LA GYPSOTHECA ALLESTITA DA ONGARO E COLETTI DOPO LE DUE GUERRE MONDIALI

Finita la Grande Guerra, nel 1918, cominciò subito a Possagno il monumentale lavoro del conservatore Stefano Serafin, per il restauro e la riparazione dei gessi canoviani distrutti dai bombardamenti del natale 1917.  Era un lavoro duro e delicato insieme che si svolse tra mille difficoltà e all’interno di alcuni modestissimi locali attigui alla Gypsotheca che formavano un vero e proprio ospedale di capolavori.

I modestissimi locali erano due stanzette o poco più ma costituiranno il nucleo per il secondo ampliamento del museo e, sul suo sedime, sarà poi Scarpa a fare il (terzo) allargamento.

I restauri dei gessi (e quelli della galleria) procedevano velocemente in vista del  1922,  centenario della morte di Canova: c’era un Comitato per la Commemorazione che aveva tra gli obiettivi quello di sistemare gli ambienti della Gypsotheca, comprese le stanze del suddetto “ospedale”.

Foto storica della Gypsotheca dopo i bombardamenti della prima guerra mondiale

Intervenne, con una proposta di ampliamento e sistemazione del museo, Massimiliano Ongaro (allora Soprintendente ai Monumenti di Venezia): l’idea di Ongaro era quella di costruire una grande scala dove ora si trova il porticato di Casa Canova per consentire un accesso solenne al museo e all’attiguo municipio. La proposta però non venne realizzata (troppo stretti i tempi? troppo pesanti i fondi già destinate al restauro delle statue?). E si preferì piuttosto costruire un collegamento tra la stanzetta dei Bozzetti in terracotta e “l’ospedale” dei gessi, tramite un varco che poi Carlo Scarpa amplierà (si tratta della stanza museale dove adesso c’è il gruppo di Adone coronato da Venere e che allora era divisa da una parete interna che proseguiva il muro del portico); inoltre si intervenne, ovviamente, alla riparazione del tetto della storica galleria sfondato dalle granate, e ne vennero risanate le pareti e ritinteggiate  con la nuova colorazione grigia per meglio stagliare le statue bianche sullo sfondo scuro.

La rinnovata organizzazione della gipsoteca, da quel momento direttamente connessa col porticato, definiva l’abbandono dell’ingresso dal giardino: il museo fu riaperto al pubblico il 19 luglio 1922, purtroppo senza numerose opere tra quelle perdute o frantumate dalla guerra. Il Comune di Possagno curò il nuovo catalogo, con prefazione di Ugo Ojetti e note biografiche di Gino Fogolari, mentre Serafin continuò per molti anni ancora il suo lavoro di restauro dei gessi.

Nel secondo conflitto mondiale, non ci furono bombardamenti o danni agli edifici, ma in via precauzionale, si volle trasportare dentro le segrete del Tempio molte statue della Gipsoteca: i gessi, segati in pezzi e imballati con cura, vennero nascosti nel Tempio in vista di possibili attacchi aerei.

Quando la guerra finì e terminò anche la  guerra civile che devastò tutto il massiccio del  Grappa e l’Asolano, si pose l’urgenza di riportare le statue in Gipsoteca e di riaprire il Museo: Siro Serafin, figlio di Stefano, riprese l’opera di restauro e ricomposizione dei gessi, usando il gesso statuario che poté acquistare, con qualche difficoltà, dall’amministrazione degli Alleati. 

Ma si pose un altro, importante problema dal marzo 1947: le Gallerie dell’Accademia avevano deciso di trasferire in deposito provvisorio alcuni grandi gessi nella Gypsotheca di Possagno: tra questi l’Ercole e Lica e il Teseo vincitore sul Centauro. La loro acquisizione rivoluzionò sostanzialmente l’ordinamento e la struttura dell’intera ala ottocentesca: c’era bisogno di un nuovo allestimento che fu affidato a Luigi Coletti, allora conservatore della Pinacoteca civica di Treviso.

Coletti segnò per il museo canoviano di Possagno la fine dell’ordinamento neoclassico voluto da Sartori:  collocò, nel nicchione di fondo della Galleria, l’Ercole e Lica in sostituzione della statua colossale della Religione che fu messa lungo la parete laterale in posizione meno appariscente; ricostruì il monumento funebre a Maria Cristina nel secondo settore della Galleria; sfoltì l’intera collezione dei gessi rendendo essenziale il percorso e lasciando a un futuro ampliamento (all’inizio si pensava a Fausto Scudo e a Giuseppe Fantuzzo, due tecnici locali, ma poi il soprintendente Moschini indicò Carlo Scarpa) la esposizione dei bozzetti in terracotta.

La Gipsoteca colettiana venne aperta al pubblico il 30 maggio 1948.

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