Censura ad Arte

Ha creato un po’ di confusione, molti apprezzamenti uniti a tanto sostegno, ma anche qualche critica, la campagna contro la censura d’immagini di opere d’arte che abbiamo lanciato dal nostro profilo Instagram venerdì 6 settembre sotto l’hashtag #freeantoniocanova.

Abbiamo invitato i nostri followers a condividere alcune immagini da noi create nei loro profili al grido di #freeantoniocanova. 

Ma cos’è successo in realtà? E perché un museo, nel 21 °secolo, decide di lanciare una campagna di sensibilizzazione contro la censura dell‘arte sui social network? Facciamo oggi un po’ di chiarezza.

Agli inizi di agosto ci accorgiamo girovagando tra i vari hashtag su Instagram che non è possibile visualizzare tutte le immagini recenti di #antoniocanova. Il social network ci spiega che “I post recenti di #antoniocanova sono al momento nascosti perché la community ha segnalato alcuni contenuti che potrebbero non rispettare le linee guida della community di Instagram”. Pur notando che i like dei nostri follower era calato, non abbiamo dato molto peso all’ accaduto, era molto probabile, del resto, si trattasse di una segnalazione errata da parte di un utente. In pochi giorni e in autonomina la situazione sarebbe molto probabilmente tornata alla normalità. Abbiamo segnalato il problema all‘assistenza e non abbiamo curato oltre la questione. Se non che, a settembre, nulla è cambiato. I post di #antoniocanova continuano ad essere censurati. Nulla si può fare per risolvere questa situazione.

A questo punto, signore e signori, vi presentiamo la vera star di tutta questa situazione, ovvero: l’ALGORITMO. Ebbene sì, perché chi si occupa di ciò che è opportuno vedere o meno sui social network è la pura e semplice matematica. Questo lo sapevamo, ma non potevamo immaginare che nel 21 secolo l’arte potesse essere segnalata come non “rispettosa delle linee guida della community”.

Si può fare qualcosa contro la segnalazione da parte degli utenti contro #antoniocanova? A quanto pare no. La questione è molto semplice: gli hashtag non sono proprietà di nessuno e per tale ragione nessun reclamo andrà a buon fine. Sembra inoltre, e questo a nostro avviso è il nocciolo della questione, che la situazione non sia reversibile. Stiamo approfondendo e speriamo di ricevere a breve dei nuovi aggiornamenti da potervi fornire.

La situazione sembra quindi farsi complessa. Fortunatamente il nostro profilo non è stato granché penalizzato, pur essendo in Shadow ban, manteniamo i nostri follower, ma i nostri post, pur essendo pubblici, non sono visibili alla community che non ci segue.

Nonostante uno dei pochi hashtag da noi usato sia proprio #antoniocanova, godiamo di un bellissimo pubblico che apprezza e segue giornalmente il nostro profilo e con noi interagisce, ma soprattutto, e questo per noi è la cosa più importante, permette e apprezza la diffusione di contenuti, notizie e soprattutto bellezza all’insegna dell’arte canoviana, che è la nostra vera unica missione. 

La questione rimane però aperta: la matematica decide cosa o meno possiamo vedere, ma soprattutto, è davvero giusto censurare l’arte (quando parliamo di arte di non ci riferiamo solo ai nudi canoviani, ovviamente)?

La discussione è stata sollevata in maniera critica e intelligente da Francesco Bonami tra le pagine di Repubblica qualche settimana fa, poiché la stessa cosa è successa ai dipinti della pittrice Natali Goncharova. Si chiede perciò il critico “La domanda che però questo ridicolo episodio ci obbliga a fare è la seguente: di che libertà stiamo parlando? Perché ancora un paio di “tette al vento”, per dirla alla Guccini (ne l’Eskimo), sono in grado di creare scandalo, quando attorno a noi siamo circondati da una gomorra pornografica alla quale tutti possono aver accesso? Si ritorna alla natura umana dei social. Saranno anche in mano agli algoritmi e all’intelligenza artificiale: ma entrambi sono stati creati da esseri umani che chiaramente hanno schemi da Medioevo”.

Per concludere, sarà complesso arrivare ad una veloce conclusione. Quello che ci interessa però qui in prima battuta è muovere il comune senso critico sulla questione della censura. Non riusciremo ad influire su un algoritmo, ma almeno abbiamo capito che la nostra attenzione verso i più disparati argomenti è dirottata dalla matematica e non dai nostri interessi.

Sapere aude! Non fermiamoci davanti ad una fotografia o al titolo di un post di Facebook. Serviamoci della nostra intelligenza per capire e conoscere.

 

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