Antonio Canova e il Disegno

Il Museo Canova non conserva solamente i gessi, le tempere e le tele del maestro di Possagno ma anche un piccolo taccuino di disegni dello Scultore.

Il taccuino, proprietà della famiglia Canal, venne acquistato da Fondazione Canova nel 1944. I Canal avevano a loro volta avevano eredito questo prezioso cimelio canoviano in seguito al matrimonio in seconde nozze di Antonietta Bianchi, nipote di Giambattista Sartori, con Filippo Canal.

Il disegno per Antonio Canova assume un significato importante sin dai suoi anni formativi. Anche all’apice della sua carriera,  acclamato come nuovo Fidia, non passa un giorno senza che lo scultore si applichi a questo esercizio.

Canova credeva che l’esercizio nel disegno fosse fondamentale per apprendere l’arte della scultura e che la sua dedizione a questo fosse uno dei motivi del suo successo internazionale. Disse infatti: “Due cose dunque alterni il giovane: matita e scalpello. Questi sono gli istrumenti che lo guidano all’immortalità”.

Come emerge anche dal suo Autoritratto del taccuino F3, del Museo Civico di Bassano del Grappa, il disegno divenne per Canova un momento intimità che non era raggiungibile tramite la scultura o la pittura ad olio, i quali frutti erano destinati a essere mostrati.

Molto presto Canova inizia a riversare i suoi disegni in taccuini che richiamano, in effetti, il concetto di diario a cui il nostro scultore era molto incline.

Come un diario, il taccuino funge da sfogo dei suoi pensieri. I disegni dell’artista possagnese sembrano un momento di massima intimità, un’azione non dissimile dal pensare. Lo stesso Sartori descrive i disegni del fratello essere “pensieri delineati in lapis”.  Anche Cicognara dice che “solea egli gittare in carta il pensiero con pochi e semplici tratti”. Il verbo gittarefornisce una connotazione importante di urgenza dell’espressione del pensiero attraverso il disegno.

 

Le idee così intimamente espresse prenderanno tradizionalmente vita prima in creta, poi in gesso e infine si sublimeranno nella morbida lucentezza del marmo.

Il confronto tra il Canova degli schizzi abbozzati su carta e la perfezione neoclassica del marmo, finito e lucidato, ci pongono dinanzi a due momenti diversi del processo creativo dell’artista: l’ingenuità del primo abbozzo di pensiero e la maturità della riflessione che si è articola nella statua finita.

Riferiamoci ora in particolare al Taccuino di Possagno.  Era originariamente composto di 60 fogli numerati a matita. Attualmente ne rimangono 43.

Per quanto riguarda la datazione: il millesimo 1804, segnato sulla filigrana della carta, ci indicano che il taccuino non poteva essere anteriore a quella data. Sono invece gli stessi disegni contenuti, spesso studi rispetto ad opere certamente datate, che costituiscono quindi un perfetto termine ante quem. Avendo considerato tutto ciò, possiamo generalmente datarlo al 1806.

Alcune di queste opere che abbiamo detto ci permettono di stabilirne la datazione sono anche contenute all’interno delle nostre sale.

Un esempio sono le svariate figure danzanti che in molti casi paiono essere veri e propri studi per alcune delle tempere conservate proprio qui all’interno di Casa Canova, come le Quattro danzatrici che si tengono per mano del foglio 2 verso-3

Anche la serie del Mercato degli amorini, che troverete esposto al piano terra della Casa natale dell’artista, sembra germinare da questi schizzi.

Nel 1806 il Canova si applicò anche al Monumento Funerario alla contessa de Haro, che gli era stato commissionato l’anno precedente. Di questa particolare opera sono conservate, all’interno della Gypsotheca, sia un modello in gesso sia una versione della stele in marmo. Anche di quest’opera vediamo le origini nei fogli di questo taccuino.

Un altro disegno che ci riporta la connessione con le opere del Museo è la figura femminile afflitta del foglio 6, che può essere facilmente collegata all’Italia Piangente della stele funeraria a Vittorio Alfieri. Il nostro disegno infatti sembra essere considerata uno studio della statua a tutto tondo in atto di piangere.

Questi disegni rappresentano quindi un elemento non secondario dell’opera di Canova. Spesso si tende a considerare il disegno una forma d’arte non al pari di scultura e pittura, ma è importante considerare questo primo elemento dell’opera dell’artista perché ci permette di comprendere il suo processo creativo e di introdurci nell’intimità di pensiero che rappresentano.

 

Giuli Pizzato

Conservazione e Gestione dei beni e delle attività culturali; curriculum storia dell’arte

Università degli Studi di Venezia

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