IL LEGAME TRA CANOVA E NAPOLEONE

IL LEGAME TRA CANOVA E NAPOLEONE E GLI OMAGGI DELLO SCULTORE ALL’IMPERATORE

La celebrità, la bravura e le sofisticate tecniche di lavorazione scultorea di Antonio Canova, come possiamo ben intuire, attirarono molte volte l’attenzione di importanti mecenati e figure di spicco di fama internazionale, che non mancarono di commissionargli numerose opere. Uno dei più importanti committenti dell’epoca fu senza ombra di dubbio Napoleone Bonaparte, il quale si mise in contatto con lo scultore quando il suo titolo era ancora quello di Primo Console (diventerà imperatore nel 1804), instaurando con lui un rapporto particolare, non subito gradito da Canova. 

Quando nel settembre 1802 Napoleone invitò Canova a recarsi a Parigi, lo scultore non fu inizialmente entusiasta dell’opportunità offertagli e questo ovviamente potrebbe sembrarci a primo impatto molto strano.  Il motivo era semplice: un artista come lui, amante della propria patria e protettore delle arti, non riusciva ad accettare quanto Napoleone aveva precedentemente fatto. Quest’ultimo aveva occupato l’Italia e con il Trattato di Tolentino aveva ordinato molte spoliazioni di opere che furono sottratte dai territori occupati per poi essere inviate in Francia; Canova aveva inoltre direttamente subito i contraccolpi dell’instabilità politica del tempo, nello specifico non gli fu più possibile godere del vitalizio che riceveva dalla ormai caduta Repubblica di Venezia. Questa situazione precaria lo costrinse quindi a lasciare Roma alla volta del suo paese natale, Possagno. Nonostante le promesse che Napoleone gli fece (tra cui quella di restituirgli la pensione), Canova maturò una forte ostilità nei confronti del futuro imperatore, rifiutando con valide scuse l’invito a recarsi in Francia. Contemporaneamente però il nuovo papa Pio VII temeva che questo rifiuto di Canova potesse nuocere i rapporti diplomatici dello Stato Pontificio con quello francese, cosa che ovviamente il pontefice voleva evitare, quindi assieme al cardinale Ercole Consalvi riuscì facilmente a convincere l’artista a partire alla volta della capitale francese.

Il 5 ottobre 1802, dopo un viaggio con partenza da Roma durato ben due settimane, Canova arrivò a Parigi e qui venne condotto dal segretario di Napoleone, Louis Bourienne, al castello di Saint-Cloud che al tempo era la residenza di Napoleone. Questi aveva conferito allo scultore un incarico prestigioso, ovvero quello di scolpire il suo busto ritratto. Dopo aver conosciuto il Primo Console si tennero ben cinque sedute che servirono a Canova per studiare la fisionomia dal vero e il 16 ottobre ottenne il primo modello realistico in creta del ritratto. Nel corso delle sedute Canova e Napoleone ebbero modo di parlare tra loro intrattenendo svariati discorsi per lo più di tipo politico e con l’occasione lo scultore ebbe finalmente modo di esprimere il suo stato di rammarico riguardo quanto Napoleone aveva precedentemente fatto. I rapporti tra i due come possiamo immaginare rimasero comunque molto cordiali e reciprocamente rispettosi poiché entrambi sapevano dell’importanza della persona che avevano di fronte. Canova scrisse al D’Este che il Primo Console stava bene in sua compagnia e gli parlò della sua insistenza perché si fermasse a Parigi, richiesta che lo scultore più volte rifiutò cortesemente. Pur di fronte all’uomo più potente di tutta Europa, Canova riuscì a dimostrare sincerità e franchezza, ma fu proprio questa sua schiettezza che colpì il Primo Console, che instaurò con lo scultore un legame molto familiare e scatenando la gelosia di tutti.

