ANTONIO CANOVA E LA SCULTURA CONTEMPORANEA

In questo secondo articolo dedicato agli artisti del nostro tempo, presenteremo altri 4 scultori esposti nella mostra “Antonio Canova e la scultura contemporanea”, dal 12 marzo al 12 giugno 2022.

Il primo artista che tratteremo è Giuseppe Ducrot, nato a Roma nel 1966.
All’inizio della sua carriera realizza piccoli dipinti a tempera e a pastello e disegni in bianco e nero in cui raffigura i suoi commilitoni durante la leva militare. Nei primi anni ‘90 Ducrot frequenta lo studio di Vito Cipolla che osserva mentre lavora su un busto romano e ne percepisce l’originalità (per quanto ispirato ai modelli classici). Quest’esperienza lo porta a studiare l’antico e a creare delle copie legate alle forme plastiche del passato. I modelli classici della Roma imperiale, infatti, fungono da ispirazione per la realizzazione delle opere di Ducrot, le quali però dimostrano, nell’attenzione dei dettagli e nell’impostazione progettuale, lo scarto rispetto alla trazione classica.
All’interno delle sale espositive del Museo Gypsotheca Antonio Canova è possibile ammirare l’opera in terracotta Ritratto d’uomo. Principe di Raffadali (2001).

 

 

 

Un altro artista che reinterpreta in chiave contemporanea alcune fra le più iconiche sculture classiche è Fabio Viale (Torino, 1975). Attraverso la sua arte “provocatoria” vuole scardinare dei preconcetti e invitare l’osservatore a mettere in discussione le proprie convinzioni. Un celebre esempio di questa sua volontà è l’opera Ahgalla (2003), barca realizzata interamente in marmo che viene messa in acqua per dimostrare che non solo essa è in grado di galleggiare, ma anche di trasportare delle persone.

Anche nella Venere Italica (2016)  l’artista gioca con il marmo per portare il pubblico a non fermarsi alla prima impressione; la scultura, infatti, a primo impatto sembra essere realizzata in polistirolo ma, se osservata con più attenzione e nei particolari, si scopre che si tratta di marmo.
Oltre a simulare attraverso l’uso del marmo altri materiali, Viale cerca di sollecitare l’attenzione e l’indagine da parte dell’osservatore accostando la grazia classicheggiante delle opere d’arte alla moderna arte del tatuaggio.

 

Filippo Dobrilla (1968-2019) è un artista un po’ eccentrico. Nasce a Firenze dove dal 1990 al 1991 effettua una formazione biennale in restauro di legni antichi presso l’Istituto per l’Arte e il Restauro di Palazzo Spinelli e segue poi alcuni corsi con Vasco Baldi, capomastro dell’Opera del Duomo di Firenze, perfezionando la tecnica dello scalpellino.
Successivamente decide di trasferirsi nelle Alpi Apuane per stare distante dai condizionamenti della società. Proprio nel cuore delle Alpi, in una grotta a 650 metri sottoterra, realizza una statua colossale, il Gigante dormiente, simbolo dell’amore dell’uomo verso la grandiosità del mondo.
Le due opere presenti in mostra, Adamo Rasta (1998) e Angelo (1998), non solo fanno emergere la genialità di questo artista, ma anche la sua spiccata predisposizione nella lavorazione di materiali differenti.

Anche Aron Demetz, artista altoatesino nato nel 1972, utilizza nelle sue opere  materiali sempre nuovi e diversi, quali bronzo, argilla e vetro. Ha però una predilezione per il legno, anche carbonizzato, e la resina, inserendo nelle sculture anche funghi, trucioli o vernice.
I soggetti principali delle sue opere sono le figure umane e le loro espressioni, che vengono esaltate attraverso la scelta di tecniche di lavorazione differenti.
Ray (2018), scultura realizzata interamente in legno, è l’opera esposta all’interno dell’ala ottocentesca della Gypsotheca e rappresenta una figura maschile in piedi che guarda dritta davanti a sé.

 

Queste sculture, esposte all’interno degli spazi della Gypsotheca, dialogano con le opere di Canova, creando un forte contrasto visivo.

 

 

 

 

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