Oltre Canova: dalla scultura Neoclassica a quella contemporanea

La maestria e la genialità di Canova hanno reso le sue opere d’arte dei capolavori senza tempo, tanto da influenzare sia la produzione a lui contemporanea sia quella più recente. Ad esempio, se consideriamo il suo influsso sulla produzione tardo ottocentesca, è d’obbligo menzionare lo scultore August Rodin che riprende in un’opera un tema già trattato da Canova. Infatti, nel 1884 realizza la scultura Eterna Primavera in cui rappresenta la fusione dei corpi di Amore e Psiche, celebre mito che prima era stato ripreso nell’omonimo capolavoro canoviano. Nell’opera, di cui c’è una versione in bronzo e una in marmo, lo scultore francese pone in evidenza i dettagli dei muscoli e dell’anatomia dei corpi, idealizzando quindi le figure dei protagonisti, ma fa emergere tutta la loro carnalità, sensualità ed erotismo. Cattura un momento di passione umana travolgente. Riprende dunque lo stesso tema che Canova aveva scolpito tra il 1787 e il 1793: anche nel capolavoro dell’artista veneto c’è la fusione dei corpi dei due amanti, ma ci sono delle differenze compositive rispetto all’opera di Rodin. Amore, nell’opera neoclassica, giunge dall’alto e Psiche inarca le braccia verso di lui, le labbra dei due si sfiorano senza toccarsi e l’intensità amorosa è data dall’incrocio dei loro sguardi; l’erotismo dunque è sott’inteso e delicato. Altro elemento che differenzia le due opere è l’importante presenza delle ali nella scultura canoviana, Rodin invece non sottolinea questo aspetto: rende più evidente l’erotismo umano rispetto alla dimensione mitologica. I due artisti dunque mettono in evidenza aspetti differenti dello stesso soggetto, nello scultore francese il lato posto in risalto è quello umano e passionale, in Canova invece c’è una sensualità che travalica i confini della carnalità ed è legata al desiderio. Si percepisce dunque un fil rouge che unisce la produzione scultorea di questi due artisti, si esprimono con lo stile del loro tempo ma hanno sempre un occhio rivolto al passato. Anche nella tecnica i due sono assimilabili: per entrambi l’iter di produzione artistica prevedeva prima il bozzetto in creta, poi il modello in gesso e infine l’opera in marmo.

August Rodin, Eterna Primavera, 1884, ph credits: Sotheby’s.

 

C’è poi un artista della prima metà del ‘900 che si forma sui lavori di Antonio Canova, lo scultore veneto Arturo Martini. Nel 1906 infatti frequenta lo studio di Antonio Carlini, artista trevigiano, che gli trasmette il suo amore per Canova. L’influenza dei bozzetti in creta dello scultore neoclassico è sicuramente rintracciabile in alcune delle terrecotte di Martini. L’opera in cui maggiormente si può percepire il debito verso Canova è il Figliol Prodigodel 1926, accostata dagli studiosi al Monumento Funebre a Maria Cristina d’Austria(1798-1805). Il bronzo rappresenta la conclusione della parabola ovvero il momento del perdono del padre nei confronti del figlio; c’è dunque un dialogo tra la senilità e la giovinezza che allude anche al rapporto tra il linguaggio contemporaneo e la cultura classica. Utilizza forme semplici e arcaiche, però ricche di emozioni riconducibili alla sfera umana. Le opere di Martini sono dei continui rimandi alla scultura classica, a quella egizia e alle opere dei grandi maestri come Verrocchio o Giotto; come lui stesso affermava, il suo lavoro era quello di considerare elementi del passato per adattarli ai suoi capolavori, eliminando ogni riferimento accademico e rendendo l’opera ricca di mistero. In questa ripresa del passato si inserisce anche l’apporto artistico di Canova nella sua produzione. Altri esempi in cui si può vedere l’influenza canoviana sono nell’operaLa Pisana(1928-29) in Pietra Serena o nella controllata sensualità della Donna che Nuota Sott’acqua(1941-42) in marmo di Carrara.

 

Arturo Martini, La Pisana, 1933, ph credits: Nicola Neri

 

Ci sono poi due scultori, molto rilevanti nel panorama artistico odierno, che nelle interviste hanno più volte sottolineato l’importanza della figura di Canova nella loro formazione artistica: Marc Quinn e Jago. Il primo è un artista inglese nato nel 1964 e membro del gruppo Young British Artist (di cui fa parte anche il celebre e chiacchierato Damien Hirst); le sue sculture sono una rappresentazione in senso neoclassico del corpo, anche se l’intento non è più quello di rappresentare la perfezione, quanto di rendere accettabile la malattia che modifica il corpo. La serie The Complete Marbles(1999-2005) è infatti composta da statue in marmo che riprendono l’armonia e la compostezza neoclassica, ma hanno come soggetti uomini e donne mutilati o disabili; nell’opera Stuart Penn, ad esempio, il soggetto è rappresentato in tutta la compostezza e l’eleganza della statuaria classica, ma è mancante di una gamba e di un braccio. L’intento di Quinn è quello di demistificare l’idea della perfezione del corpo favorendo l’accettazione della diversità. Le statue della classicità, pur essendoci spesso giunte prive di parti, non ci appaiono deformi; l’artista ci porta a compiere lo stesso tipo di ragionamento anche sui suoi soggetti. Quando si ammira al Louvre la Nike di Samotracia non ci si rende conto che è mutila, ci appare in tutta la sua bellezza e armonia; lo stesso accade quando ammiriamo i magnifici marmi di Quinn.

C’è poi Jago, un giovane artista italiano nato nel 1987. Il suo ingresso nel mondo dell’arte si ha alla 54° edizione nella Biennale di Venezia, in cui viene selezionato dal Professor Vittorio Sgarbi. Al Padiglione Italia, espone il busto in marmo di Papa Benedetto XVI grazie al quale riceve la Medaglia Pontificia. La sua produzione artistica può essere definita iperrealistica perché ogni aspetto del corpo, anche quello più piccolo e nascosto, viene rappresentato con estrema minuzia e precisione. Le sue sculture hanno alla base i grandi maestri dell’arte del marmo, tra cui anche Canova, ma la sua maestria è quella di creare delle opere nuove ed estremamente contemporanee che però mantengono l’armonia, la bellezza e la compostezza di quelle del passato.

Questi sono solo alcuni degli scultori del panorama dell’arte contemporanea che guardano agli insegnamenti di Canova; non si riferiscono a lui come a un modello da superare, ma come a un maestro del quale seguire insegnamenti e consigli per rappresentare la bellezza del mondo. Questi artisti riescono a plasmare il marmo come fosse un materiale malleabile, rendendo le loro opere armoniche e leggiadre come faceva Canova.

A cura di Lusia Rienzo

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