Antonio Canova, Napoleone come Marte Pacificatore, gesso, Possagno, Museo Gypsotheca Antonio Canova

 

Dal primo bozzetto in creta ottenuto dalle sedute, Canova ricavò successivamente la copia in gesso che portò con sé a Roma, probabilmente per eseguire la copia definitiva in marmo (a tal proposito non sappiamo se effettivamente scolpì anche il marmo). Attualmente esistono due copie in gesso del ritratto, una alla Gipsoteca e una invece all’Accademia di San Luca a Roma, però sembra che nessuna delle due sia il modello originale del ritratto eseguito a Parigi, paiono piuttosto delle copie dell’originale che probabilmente è andato perduto. In questo busto Napoleone è rappresentato frontalmente con la sua uniforme da primo console, i suoi occhi sono incavati ma fissi e leggermente rivolti verso il basso in segno di riflessione e concentrazione, le sue sopracciglia sono aggrottate esprimenti la profondità dei pensieri e la responsabilità del suo incarico, mentre il volto con il mento pronunciato, trasmette la fermezza del carattere di un uomo straordinario e superiore.

Dal 1803 al 1806 Canova si occupò di quella che fu la statua più celebre da lui scolpita riguardante Napoleone, la quale fu destinata a diventare ben presto un “canone ufficiale” per la sua rappresentazione in veste di imperatore. Si tratta di Napoleone come Marte Pacificatore, la cui copia in marmo si trova tuttora all’Apsley House di Londra. Napoleone aveva precedentemente espresso a Canova il suo apprezzamento riguardante la rappresentazione di diversi protagonisti della storia, come il “Marco Aurelio” del Campidoglio oppure il “Gattamelata” di Donatello, dichiarando quindi di voler essere rappresentato monumentalmente in simil modo in un monumento da collocare in una piazza di Parigi. Canova ebbe modo di studiare bene questa statua mediante un precedente busto ritratto del console, dove aveva eliminato totalmente la divisa del console, lasciandolo a petto nudo. La realizzazione di questo busto fu un passaggio intermedio estremamente fondamentale per Canova poichè la sua idea finale era quella di arrivare ad una totale idealizzazione di Napoleone, conferendogli una dimensione eroica tale da collocarlo fuori da ogni orbita temporale.                                                                                                                                         Nella colossale statua che lo raffigura, il sovrano non è veritiero e naturale nelle sue sembianze, ma assomiglia di più ad un imperatore romano. Canova era interessato ad esaltare le qualità e la profondità del suo carattere forte, non tanto quello di riprodurre le sue vere sembianze. La scultura alta quasi quattro metri e possente nella sua magnificenza corporea, sembrava proprio simile a quella di un dio da adorare. Qui l’imperatore rappresentato nelle vesti di Marte Pacificatore è completamente nudo, con una mano regge la lancia e con l’altra il globo con sopra la Vittoria in rame dorato. Dalle spalle pende la clamide, ovvero il mantello militare, mentre la sua spada giace abbandonata presso il tronco d’albero su cui lui stesso si appoggia. Al di là della sua statura fisica, Napoleone aveva una fisionomia quasi “augustea”, perfetta per lo stile dell’epoca, quindi il compito di Canova era in un certo senso agevolato. Il ritratto che lo identificava come un nuovo Cesare presenta tratti idealizzati quali la fronte alta, incorniciata da ciocche di capelli che ricadono sul volto, gli occhi rimangono incavati ma lo sguardo stavolta si perde lontano. Il naso grande e pronunciato simboleggia virilità e la bocca sottile non lascia trasparire alcuna emozione. La statua venne completata nell’agosto del 1806 e venne esposta nell’ottobre di quell’anno ma nonostante la magnificenza dell’opera, ben equiparabile ad un “Giove Olimpico” di Fidia, pare che Napoleone non avesse apprezzato questo gesto di eloquenza, interpretando la rappresentazione della sua nudità quasi come uno scherzo. Nel 1811 quando la statua colossale arrivò a Parigi, la nudità dell’imperatore, seppur idealizzata, scatenò un intensissimo dibattito. Nonostante l’idealizzazione eroica dei tratti fisionomici e fisici, Napoleone ordinò quindi al Louvre che la scultura rimanesse perennemente coperta da un telo, onde evitare ulteriori spiacevoli commenti da parte dei parigini.                                                                                 

