La Gypsotheca

La Gypsotheca

Il Museo Antonio Canova di Possagno raccoglie la grande eredità storica e artistica del massimo esponente del Neoclassicismo.

Si articola in:
– Gypsotheca, dove sono conservati i modelli originali in gesso delle opere di Antonio Canova;
Casa Natale, dove trovano posto i dipinti, i disegni e gli abiti dell’artista;
Giardino, Brolo e Parco che completano con la Biblioteca e l’Archivio storico uno spazio unico e originale in cui è nato e ha trovato ispirazione l’illustre scultore.

Il tesoro d’arte e di bellezza conservato a Possagno sono un punto di riferimento indispensabile per conoscere l’artista e apprezzare tutti insieme i capolavori creati, modelli da cui sono stati realizzati i marmi commissionati e ora diffusi nei più grandi Musei del Mondo.

LA GYPSOTHECA DI CANOVA

La parola “gypsotheca” deriva dal greco e significa raccolta di gessi, quella di Possagno, infatti, è la più grande Gypsotheca monografica d’Europa.

Il vescovo Giovanni Battista Sartorifratellastro di Antonio Canova, volle erigere un edificio che potesse degnamente ospitare tutte le opere presenti nello Studio romano in Via delle Colonnette: dal 1829 furono così trasferite da Roma, imbarcate a Civitavecchia e, dopo settimane di trasporto, da Marghera, arrivarono su carri fino a Possagno.

Cercando di riproporre l’esposizione delle opere come erano all’interno dell’atelier dello scultore, l’edificio fu progettato dall’arch. Francesco Lazzari di Venezia. I lavori iniziarono nel 1834 sotto la direzione di Giovanno Zardo e furono completati nel 1836, mentre l’allestimento, dopo gli amorevoli restauri dello scultore Pasino Tonin, primo conservatore della Gypsotheca, venne ultimato nel 1844.

Nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, una granata colpì la Gypsotheca: alcuni gessi furono completamente distrutti, decine furono lesionati. La grandiosa opera di restauro dei conservatori Stefano e Siro Serafin, padre e figlio, consentì di far rinascere la Gypsotheca e di riaprirla ai visitatori nel 1922.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, per prevenire nuovi bombardamenti, la Gypsotheca fu in parte svuotata, le statue furono trasferite e depositate all’interno del Tempio di Possagno, dove rimasero fino al 1946. L’attuale allestimento è il frutto di un rispetto assoluto dello spirito museologico di Giovanni Battista Sartori, delle variazioni conseguenti ai danni dei due conflitti mondiali e del contributo dell’arch. Carlo Scarpa nel 1957.

L’ESTENSIONE SCARPIANA DI CARLO SCARPA

Nel 1957, alcune opere canoviane di Possagno trovarono una più adeguata sistemazione grazie ad un nuovo edificio, costruito dall’architetto veneziano Carlo Scarpa (Venezia, 1906 – Sendai, 1978).
Obiettivo del progetto era quello di valorizzare il patrimonio canoviano ancora non esposto e giacente nei depositi, e, soprattutto, predisporre un’opportuna esposizione per i bozzetti in terracotta. Scarpa riuscì a disporre scenograficamente quegli assoluti capolavori d’arte, distribuendoli su lucidi livelli sfalsati, collocati all’interno di un involucro architettonico che consente alla luce di filtrare dall’alto.
Oggi l’estensione scarpiana è il solo spazio museale interamente completato dall’architetto e accanto ai modelli in gesso vi trovano collocazione tutti i bozzetti in argilla ed in terracotta, espressione assoluta della genialità del Canova.