QUANDO A POSSAGNO SI STAMPAVA MONETA

Che i Possagnotti andassero con le vacche in montagna a far morlacco lo sappiamo da tempo, che andassero a cavar foglie dei  moràri per pasturare i cavalieri sappiamo anche questo.

Ma che stampassero soldi ancora non si sapeva.

Eppure  è accaduto davvero: la costruzione  del Tempio ha messo in moto un cantiere che è durato quasi 15 anni (dal 1818, con la progettazione, al 1832 con la consacrazione) e ha coinvolto centinaia di persone, del paese e da fuori.

Chi pagava era Canova. Lo aveva detto e lo ha fatto.

I soldi a Canova arrivavano nelle banche romane (quella dei Torlonia in particolare) dove confluivano  i proventi della vendita dei suoi marmi.

L’amministratore delle ingenti somme di Canova era il suo stesso fratellastro, l’abate Sartori, che  faceva transitare molti  capitali a Venezia, dove stipendiava un proprio agente (si chiamava Selva ma non era l’architetto della Fenice…), una sorta di responsabile finanziario che aveva i compiti complessi di tenere la contabilità bancaria: fare il cambio delle valute (dagli scudi pontifici alle Lire austriache e poi, da queste, ricalcolarle in Lire venete…), curare  gli investimenti  e seguire le varie transazioni con Bassano.

A Bassano  stava un altro agente di Canova, il conte Roberti.

Il quale era incaricato della tenuta economica in Veneto delle ricchezze di Canova: aveva la delega per  pagare, comprare, rimborsare, investire ecc.

Il lavoro del Tempio aveva moltiplicato a dismisura le operazioni per Roberti: pensate soltanto al pagamento delle fatture per la consegna dei materiali che arrivavano a Possagno da Vicenza o dal Bellunese o da Crespano…

E poi c’erano gli stipendi delle maestranze da pagare ogni settimana;  la tenuta dei registri di carico e scarico; la raccolta delle fatture; il pagamento delle imposte, la gestione del personale…

Era un’impresa molto complicata. All’inizio si pensò di incaricare un direttore contabile (una sorta di amministratore delegato, diremmo noi oggi) che si chiamava Nane Rossat.  Ma poi si capì che l’uomo non era quello che ci voleva: bisognava ci fosse un sistema veloce di pagamento, un modo sicuro di consegnare i soldi a chi aveva dato al cantiere merci, servizi, lavoro…

Il conte Roberti e il direttore dei lavori Zardo Fantolin  all’inizio del 1821, a quasi due anni dalla posa della prima pietra del Tempio, vista la complessità della gestione economica del Tempio e “per liberarsi dell’amministrazione di Nane Rossat”, presero la decisione di… stampare denaro.

E’ il segretario comunale Giacomo Bottamella che informa Canova della decisione, con una lettera del 7 marzo 1821: “Roberti  e  Fantolin hanno adottata la seguente misura, cioè: hanno fatto stampare dei Viglietti (con la V!) di colori diversi, cioè torchino da Lire 6, giallo da Lire 2, Rosso da Lire 1 e Verde da Soldi 10, con i quali si pagano settimanalmente i lavoratori”.

La cosa funzionava in questa maniera: il segretario comunale preparava per ogni settimana il registro con il nome e il cognome dei lavoratori che prestavano la loro opera in cantiere e la qualità del lavoro (manovale, operaio, muratore, calcinaro, tagliapietra ecc).  Il registro veniva consegnato al direttore Zardo che per ogni giornata segnava assenti e presenti, orario di inizio e di uscita dal cantiere, numero giornate e guadagno acquisito.

Alla fine della settimana, ad ogni operaio veniva dato il proprio salario, circa la metà in denaro e l’altra metà in Viglietti che avevano la stessa funzione dei liquidi.

“Questi Viglietti vengono accettati come danaro sonante da tutti, dagli osti, bottegai ecc, non solo di Possagno ma anche di Cavaso, Crespano, Asolo e le altre Comuni vicine. E tutti sono contenti che abbiano il loro corso, tanto più che si scarseggia di moneta picciola”.

Nel fare i pagamenti, con i viglietti si andava meglio che con i soldi ufficiali: perché “allora nel saldare un conto o gli si doveva dare di più oppure si doveva tener memoria di quanto gli restava da dare e diventava spesso un doppio disturbo”.

Mentre con i Viglietti che prevedevano anche il taglio di 10 centesimi  si andava “a roda lavada”…

 

Giancarlo Cunial

 

 

__

ph credits: l’immagine è una veduta aerea di Possagno tratta dal film “CANOVA” di Magnitudo film con CHILI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *