Antonio Canova e i Marmi del Partenone

Antonio Canova e i Marmi del Partenone

Non è forse così nota l’importanza che ebbe Antonio Canova in merito alla considerazione, al trattamento e alla musealizzazione dei marmi del Partenone.

Il 6 luglio del 1801, Lord Elgin, ambasciatore inglese a Costantinopoli, ottiene un firmano (decreto del sultano) dall’impero turco che gli permette di montare impalcature, trarre calchi in gesso e “portare via qualche pezzo di pietra” dall’Acropoli di Atene.

Le condizioni dei marmi, a quest’altezza cronologica, non era delle migliori e questo non era dovuto solamente all’azione dei secoli. Nel 1687 il Partenone fu colpito duramente da un attacco dell’armata veneziana condotta da Francesco Morosini. Una palla di cannone cadde proprio sul tempio che allora era usato come polveriera dell’armata turca, causandone l’esplosione.

Per i canoni del tempo era quindi evidente che le statue e i bassorilievi avessero urgente necessità di restauro. Elgin era però convinto, probabilmente sotto il consiglio del suo capo formatore Bernardino Ledus, che il restauro potesse avvenire solamente a Roma sotto la direzione del più grande scultore d’Europa: Antonio Canova.

Elgin si reca quindi a Roma mosso dall’ossessione di trovare un restauratore per le sue sculture. Entra nello studio del maestro di Possagno con disegni e alcuni calchi in gesso per chiedergli un parere sulla sua “collezione” e per offrigli la direzione del cantiere di restauro.

Canova si mostra sorpreso dalla bellezza che traspare dalle riproduzioni e dichiara, secondo quello che ci è riportato dallo stesso Elgin nel suo memoriale: “sebbene le opere abbiano subito danno nel tempo è indiscutibile che non siano mai state ritoccate, sono l’opera degli artisti migliori che il mondo abbia mai visto. (…) sarebbe per me, per qualsiasi uomo, sacrilegio toccarle.”

Canova è contrario al restauro sin dal primo momento.

Nel 1806 Elgin trova una sistemazione parziale per i marmi in una casa a Londra all’angolo tra Piccadilly e Parklane, dove fece costruire nel giardino un padiglione apposito.

Nel frattempo, l’esposizione dei marmi a Londra inizia a generare un interesse e una forte influenza sul panorama artistico del periodo. Molte sono le testimonianze, come quella del pittore Benjamin Robert Hydon, dell’impatto che la visione dei marmi ebbe sul loro lavoro come sulla loro persona.

Nel 1815 Canova si trovava a Parigi impegnato nelle trattative per riportare in Italia le opere che erano state portate al Louvre in seguito alle spoliazioni napoleoniche. Proprio in questa sede viene convinto dall’amico William Hamilton e da Visconti a recarsi a Londra per vedere, finalmente, i marmi con i suoi occhi.

Il primo di novembre di questo stesso anno Canova è a Londra con l’inseparabile fratello, l’Abate Gian Battista Sartori. Viene accolto da molti dei suoi amici artisti inglesi come da molti rappresentanti dell’alta borghesia londinese. il soggiorno di canova a Roma fu un continuo trionfo. Molte sono le testimonianze in società di questo periodo londinese dello scultore, del suo stare in società e dell’apprezzamento, che spesso si tramutò in committenza, che in molti gli prestarono.

Il 9 novembre scrive la famosa lettera di Quatremère de Quincy che ci testimonia l’entusiasmo dello scultore alla vista dei marmi Elgin:” (…) ho veduto i marmi venuti di Grecia; dei bassorilievi di già voi e anche io ne avevamo un’idea dalle stampe, da qualche gesso, e da qualche pezzo di marmo ancora; ma delle figure in grande, nelle quali l’artista può far mostra del suo vero sapere non ne sapevamo nulla.  Se è vero che queste siano opere di Fidia, o dirette da lui, o che egli vi abbia posto la mano per ultimarle, queste insomma mostrano chiaramente che i grandi maestri erano veri imitatori della bella natura. (…) Le opere di Fidia sono vera carne cioè bella natura. (..)”

La visita e la reazione del Canova al cospetto delle opere fidiache è così incisiva da cambiare in modo considerevole anche l’opinione della stampa inglese sui marmi. Se prima i giornali si schieravano contro Elgin con opinioni negative sui marmi, ora si compiaceva che le opere, definite dal sommo artista la cosa più bella mai fatta, si trovassero a Londra. La capitale del Regno Britannico ora poteva competere con Parigi in termini di sensibilità artistica.

Grazie all’influenza dell’artista inizia a farsi strada l’idea dell’acquisto dei marmi da parte del British Museum. La Commissione, che viene costituita per ponderare l’acquisto, cita numerose volte Canova come sostenitore dell’eccezionalità dei marmi.

Il Parlamento acquistò i marmi nel 1816 e in un primo momento non furono restaurati come da consiglio dello scultore, salvo poi ricevere un restauro molto aggressivo all’inizio del secolo scorso.

Èquindi chiaro come l’autorità di Antonio Canova ebbe un ruolo fondamentale nel trattamento, nella considerazione pubblica e nella definitiva musealizzazione dei Marmi Elgin.

 

Ph credits: British Museum, Londra

 

Oggi è possibile visitare il British Museum e osservare le sculture del Partenone virtualmente: https://artsandculture.google.com/streetview/british-museum/AwEp68JO4NECkQ?sv_h=133.48946826690883&sv_p=5.234186998685331&sv_pid=LfXeDTx9OmvluuWoTBFq5Q&sv_lid=3582009757710443819&sv_lng=-0.1283495064548106&sv_lat=51.519107690392&sv_z=0.5157443247277043

 

A cura di Giulia Pizzato

Conservazione e Gestione dei beni e delle attività culturali; curriculum storia dell’arte

Università degli Studi di Venezia

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