamente poco costoso per rappresentare le proprie sculture e promuoverle nel mercato delle riproduzioni.

Le incisioni dei marmi canoviani si basavano su dipinti o disegni eseguiti da artisti che Canova stesso aveva scelto e guidato in modo che le figure potessero venir riprodotte così come lui voleva venissero osservate, contro

llandone l’illuminazione e i punti di vista. Talvolta faceva riprendere un’opera fino a quattro angolazioni diverse. Questo metodo, così complesso ed esigente rappresentò una delle principali innovazioni introdotte da Canova.

E fu proprio attraverso le incisioni delle sue opere che egli poté diffondere in tutto il mondo occidentale la sua personalissima visione del bello ideale. Rilegate in volumi o pubblicate in fogli sciolti, raccolte in cartelle tematiche o incorniciate ed esposte in gallerie e collezioni private, le stampe potevano raggiungere un pubblico vasto che altrimenti non avrebbe forse mai potuto vedere dal vero alcuni dei capolavori scolpiti nel marmo. E’ il caso, per esempio, della statua del Washington che lasciata l’Italia per l’America nel 1821 non fu più visto in Europa, se non appunto attraverso le due incisioni che Bertini e Tognoli realizzarono.

La produzione di incisioni ebbe un’autentica esplosione nel tardo Settecento, tanto che il gesuita Luigi Lanzi, archeologo e storico dell’arte, scriveva nel 1789: “Il secolo in cui scrivo è da alcuni chiamato il secolo del rame, perché è stato il meno fecondo di grandi geni e di grandi opere pittoresche; ma se io non erro poté avere lo stesso nome dalle incisioni tratte col rame, salite in questi ultimi anni in grande onore”.

 

Venivano diffuse nelle botteghe e presso i librai di tutto il mondo acqueforti, acquetinte, disegni, profili, puntesecche… Vennero illustrati i poemi antichi, descritti i ritrovamenti archeologici di Pompei ed Ercolano, illustrate le descrizioni dei templi greci e romani, redatti atlanti geografici di tutti i continenti…

Ma di tutta la produzione incisoria editata tra Settecento e Ottocento, quella canoviana ebbe una risonanza e una fama eccezionale. Si contano oltre cento soggetti canoviani incisi, soprattutto di sculture ma anche di dipinti. Le torchiature vennero spesso replicate per far fronte all’alta domanda di collezionisti e appassionati.

Quando a Canova venne affidato l’incarico di erigere nella Basilica di San Pietro il Monumento a Clemente XIII, Canova scriveva all’amico Gianantonio Selva: “Il Signor Francesco Chiarotti veneziano pittore da decorazioni teatrali mi ha fatto l’amicizia di intagliarmi all’acqua forte l’idea del Deposito di Rezzonico per risparmiar di far fare parecchi disegni che il Signor Senatore desiderava di avere per lasciare ne suoi viaggi…”

Erano talmente amate le incisioni delle opere canoviane che Pietro Giordani scriveva a Canova nel 1813 (l’anno delle Grazie): “Io voglio acconciare due stanze nelle quali vivrò e morirò, tutte parate colle stampe delle tue opere”…

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Nelle due foto:

Angelo Bertini incisore – Giovanni Tognoli disegnatore, 1: George Washington, veduta di faccia; 2- George Washington, veduta di schiena, 1818-19, acquaforte e bulino; nell’inciso di faccia, sulla tavoletta, sta scritto: Giorgio Washington / Al popolo degli Stati Uniti / 1796 / Amici e Concittadini.

Domenico Marchetti ricevette l’anticipo “per incidere a bulino la statua sedente del G. Washington” il 24 novembre 1818 ed il saldo il 6 febbraio 1919.

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