La Pace di Antonio Canova per Lord Cawdor

“I Greci rappresentarono questa Dea [La Pace] sotto varie forme e sotto varie forme si trova espressa sulle monete romane, dalle quali sono stati tratti gli emblemi de’ quali è adorna. In esse adunque vedesi assisa o in piedi, con diadema e senza, alata e priva di ali, col serpe sotto i piedi, verso cui abbassa il Caduceo, ch’essa tiene nella sinistra, si vede ancora appoggiata ad una Colonna, coll’asta o scettro dé Numi nella mano sinistra, e ramoscello di olivo nella destra. Combinando questi diversi attributi, la Pace è stata espressa in una figura alata, in piedi, mentre calca uno squammoso serpente simbolo della guerra, nella stessa guisa che questa Dea si trova rappresentata in una medaglia di Tito. Il Caduceo che le danno le medaglie di Claudio o Vespasiano, è stato scolpito sopra la Colonna, sulla quale poggia la Dea col destro braccio, e che porta scritte varie paci dalla Russia conchiuse. Il diadema le cinge il capo, siccome si vede anche sulle medaglie di Augusto”.

D’altra parte a questa descrizione di Canova, può essere collegata quella di Isabella Teotochi Albrizzi, del 1821, dove l’appassionata ammiratrice di Canova ripete: “Il gran Cancelliere di Russia Niccola Romanzow nel 1808 ebbe la sorte di segnare la gloriosa pace, per cui la Fillandia Svedese rimase unita all’Impero Russo, siccome il Maresciallo Romanzow suo padre e l’avo suo due altre onorevolissime segnato n’aveano. Questa straordinaria combinazione, questo incarico commesso dalla sovrana fiducia, il più dolce a mio parere e il più onorevole, ripetuto per ben tre volte nella propria famiglia. E l’esistenza di tale Artista, per cui sorge in ogni animo generoso la bramosia, e la speranza di luminosamente trasmettere ad un lontano avvenire ogni più cara affezione del cuore, offersero al Co. Romanzow il pensiero di pregare Canova, che scolpire volessegli il simulacro della Pace, quasi Divinità alla propria casa famigliare, e propizia.

Antonio Canova, Busto della Pace, 1814

Al 1814 risale la realizzazione del Busto della Pace. Lo si ritrova elencato nel catalogo delle opere del Canova pubblicato in Appendice alle Memorie di Antonio Canova del D’Este. Per la realizzazione del busto in marmo Canova utilizzò lo stesso metodo, da lui approfondito e praticato all’interno del suo Studio in Via delle Colonnette. Un prezioso documento, conservato nell’Archivio della Fondazione Canova di Possagno, conforta la pratica in scultura del Canova.
Nell’Elenco degli oggetti esistenti nello studio del defunto marchese Canova, da esso Canova operati, e tratti dalle di Lui opere, pei quali si dimanda il permesso dell’estradizione per Venezia, via mare, compare il Busto della Pace in tre esemplari. Un esemplare fu donato da Giovanni Battista Sartori Canova al Museo di Bassano (BMC, S 23), un secondo gesso figura elencato nel Catalogo della Gypsotheca del 1866 al n. 95, poi distrutto dal bombardamento del Natale 1917, ma non c’è traccia del terzo.

Nella Nota dei gessi e dei marmi lavorati che dallo studio Canova in Roma verranno trasportati a Possagno, in casse numerate, cioè i gessi in casse contrassegnate da numeri arabi, ed i marmi in casse contrassegnate da numeri romani, compare il Busto della Pace in gesso con le repère, elencato all’interno della cassa n. 16 che conteneva: “Busto della Pace. Gesso colle spille; di Ebe, di Washington, gesso dal marmo; Testa velata, modello, 3 teste ideali: del marmo e la testa della Beata vergine, modellata da Domenico Manera”.
Il Busto della “Pace colle spille” corrisponde esattamente a quello donato al Museo di Bassano del Grappa nel 1851vi. Infine, nella Nota delle forme; statue, bassorilievi, e busti, tuti in gesso, formati sopra le opere originali del Canova compare la forma del Busto della Pace.

Testo di Mario Guderzo, Direttore della Gypsotheca e Museo Antonio Canova

Gesso del Busto della Pace - Musei Civici di Bassano del Grappa

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