CAPOLAVORI NASCOSTI 

Quante volte guardando un film ci è capitato di intravedere qualcosa di nostro interesse? Molte volte quando ci soffermiamo attentamente a osservare ciò che i registi decidono di inserire nelle loro  scene, troviamo opere intramontabili di Antonio Canova.  

Per esempio se guardiamo Psycho, celebre film di Alfred Hitchcock, possiamo notare che nello sfondo di una  scena compare un’opera del Maestro: Amore e Psiche. 

La miniatura della statua appare nella sequenza in cui l’amante e la sorella della protagonista Marion, si  recano a casa dello sceriffo che indaga sulla scomparsa della loro cara e gli comunicano che anche il  detective da loro ingaggiato per ritrovarla, è scomparso. Sullo sfondo, appoggiata sulla parte alta di una credenza, si intravede la scultura.  

 

 

È risaputo che all’origine dell’opera c’è un mito greco che lo scrittore latino Apuleio rese popolare con il libro L’asino d’oro. Psiche era una fanciulla talmente bella e graziosa che il suo splendore arrivò a suscitare l’invidia  di Venere, la quale ordinò al figlio Amore di colpirla con una freccia e farla innamorare dell’essere più vile e disgustoso. Il Dio alato però, affascinato e distratto dalla bellezza della giovane, colpì il suo piede con la freccia e si innamorò perdutamente della ragazza.  

Amore per vivere la sua passione “mortale”, portò l’amata al suo splendido palazzo e senza mai mostrarle il  volto, i due vissero momenti di amore puro. 

Psiche aveva accettato il compromesso di non poterlo vedere, ma una notte la curiosità prese il sopravvento  e mentre Amore dormiva, accese una lucerna e si avvicinò al volto dell’amante con una lampada, rimanendo  folgorata dalla sua bellezza. Mentre ammirava il profilo di Amore, una goccia d’olio bollente cadde accidentalmente su di lui, che scappò adirato abbandonando la fanciulla.

Quando Venere venne a sapere dell’accaduto, scatenò la sua furia su Psiche che, per punizione, venne  sottoposta dalla Dea a durissime prove. La principessa superò brillantemente tutte le sfide, anche grazie  all’aiuto di alcune divinità e ciò fece arrabbiare ancora di più Venere, che le propose l’ultima prova: discendere  negli Inferi e chiedere alla Dea Proserpina un po’della sua bellezza. Come ordinatole, la giovane si recò negli  Inferi, ma questa volta fallì. Nonostante le fosse stato ordinato di non aprire l’ampolla donatole da Proserpina,  la fanciulla incuriosita infranse le regole e cadde in un sonno profondo.  

Intanto Amore preso dalla nostalgia andò alla ricerca della sua amata e quando la trovò, la risvegliò. Per non  rischiare di perderla di nuovo il Dio condusse Psiche sull’Olimpo, dove grazie all’appoggio e all’aiuto di Giove la principessa divenne una Dea. La leggenda si concluse con il matrimonio dei due innamorati e la nascita di  una bellissima bambina che prese il nome di Voluttà.  

Il gruppo di Amore e Psiche fu commissionato a Canova dal barone John Campbell, suo amico e primo  mecenate britannico. Oltre alla favola di Apuleio, per trovare l’ispirazione lo scultore prese in esame numerose  fonti iconografiche: dipinti, incisioni, porcellane, ma soprattutto una famosa pittura murale di Ercolano,  raffigurante il Fauno con Baccante. Come racconta lo storico dell’arte Leopoldo Cicognara, a determinare il  carattere appassionato dell’opera fu un’osservazione di un vecchio cliente, il Conte di Bristol Frederick 

Augustus Harvey, che esortò l’artista a scaldare l’atmosfera delle sue sculture. Ci vollero cinque anni perché  il capolavoro del Louvre fosse pronto; per motivi ancora non chiari, Campbell non poté completare i  pagamenti e l’opera fu venduta a Gioacchino Murat, il cognato di Napoleone. L’imperatore ebbe modo di  apprezzare il gruppo che venne trasferito al Louvre quando Murat divenne re di Napoli.  

Perché il regista, in un horror psicologico, avrebbe voluto inserire un’opera così romantica e sensuale? Hitchcock sostenne che il tema della vicenda non era la punizione iperbolica di una truffatrice, ma il sesso metafisico, che va al di là della fisiologia dell’atto stesso. È una ricerca del significato ultimo dell’amore. È un refuso rivelatore, Psyche anziché Psycho, nel primo trafiletto che annunciava il progetto di Hitchcock. Il Bates Motel diventa così una visita guidata che si svolge fra il bric-à-brac degli arredi cupi e sotto l’occhio  impassibile degli uccelli impagliati. Una stanza dopo l’altra, tutti questi indizi ci mostrano la spettrale dimora  vittoriana di Psycho, come un musée imaginaire dell’erotica misterica.  

 

Un altro film molto conosciuto in cui si notano diverse statue di Antonio Canova è Orgoglio e Pregiudizio.  La sequenza di questo film del 2005 è stata girata a Chatsworth House, la dimora del Duca e della Duchessa  del Devonshire che è stata tramandata attraverso 16 generazioni della famiglia Cavendish. 

Nella scena in cui Elizabeth arriva nella dimora di Darcy, opera inconfondibile nonostante la fugacità della  telecamera, è Endimione dormiente.  

 

 

Secondo la versione più famosa, quella di Apollonio Rodio, in una calda notte d’estate il giovane Endimione  si abbandonò al sonno in un boschetto del monte Latmo, riparato dagli alberi. Qui un fascio di luce pallida  illuminò il suo volto e Selene, che lo aveva scorto dal suo carro lunare, scese sulla Terra per ammirarlo più da  vicino. La Dea si innamorò perdutamente di quel giovane e da allora ogni notte, scese dal cielo per dormire  accanto a lui. Un giorno chiese a Zeus di rendere immortale il giovane. Il padre degli Dèi propose al ragazzo  di scegliere tra una vita normale senza Selene, oppure un sonno eterno che lo avrebbe reso immortale e  giovane per sempre: Endimione scelse la seconda possibilità, così da godere in eterno dell’amore della Dea, che da allora, si reca ogni notte di “luna nuova” sul Latmo, nella grotta dove si trova il talamo nuziale con  Endimione addormentato.  

 

 

Nell’opera del Maestro il pastore è rappresentato immerso nel sonno, con il braccio destro sollevato sopra il  capo e le mani abbandonate. Si trova disteso su una clamide mentre stringe due dardi che richiamano la  caccia, mentre un cagnolino siede ai suoi piedi e lo veglia, attendendo il momento del suo risveglio.  Endimione è ritratto da solo e Selene dobbiamo vederla noi, visualizzarla, leggerla nello sguardo che colpisce  il giovane e ce lo rende a tratti impossibile da vedere.  

Questi sono solo due esempi delle celebri statue di Antonio Canova che compaiono nei film o nelle serie  televisive. Anche in Desperate Housewives e nel recente film Crudelia ci sono scene in cui si intravedono opere del Maestro.  

E voi sapreste riconoscerle? 

 

A cura di Iris Alberton

 

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