Canova, Foscolo e la poesia

“Quando ciò che a’ mortali è più caro, la vista della bellezza e la memoria della virtù, sottraggono dalla comune morte”

Pietro Giordani, 1851

 

 

La Giornata Mondiale della Poesia, istituita dall’Unesco nel 1999, si celebra il 21 marzo, il primo giorno di Primavera. Oggi per festeggiare questa ricorrenza vi vogliamo parlare del legame tra Ugo Foscolo, Antonio Canova e una delle sculture più dolci e affascinanti realizzate dallo scultore di Possagno: le Grazie.

Le tre Grazie, figlie di Zeus ed Eurinome, sono tradizionalmente identificate nella mitologia come Aglaia, lo splendore, Eufrosine, la gioia e la letizia, Talia, la prosperità. È il soggetto classico per eccellenza, frequentemente riproposto dall’antichità in poi: celebri sono le rappresentazioni di Raffaello o Botticelli ad esempio, per quanto concerne l’ambito pittorico.

Antonio Canova dovrà aspettare il 1812 prima di confrontarsi in scultura con questo soggetto. Si tratta di un banco di prova importantissimo, lo scultore lo sa bene, soprattutto dopo aver letto le parole con le quali il segretario di Josephine de Beauhanaris gli affida questo incarico “un’idée qui porrait, peut-etre, vous pffrir le sujet d’un ouvrage […] ce grouppe, susceptible de presenter à la fois trois expression differents, et sourtout traitè par vous, ne porraitq qu’etre infinements agreable et avoir beaucoup de succés”.

Nel 1812 quindi Canova riceve la commissione di questo gruppo marmoreo il cui modello in gesso sarà pronto nell’estate del 1813, mentre il marmo sarà terminato nel 1816. Josephine non avrà la possibilità di vedere terminata questa meravigliosa opera poiché morirà nel 1814 ma il figlio, Eugenio, deciderà comunque di acquistare l’opera per amore e in ricordo della madre.

Ma veniamo a Canova, Foscolo e alla celebre scultura.

 

Carme ad ANTONIO CANOVA

Alle Grazie immortali

le tre di Citerea figlie gemelle

è sacro il tempio, e son d’Amor sorelle;

nate il dì che a’ mortali

beltà ingegno virtù concesse Giove,

onde perpetue sempre e sempre nuove

le tre doti celesti

e più lodate e più modeste ognora

le Dee serbino al mondo. Entra ed adora.

Nella convalle fra gli aerei poggi

di Bellosguardo, ov’io cinta d’un fonte

limpido fra le quete ombre di mille

giovinetti cipressi alle tre Dive

l’ara innalzo, e un fatidico laureto

in cui men verde serpeggia la vite

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la protegge di tempio, al vago rito

vieni, o Canova, e agl’inni. Al cor men fece

dono la bella Dea che in riva d’Arno

sacrasti alle tranquille arti custode;

ed ella d’immortal lume e d’ambrosia

la santa immago sua tutta precinse.

Forse (o ch’io spero!) artefice di Numi,

nuovo meco darai spirto alle Grazie

ch’or di tua man sorgon dal marmo. Anch’io

pingo e spiro a’ fantasmi anima eterna:

sdegno il verso che suona e che non crea;

perché Febo mi disse: Io Fidia, primo,

ed Apelle guidai con la mia lira.

(Inno primo, vv. 9-27)

Antonio Canova, Le Grazie, 1812 – 1816, gesso

 

 

Questo carme incompiuto, di Ugo Foscolo, del quale avete appena letto qualche verso, condensa in uno stile di rarefatta classicità l’intera sua riflessione filosofica, morale e civile sul tema della bellezza nella moderna società. Il testo, a cui Foscolo si dedica in maniera discontinua dal 1812 al 1822 rimane incompiuto. Nel Proemio del primo inno, Foscolo dedica Le Grazie proprio ad Antonio Canova.

Il poeta aveva avuto modo più volte di ammirare la Venere Italica scolpita da Canova e sarà proprio la bellezza di questa statua ad ispirare i versi:

Al cor men fece / Dono la bella dea che tu [Canova] sacrasti / Qui su l’Arno alle belle arti custode, / Ed ella d’immortal lume e d’ambrosia / La santa immago tutta precinse

(Le Grazie, I, vv. 15-19).

Antonio Canova, Venere italica, 1811, gesso

 

La grazia elegante, la leggiadria della figura, la soffusa sensualità e la morbidezza delle forme della scultura canoviana rappresentano quindi l’ideale neoclassico di bellezza che Foscolo tende a riprodurre nella sua poesia.

L’equilibrio delle forme e la raffinata levigatezza esprimono l’atemporalità della bellezza classica, l’armonia che regna sulle passioni. Le divinità di Canova sono dunque la perfetta immagine delle tre sacerdotesse descritte da Foscolo, rappresentanti la musica, la poesia e la danza; sono la raffigurazione di quella bellezza consolatrice, di quella armonia dell’universo che si riflette nelle arti:

Cantando o Grazie degli eterei pregi / Di che il cielo v’adorna, e della gioja / Che vereconde voi date alla terra, / Belle vergini! a voi chieggio l’arcana / Armoniosa melodia pittrice / Della vostra beltà

(Le Grazie, I, vv. 1-6).

È intensa quindi la relazione tra la scultura canoviana e la poesia foscoliana, una vera e propria sinergia. Sembra quasi impossibile, ora, guardare e ammirare il magnifico gruppo scultoreo senza evocare le parole del poeta. L’arte attraverso i sensi arriva all’anima.

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