La storia delle tre Danzatrici

La Danzatrice con le mani sui fianchi, prima statua danzante eseguita da Canova, venne commissionata già nel 1802 da Joséphine de Beauharnais, la prima moglie di Napoleone, che desiderava possedere una statua di Canova, il più grande artista europeo.

Il modello in gesso della Danzatrice fu perfezionato verso la fine del 1806, mentre la versione in marmo fu ultimata negli ultimi mesi del 1811. Quello stesso anno, la Danzatrice fu inviata in Francia dove fu esposta con grandissimo successo al Salon di Parigi.  Nel 1815, subito dopo la morte di Joséphine, questa Danzatrice fu acquistata dallo zar di Russia Alessandro I.

Canova stesso, tra il 1818 e il 1822, eseguì un’altra copia in marmo della stessa Danzatrice, traendola dallo stesso modello in gesso, per il gentiluomo inglese Sir Simon Houghton Clark (oggi alla National Gallery of Canada a Ottawa).

La seconda delle tre statue, la Danzatrice con il dito al mento, ha una storia incredibile: fu commissionata a Canova, nel 1810, dal letterato Pietro Giordani per un suo amico la cui identità non voleva rivelare allo scultore: si trattava del discusso banchiere Domenico Manzoni di Forlì, che negli anni dell’Impero napoleonico andava accumulando enormi ricchezze approfittando del suo ruolo di esattore dipartimentale che gli permetteva di svolgere delle spregiudicate speculazioni finanziarie.

Nel 1814, anno in cui Napoleone venne sconfitto, la statua era terminata e Manzoni la pagò, con qualche ritardo, 4.400 scudi, chiedendo però a Canova di trattenere l’opera in attesa di tempi meno rischiosi per il trasporto e per il completamento dei lavori della sala circolare destinata ad accoglierla.

Manzoni, in quei mesi di trapasso dal dominio napoleonico alla restaurazione austriaca, non era amato dal popolo che lo incolpava di affamarlo aumentando il prezzo delle derrate alimentari e tanto meno dagli amici giacobini che lo accusano di averli abbandonati.

Il 26 maggio del 1817, a Forlì, mentre si stava recando a teatro, Manzoni  venne pugnalato al ventre; morì dopo due giorni senza che si sia mai saputo né l’autore né il mandante dell’omicidio.

Pochi mesi dopo la tragica fine del banchiere, la Danzatrice uscì dallo studio romano di Canova e raggiunse la residenza dei Manzoni.

Nel 1830, la vedova Gertrude Manzoni fece trasportare l’opera nell’atelier dello scultore Cincinnato Baruzzi, nella speranza di trovarne un compratore. E infatti, fu acquistata per 5.000 scudi dal conte Nikolaj Dirnitrievià Gurev, ambasciatore russo a Roma e grande collezionista.

Trasportata poi a San Pietroburgo sarebbe stata offerta in vendita all’Ermitage nel 1857 dalla vedova dell’ambasciatore, Marina Naryskina, ma con esito negativo, perché ormai era considerata un’opera solo decorativa e di poco interesse artistico. Da allora se ne sono perdute le tracce: si pensava che il marmo fosse quello esposto a Palazzo Corsini a Roma, ma si è scoperto essere una copia di un allievo del Canova, Luigi Bienaimé. Più di recente, le tracce della Danzatrice di Canova sembrano riemerse in Polonia, in una collezione di Varsavia, appartenente a un documentarista naturalista che gira il mondo.

Infine, la Danzatrice coi cembali, commissionata dal conte Andrea Kyrillovic Razumovskij ambasciatore russo a Vienna, in sostituzione di una Venere che aveva chiesto tempo prima, quando Canova lavorava alla Venere italica, desiderando possedere un’opera originale e non una replica.

Iniziata prima del 1812, questa terza Danzatrice fu completata probabilmente prima del 1813; quando passò a Vienna dall’ambasciatore russo, l’opera venne danneggiata dal fuoco che incendiò il Palazzo Razumovskij l’ultima notte del 1814.

3 thoughts on “La storia delle tre Danzatrici”

  1. Buongiorno, sono una studentessa universitaria che sta eseguendo la tesi sulle tre danzatrici canoviane. ho svolto mesi di ricerche, ma nonostante ciò non sono arrivata ad una conclusione sicura riguardante la danzatrice con il dito al mento. la versione rinvenuta nella stazione telefonica a san Pietroburgo alla fine è stata decretata come l’originale o come copia/replica? vi ringrazio.

    1. Gentile Manola, ci scusiamo per la risposta tardiva. Sono state fatte diverse ricerche in merito ma ad oggi purtroppo non siamo in grado di dare risposta certa al suo quesito.

    2. Buongiorno Manola, l’opera, ritrovata a Varsavia sarà messa in vendita all’asta oggi 29 ottobre dalla desa unicum oggi ore 19
      questo è stato il suo percorso
      -collezione di Witold Tadeusz Czartoryski (1908-1945)
      – deposito della famiglia Czartoryski al Museo Nazionale di Varsavia (1938-2005)
      – casa d’aste Rempex, aprile 2005
      – collezione privata, Polonia

      spero esserti stato utile
      raffaele malerba
      ilbibliomane@gmail.com

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