DALL’IDEA ALLA FORMA: I BOZZETTI IN ARGILLA DI ANTONIO CANOVA

Museo Gypsotheca Antonio Canova sta partecipando ad un importante contest promosso da Volotea, che ha l’obiettivo di sostenere economicamente una realtà culturale del Veneto. La vittoria di questo concorso potrebbe aiutare la Gypsotheca nell’opera di restauro di trentaquattro bozzetti in argilla, oltre che nella messa in sicurezza di tre modelli in gesso, danneggiati dalle bombe della Prima Guerra Mondiale.

 

Antonio Canova, compianto di Abele, 1820.

 

I modelli in argilla, pur essendo di piccole dimensioni, sono centrali nella produzione canoviana; la loro creazione era successiva alla fase del disegno, in cui lo scultore traferiva sulla carta le idee, che si rincorrevano nella sua testa. Questi piccoli lavori servivano a Canova per comprendere come i tratti, che aveva steso sul foglio bidimensionale, potessero prendere forma nello spazio a tre dimensioni. Ci consentono di vedere proprio l’idea dell’artista che prende forma, in una sorta di impeto; venivano infatti realizzati in poche ore. Ammirando questi lavori possiamo immaginare Canova che stringeva l’argilla tra le sue mani, plasmandola e creando le straordinarie forme, che poi avrebbe reso con il marmo. Non si sofferma sui dettagli, ma imprime con pochi gesti tutta la sua creatività nella materia. È curioso notare come in alcuni di questi bozzetti si possano intravedere le sue impronte digitali, lasciate in fase di creazione, come possiamo ammirare nel ventre dell’Andromaca.

Oggi questi bozzetti sono custoditi nella zona della Gypsotheca che è stata costruita da Carlo Scarpa. L’architetto veneziano, nel 1957, venne incaricato di creare un ampliamento degli spazi espostivi perché molte opere, tra cui i bozzetti, non avevano un luogo adatto per essere mostrate al pubblico. Scarpa ha progettato un luogo che è diventato una scenografia per le opere canoviane, disposte su più livelli. Ciò che rende magnifica quest’ala del museo è la luce naturale, che filtra dalle aperture creando degli splendidi effetti sia nell’architettura stessa, che sulle statue. “Volevo ritagliare l’azzurro del cielo”, citazione di Scarpa, riassume la poetica di dialogo tra le natura e l’allestimento della sala.

Oltre alla progettazione del luogo, Scarpa si occupa di disegnare e realizzare anche le teche per l’esposizione dei bozzetti in argilla. Prima dell’intervento dell’architetto, questi si trovano all’ingresso dell’Ala Lazzari, in due buie stanzette chiuse al pubblico, conservati in un vecchio armadio in legno.

Museo Canova, Ala Scarpa, ph credits: Sebastiano Maielli

 

L’argilla era un materiale molto caro a Canova perché era facilmente malleabile e questo gli consentiva di dare forma, in modo ottimale, alle sue idee. Inoltre, questo materiale era legato alla sua terra natia, Possagno, che aveva fondato la sua economia sull’argilla, presente in grande quantità nel sottosuolo. Canova, fin da piccolo, l’aveva potuta utilizzare. In dialetto il termine argilla si traduce con l’espressione “Crèa”, etimologia interessante, perché legata all’azione del “creare”.

Nel suo processo artistico, l’argilla veniva lavorata addosso ad un’anima di ferro o di legno che servivano da sostegno. Per ogni opera poteva realizzare più bozzetti molto simili tra loro, ma diversi per qualche dettaglio, come vediamo ad esempio in Amore e Psiche che si abbraccianoo nella Maddalena Penitente. Inoltre, non tutti i lavori in argilla venivano trasferiti in marmo, come ad esempio il Monumento Funebre per Tiziano, che avrebbe voluto erigere nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, ma che non realizzerà mai; sorte che toccò anche al Monumento Funebre per Orazio Nelson.

Questi bozzetti a volte venivano cotti, così da renderli più solidi e duraturi, altri invece venivano lasciati crudi. In quelli esposti alla Gypsotheca, questa differenza si può osservare nella tonalità di colore che presentano: quelli con colori più caldi sono le terrecotte, mentre quelli più freddi sono le terre crude. Quest’ultime si presentano ancora più fragili perché non fortificate della cottura. Non si sa quale fosse il criterio con cui sceglieva quali cuocere; probabilmente trasformava in terrecotte quelle che gli sembravano migliori, in modo da farle durare più a lungo.

Un esempio altrettanto interessante del processo creativo di Canova emerge nel bozzetto per il Monumento Funerario di Clemente XIV, in l’argilla è stata dipinta con la biacca (un pigmento a base di piombo), che ha permesso di simulare la resa del gesso e addirittura del marmo.

Queste opere, preziose quanto fragili, sono una testimonianza estremamente importante del genio creativo di Canova. È per questo motivo che la loro conservazione e il loro restauro sono indispensabili.

La vittoria al contest #VOLOTEA4VENETO quindi potrà essere un aiuto prezioso, per non perdere questi incredibili esempi di creatività e maestria. Sosteneteci anche voi! www.volotea4veneto.it

 

Testo di Luisa Rienzo

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