Per fare il Tempio ci voleva il Valanghino

Ci vuole il progetto per fare un Tempio come quello di Possagno.

Ci vogliono anche i capitali e ci vogliono i materiali (travi e tavole, sabbia e calce, mavieri e bianconi, mattoni e sassi…), ci vogliono le maestranze (cavatori e tagliapietre, muratori e trasportatori, calcinari, sabbionari, fornasieri…), ci vogliono le strade e gli animali da traino, ci vogliono gli strumenti da lavoro (pale e carriole, pianali e lievarìni, scariole e cazzuole, frattoni e carri,  mazze e bocciarde..), le piste di carico, le carrucole, le impalcature…

Poi, per fare un Tempio, occorre avere una precisa contabilità e un’oculata amministrazione delle risorse materiali e finanziarie. Occorre avere una grande capacità di gestire circa cinquanta persone al giorno, occorre saper scegliere tempi e occasioni per acquistare e per trattare, occorre saper leggere un bilancio e concludere un contratto….

Ma non basta: per fare un Tempio bisogna…  saperlo fare.

Per fare il Tempio di Possagno, infatti, oltre a tutto il resto, c’è voluta un’altra cosa, forse la più importante: c’è voluta l’abilità, il saperci fare, la maestria, la competenza.

In una parola c’è voluta l’arte dell’architettura.  Quella che grandi architetti come Bosio e Diedo hanno messo nei disegni di progetto.

E che Giovanni  Zardo, il direttore dei lavori, ha portato nel cantiere di Possagno con grande perizia e tecnica costruttiva.

Tra diversi  strumenti che vennero adoperati nella fabbricazione del Tempio, va segnalato un macchinario che oggi è quasi del tutto scomparso:  il Valanghino.

Si tratta di una sorta di gru che, posta al centro del corpo cilindrico del Tempio, consentiva di regolare alla perfezione sia la messa a piombo dei muri perimetrali, sia la loro esatta circolarità, sia la elevazione in bolla del manufatto.

Ecco cosa scriveva a Canova il Segretario comunale Bottamella: “in mezzo al Tempio il direttore ha posto il Valanghino di legno per regolare con tutta esattezza la circoscrizione (cioè: la circonferenza) dello stesso, ed è stato messo in vero equilibrio che solamente l’aria lo fa andare attorno con tutta meraviglia, ed ha l’applauso di tutti quelli che si portano a vederlo”.

 

Giancarlo Cunial

 

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