Le prime morosette di Canova

Nella lingua locale di Canova, “fidanzata” si diceva “morosa”, parola che deriva da “amorosa”, cioè persona amata.

Cominciavano presto a “cercarsi” le morose, i ragazzi, ai tempi di Canova, a metà del Settecento: ci si sposava molto prima di adesso (prima dei vent’anni, in media, le ragazze; appena dopo i vent’anni, i maschi).

I ragazzi e le ragazze si conoscevano in due ambienti tipici del Veneto rurale: nei luoghi di lavoro (soprattutto nei campi, ai tempi della mietitura e della vendemmia; o anche in montagna, nella stagione dell’alpeggio, nelle malghe) e nei filò, i tipici ritrovi invernali, quando le famiglie di una stesso colmello si radunavano nella stalla più grande del borgo, al tepore degli animali legati alla greppia e trascorrevano un po’ di tempo in compagnia a pregare, cantare, raccontare, impagliare, aggiustare e… a discorrere (cioè, appunto, a stare insieme da morosi).

Nella casa di Canova, a Possagno, non c’è memoria che ci fosse una stalla: di sicuro c’era qualche capo di pecora perché sappiamo che il nonno dello scultore, il tagliapietre Pasino Canova, si era messo a fare in tarda età anche il “pannilano” (filatore di tessuti), senza però un grande successo.

Ma non c’era una stalla da ospitare un filò: quindi è probabile che il giovane Canova le morosette le abbia conosciute direttamente a Possagno, in chiesa, o nei luoghi di lavoro del nonno.

Euridice, pietra di Vicenza, 1776.

Pasino Canova aveva cava di pietre in località Giardini: ma nelle cave le donne difficilmente ci andavano.

Aveva inoltre lavorato a Crespano per fornire le pietre della nuova chiesa parrocchiale. E per tre anni, dal 1766 al 1768, aveva collaborato con lo scultore Giuseppe Bernardi oltre che per la stessa villa di Pagnano anche per gli altari maggiori della chiesa di S. Vito e di quella di S. Angelo, ad Asolo.

Con l’autorevole appoggio del senatore veneziano Giovanni Falier, che aveva una sua villa poco distante da Pagnano, Pasino fece accogliere il giovane Canova (all’età di nove anni…) dal Bernardi nel suo laboratorio di Pagnano.

Quando il Bernardi, nell’autunno 1768, ritornò al suo studio veneziano, a S. Marina, Canova lo seguì secondo un contratto che gli assicurava vitto e alloggio, e, dopo sei mesi, 50 soldi al giorno.

A Venezia, il giovanetto si fece presto conoscere come un bravo modellatore e un eccellente scultore, tanto che, nell’ottobre 1773, il senatore Falier gli fece fare due statue in pietra di Costozza di Longare: un Orfeo e una Euridice.

Se l’Orfeo, Canova lo realizzò tutto a Venezia dove poteva trovare facilmente qualche modello per la posa, l’Euridice andò a modellarla a Possagno, accompagnato dal coetaneo scultore veneziano Antonio D’Este, anch’egli della scuola del Bernardi.

Ma per modellare la statua aveva bisogno di una modella che Canova aveva scelto, non senza qualche difficoltà (il nonno Pasino non voleva che Canova si incontrasse, in casa sua, con la modella svestita: le chiacchiere in paese potevano conferire una brutta reputazione alla ragazza…), tra le giovinette del paese: la tradizione vuole che si chiamasse Elisabetta Biasi (Bettina, per Canova) e che le sedute di posa si svolgessero solo alla presenza di un collegio di tre vecchi del paese accorsi a vigilare che non ci fosse… contatto fisico tra i due artisti e la modella…

Alle due statue Canova si dedicò per tre anni e le terminò a Venezia in uno studio affittato nel chiostro della chiesa di S. Stefano.

Quando le due statue (ora al Museo Correr) vennero esposte alla “Festa de la Sensa” di Venezia, nel maggio del 1776, il successo fu enorme, e da lì si può datare l’inizio della grande avventura artistica di Canova.

Prima di partire per Roma, nel 1779, Canova aveva voluto sciogliere il fidanzamento con la morosetta Laura (Lauretta, la chiamava lui) che forse abitava poco distante dalla sua casa di Possagno: deve essergli pesato molto interrompere quella relazione se, durante il viaggio, fu lui stesso ad annotare nel suo diario di aver inciso, sulla trave di una osteria galleggiante sul Po dove aveva consumato la cena, le iniziali di Lauretta…

Poco tempo dopo che era arrivato a Roma, l’artista ebbe una delusione amorosa dalla figlia del grande incisore Giovanni Volpato, Domenica (“una che è una bellezza”, scriveva Canova di lei), con cui si era fidanzato, ma che lasciò quando scoprì che lei amoreggiava con Raffaello Morghen, un pittore vecchio come Canova ma forse con un fascino mediterraneo (era di Portici) più indovinato per la bella Domenica.

Euridice ed Orfeo sono due statue che compongono un unico gruppo scultoreo, in pietra di Vicenza (quindi scolpito direttamente in pietra, senza passare per il modello in gesso), scolpito da Antonio Canova, tra il 1775 e il 1776 (aveva 18 anni); Le due statue erano sopra i pilastri del cancello di Villa Falier ai Pradazzi di Asolo (Treviso); ora sono esposte nel Salone da ballo del Museo Correr a Venezia. Euridice e Orfeo, le principali opere giovanili dell’artista, sono ritratti nel momento doloroso del distacco dei due.

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