Paolina: la bellezza di una dea, la sensualità di una donna.

Paolina: la bellezza di una dea, la sensualità di una donna.

 

Paolina nacque ad Ajaccio il 20 ottobre del 1780, che come lei stessa amava ricordare era un venerdì, il giorno di Venere. Fin da piccola era considerata la più bella tra le sue sorelle ed era sicuramente la prediletta del fratello Napoleone. Il suo carattere era forte e ribelle ma era molto emotiva, si dice che fosse l’unica della famiglia a preferire l’amore al potere. Si lega in matrimonio a due uomini, scelti entrambi del fratello Napoleone. Il primo marito fu il Generale Leclerc che sposò nel 1797 e con il quale ebbe il suo unico e amato figlio, Dermide. Nel 1802 seguì, insieme al figlio, il marito in una spedizione militare presso la colonia di Santo Domingo; qui tutti e tre vennero contagiati dalla febbre gialla e Leclerc trovò la morte. Tornata a Parigi incontrò il principe romano Camillo Borghese, che si era distinto nelle Campagne d’Italia a fianco di Napoleone; i due si sposarono nel 1803 in gran segreto e lo stesso anno si trasferirono a Roma. Fu proprio il principe Camillo a commissionare a Canova il ritratto della moglie come Venere vincitrice, regalo di nozze per suggellare la bellezza senza tempo di questa splendida donna. 

Come ci riferisce il fratello Sartori, Canova provava sempre un certo disagio nei confronti dei ritratti perché non amava restare attaccato al dato realistico; per questo motivo, costretto dal rango della famiglia a prendere in carico questa committenza, decise di rielaborarlo in chiave moderna. Pare che avesse proposto di raffigurarla nelle sembianze più sobrie di Diana, la bellezza di Paolina e la millantata discendenza del casato Borghese da Enea spinsero però il marito Camillo a scegliere di rappresentarla come Venere. 

 

Antonio Canova, Paolina Borghese come Venere Vincitrice, 1804-1808, Gesso, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno . Ph credits: Lino Zanesco

 

Per creare il bozzetto Canova si ispirò a due opere che aveva precedentemente dipinto ovvero la Venere con lo specchio del 1787 e la Venere giacente scoperta da un satiro del 1792; in questi due quadri aveva ripreso i grandi maestri della pittura veneta, Tiziano e Giorgione. Per quanto riguarda il dialogo con lo spazio della posa di Paolina, slanciata in verticale grazie all’appoggio del braccio destro sugli origlieri, Canova si ispira a due modelli della scultura antica: da una parte guarda ai coperchi dei sarcofagi dei quali studia panneggi e posizione delle gambe, dall’altra al modo di giacere dell’Ermafrodito Borghese di Bernini. Ci sono vari studi dell’opera e sicuramente Canova aveva verificato gli effetti della composizione anche dal vero, facendo posare modelle nell’atteggiamento di Paolina. Lo studio di Canova per quest’opera si protrae per tempo soprattutto perché voleva riuscire a rappresentare la bellezza di questa donna coma una dea, quindi vicina agli stilemi classici, ma più di tutto voleva far emergere la sua carnalità e la sua sensualità. Il modello in gesso venne prodotto intorno al 1804 mentre l’opera in marmo fu conclusa presumibilmente nei primi mesi del 1809. Questa scultura si presenta come uno di massimi capolavori dell’artista, unisce l’orizzontalità del materasso su cui Paolina è poggiata allo slancio verticale del corpo. La rappresenta come una dea attraverso l’impianto formale e la composizione ma la riporta sulla terra rendendo il suo corpo vivo e facendo emergere tutta la sua carnalità. Per citare le parole del critico Cicognara: “direbbesi aver egli impresso da prima tutto il divino dell’ideale nelle sue figure, per poi richiamarle, quasi direbbesi, allo stato dell’umana condizione, spargendovi qua e là piccole orme di naturale c’egli attentamente spiava dal vero”.

Nel 1836 il gesso di Paolina trovò la sua collocazione all’interno della Gypsotheca di Possagno, luogo che era stato progettato da Francesco Lazzari, architetto veneziano, a partire dal 1832. Venne posta nel lato sinistro dello scomparto dell’aula basilicale, posizione che ha mantenuto nel corso del tempo fino ad oggi. In occasione della mostra “Paolina. Storia di un capolavoro” è stata spostata all’interno della casa canoviana e più precisamente nella Sala degli Specchi, luogo in cui venivano ricevuti gli ospiti d’onore.

L’evento che ha segnato la storia di questo gesso in modo indelebile riguarda i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che hanno danneggiato gravemente sia l’Ala Lazzari del Museo Canoviano, sia le statue che vi erano custodite all’interno. Paolina, a causa delle granate, perse la testa, la mano destra, parte delle dita della mano sinistra che reggeva il pomo e le dita del piede destro. Alla fine della guerra, Stefano Serafin e il figlio Siro fecero una documentazione sui frammenti delle statue e ottennero dalla Sovrintendenza il benestare per eseguire i lavori di restauro delle opere che erano state danneggiate, tra cui proprio quella di Paolina eseguendo il calco dell’opera in marmo conservata alla Galleria Borghese. Si predilesse dunque un tipo di restauro ricostruttivo, rispetto a quello conservativo che invece in tempi più recenti viene preferito. Quando nel 1948 la Gypsotheca venne nuovamente aperta al pubblico per il manifesto fu utilizzata proprio l’immagine del gesso del Paolina. 

Altro problema legato alle opere conservate a Possagno riguarda la loro fragilità e le caratteristiche fisiche e chimiche dei materiali che furono utilizzati. Hanno infatti bisogno di cure particolari per la loro conservazione, soprattutto in rapporto all’elevato tasso di umidità che si riscontra all’interno della Gypsotheca. L’ossidazione infatti attacca la struttura metallica che viene raggiunta dall’umidità a causa delle caratteristiche igroscopiche del gesso; questo provoca distacchi di materiali e la formazione di fessure. 

L’evento più recente che ha intaccato l’integrità di questo gesso si è verificato nell’estate del 2020 e ha portato alla frantumazione delle dita del piede destro che erano già state ricostruite a seguito dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. 

Il museo ha deciso di omaggiare quest’opera e il suo scultore con la mostra “Paolina. Storia di un capolavoro” allestita presso le sale della Gypsotheca dal 19 marzo al 20 maggio 2021. Il visitatore verrà guidato alla scoperta della tappe che hanno portato alla formazione di quest’opera e anche dei problemi legati alla sua conservazione. 

 

A cura di Lusia Rienzo

 

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