Dopo la sconfitta di Waterloo la statua di Napoleone seguì la sorte di molte altre opere rappresentanti la nobiltà bonapartiana, ossia nel 1815 venne acquistata dagli inglesi per una cifra di 66.000 sterline. Questi a loro volta la donarono come trofeo di guerra al generale Lord Wellington, che la collocò all’interno della sua residenza dove è tutt’ora conservata. Sono state comunque ricavate altre copie, ad esempio una in bronzo che attualmente si trova al Palazzo Brera di Milano. Molte le copie in gesso che vennero sparse nelle diverse Accademie di Belle Arti (Carrara, Milano, Napoli, Parigi), ma gli unici calchi originali in gesso sono quelli custoditi presso la Gipsoteca di Possagno e a Roma nel Palazzo Bonaparte.

Nonostante tutto Canova eccelse nel rappresentare questo ritratto, poiché, come disse Stendhal, egli seppe realizzare qualcosa di “nuovo”, continuando ad ispirarsi alla simbologia e alla mitologia classica. Egli non aveva semplicemente imitato i greci, ma aveva inventato una nuova idea di bellezza e aveva saputo esprimere l’eroica forza con una figura poderosamente volumetrica e dominante lo spazio. Anche Ennio Quirino Visconti difese l’opera poiché era un’efficace rappresentazione delle qualità spirituali e politiche di Napoleone. Questa statua fu per Canova un vero e proprio approdo, un punto di arrivo di una ricerca stilistica che gli permise di rappresentare e interpretare l’eterna lotta dell’uomo contro il destino. Egli aveva scelto appositamente di rappresentare Napoleone nudo, proprio in nome della specificità del linguaggio di un’arte che si ricollegava all’antico e all’allora attuale tradizione italiana del bello ideale. C’è da dire comunque che queste opere eseguite per il grande imperatore francese fecero sì che Canova venisse osannato: non appena fece rientro in Italia venne festosamente accolto a Milano dal generale Murat e dal duca Melzi D’Evril, a Firenze fu celebrato dal re Ludovico, a Roma entrò trionfante colmato dalle benedizioni di papa Pio VII. 

 

Antonio Canova, Napoleone Bonaparte primo console, 1802, gesso, 67 x 44 cm, Possagno, Museo Gypsotheca Antonio Canova

 

Testo di Martina Pozzan

 

 

Bibliografia:

  • La Gipsoteca di Possagno. Sculture e dipinti di Antonio Canova, a cura di E. Bassi, Venezia, Neri Pozza Editore, 1957.
  • M. Guderzo, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Milano, Silvana Editoriale, 2019.
  • Il Museo e la Gipsoteca di Antonio Canova di Possagno, a cura di M. Guderzo, Faenza, Faenza Editrice, 2012.
  • L’opera completa del Canova, a cura di G. Pavanello, Milano, Rizzoli Editore, 1976.
  • La mano e il volto di Antonio Canova. Nobile semplicità, serena grandezza, a cura di M. Guderzo, Fondazione Canova- Possagno, Canova Edizioni, 2008.
  • I. Baratta, F. Giannini, Antonio Canova e Napoleone: la complicata storia di un busto-ritratto, <<Finestre sull’ Arte>>, 2017. https://www.finestresullarte.info/opere-e-artisti/antonio-canova-napoleone-storia-di-un-busto-ritratto
  • M. F. Apolloni, Canova, <<Artedossier>>, Firenze-Milano, Giunti Editore, 2019.
  • M. Pavan, Scritti su Canova e il Neoclassicismo, Fondazione Canova- Possagno, Canova Edizioni, 2004.

 

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