I vestiti di Canova per capire l’uomo, l’artista, il diplomatico.

I vestiti di Canova per capire l’uomo, l’artista, il diplomatico.

 

“Canova era di statura media, snello della persona, ispirava confidenza al solo vederlo, confidenza che andava aumentando nel sentire quella sua voce dolce e sonora. Il suo volto esprimeva la bontà; occhi incassati, sguardo penetrante, ma dolce; benché allora avesse circa 57 anni, egli era già un po’ calvo ; la sua bocca sempre sorridente pareva pronta a dire cose piacevoli.”

Francesco Hayez

 

 

La maggior parte dei visitatori del Museo viene a farci visita per scoprire i capolavori della Gypsotheca, la quale custodisce i gessi originali delle opere che sono poi state tradotte in marmo e che oggi si trovano nei più importanti Musei del mondo (si proprio così, i gessi sono gli originali, non le repliche come molti credono!).

Pochi sanno però che il Museo custodisce anche diversi effetti personali di Antonio Canova,  che nacque a Possagno nel 1757. La sua Casa visitabile tutto l’anno conserva ancora oggi, al primo piano, la camera da letto nella quale l’artista nacque il primo novembre.

 

 

Oggi vogliamo proporvi un approfondimento sui suoi abiti, che ci permettono di scorgere un aspetto più intimo di Canova, che oltre ad essere stato un grande artista, ha ricoperto anche un importante ruolo diplomatico.

Ci rechiamo quindi nella Casa natale, al primo piano, dove sono esposti in una teca tre abiti. L’artista ha sempre vissuto a Roma, la sua casa di Possagno era destinata a brevi periodi di svago, qualche sosta durante i lunghi viaggi per salutare i familiari oppure, come negli ultimi, per soprintendere ai lavori della fabbrica del Tempio.

Alla morte dell’artista, il fratello, Mons. Giovanni Battista Sartori, assieme al patrimonio artistico, trasferì a Possagno anche gli abiti, le medaglie e i vari cimeli.

 

Dettaglio: onorificenze di Antonio Canova

 

Al primo piano quindi, in un’apposita teca, sono conservati tre abiti dell’artista. In particolare vediamo: due abiti eleganti,  tra i quali un Habit à la française (1810 circa), composto di marsina ricamata a foglie di olivo, gilet e pantalone culotte e una divisa diplomatica di Cavaliere di Cristo (1820 circa), composta di livrea rossa, gilet e pantalone culotte. Come si nota già da questi due primi abiti siamo a cavallo tra i due secoli e non possiamo dimenticare come l’epoca napoleonica abbia influito sulla moda del momento, pantaloni al ginocchio e lunghe giacche attillate ed eleganti ne sono un esempio. L’idea di una linea maschile longilinea  e femminea richiede un’attenzione particolare dell’abbigliamento. Questi abiti pregiati rispondono ai dettami degli abiti cerimoniali del tempo dove venivano specificati in precisi editti linee, tagli, ricami ai quali ci si doveva attenere. Nella nostra tradizione siamo particolarmente affezionati all’abito con la giacca rossa, poiché fu indossato da Antonio Canova durante la cerimonia della posa della prima pietra del Tempio di Possagno, l’11 luglio del 1819. Come lo sappiamo? Poiché un’artista, Johann Antonn Pock, lo ritrasse tra la folla proprio con quel bellissimo abito.

 

Johann Anton Pock, Antonio Canova pone la prima pietra per la consacrazione del Tempio di Possagno, 1819

 

Oltre a queste due splendide uniformi possiamo inoltre vedere, un completo marrone con bottoni gioiello (fine XVIII secolo), composto di marsina monopetto a falde sfuggenti, gilet e pantalone culotte; e un Tabarro, un mantello blu (fine XVIII secolo) a ¾ di ruota che Canova utilizzava nei mesi più freddi.

Questi pezzi costituiscono la componente nobile del corredo di Canova. Ovviamente la loro fattezza è pregiata e i materiali usati particolarmente preziosi, un esempio sono i ricami d’argento che vediamo nei bianchi polsini della giacca rossa.

Ma se vogliamo davvero sapere come vestiva Antonio Canova dobbiamo leggere quanto di lui scrive Francesco Hayez (Venezia, 10 febbraio 1791 – Milano, 12 febbraio 1882): “Egli indossava una specie di veste da camera, portava sulla testa un berretto di carta: teneva sempre in mano il martello e lo scalpello anche quando riceveva le visite; parlava lavorando, e di tratto interrompeva il lavoro, rivolgendosi alle persone con cui discorreva.” Un uomo semplice il nostro Canova, non molto alto, minuto, ma sempre al lavoro, dedito solo alla sua arte.

Fanno da cornice a questi preziosi vestiti appena descritti, alcuni strumenti di lavoro, come il mazzuolo e le punte in ferro ad indicare il grande lavoro di quest’artista profuso in oltre cinquant’anni di attività; il cilindro e i guanti accompagnano la livrea rossa a ricordare l’attività diplomatica svolta a Parigi nel 1815, su incarico di Pio VIII, per riportare in patria i capolavori trafugati dalle armate napoleoniche; alcuni volumi della sua pregiata e ricca biblioteca che testimoniano l’immensa cultura e lo studio assiduo delle opere classiche, vera ispirazione delle sue opere e della sua vita.

Continuando l’ideale passeggiata al primo piano della Casa natale di Antonio Canova terminiamo questa rassegna tra gli abiti canoviani ammirando la teca di castagno che è conservata all’interno di quella che tradizione vuole essere la camera da letto nella quale nacque l’artista. All’interno di essa sono conservati tuti i rimanenti cimeli dell’artista: gli occhialini, le medaglie, gli strumenti originali e guardando bene anche un parrucchino…ebbene si! Canova era calvo ma era usanza all’epoca coprire questo “difetto” maschile. Con quel parrucchino Canova venne ritratto in un celebre dipinto da François-Xavier Fabre nel 1812 e per questo scanzonato da Ugo, Ugo Foscolo s’intende :”La fisionomia dunque di quel grand’uomo mi pare assai ben trattata dal Fabre…e solo avrei desiderato che lo scultore si fosse contentato della sua bella testa calva: pensare che egli porti quella melanzosa, infranciosata parrucca, ed inoltre al collo certo fazzolettino giallognolo che gli sta pur male”

Vediamo quindi come la casa di Canova, grazie anche a tutti questi oggetti personali, sia uno dei luoghi più significativi che testimonia la vita privata dello scultore più ricercato e osannato da imperatori, collezionisti, pontefici e nobili di tutta l’Europa dell’Ottocento. Ogni stanza e ogni piccolo oggetto in essa contenuto celano segreti e racconti che aspettano solo di essere scoperti da voi.

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