AMÒ LE DONNE, MA PIÙ ANCORA LA SUA ARTE

Sono in molti, ancora oggi, che si chiedono quali donne frequentassero lo Studio di Canova, a Roma. Di quali donne si sia invaghito.  Quali modelle abbiano posato per la Venere italica o per la Venere di Leeds…

Perché la biografia ufficiale dell’artista non lascia trapelare alcunché e, così facendo, aumenta la curiosità negli appassionati di Canova, soprattutto oggi che di un artista si vuole sapere , delle sue relazioni, dei suoi passatempi, della sua cucina, degli strumenti di lavoro, dei collaboratori, delle amicizie…

A dire il vero, la presenza a Roma, nello stesso appartamento di Canova, del fratello abate, Giovanni Battista Sartori, rigoroso e talora arcigno, deve aver coperto le (comunque scarse) relazioni sentimentali che l’artista si permetteva, di tanto in tanto, tutto preso com’era dalle sue sculture, dalla sua passione per la modellazione e dai suoi disegni.

Quando Sartori decise di incaricare un biografo per raccontare la vita di Canova, scelse l’abate Melchiorre Missirini, un erudito scrittore e poligrafo forlivese, sacerdote anche lui, tutto attento a presentarci la più completa e paludata esistenza di Canova, cominciata nel paesello rustico di Possagno e conclusa sempre a Possagno con la grande costruzione del Tempio, la chiesa parrocchiale donata al suo paese.

Delle donne di Canova, Missirini dice poco e velatamente, dicendo dei suoi “onesti” sentimenti verso di loro ma precisando che il suo amore più grande fu l’arte alla quale diede fin da giovane tutto se stesso e la quale diede a lui la fama e la gloria per sempre.  Amen.

Ma noi oggi possiamo contare non solo sulla, pur validissima, biografia canoviana di Missirini, ma anche su molte altre biografie scritte da amici, conoscenti, colleghi… Ricche di particolari, aneddoti, curiosità, cultura materiale, eventi di contesto, epistolari ecc., così che quando Massimiliano Pavan venne chiamato dalla Treccani a scrivere la Biografia di Antonio Canova, nel 1975, egli poté inserire nel suo testo moltissime notizie minute e particolari che riguardavano la vita quotidiana di Canova, la sua cucina, il suo appartamento romano, le sue corrispondenze epistolari, gli incontri con le personalità europee e anche le donne che più lo amarono e che da lui furono ricambiate.

Nella primavera del 1812, trovandosi a Firenze, Canova conobbe la bellissima e intelligente Minette Alavoine de Bergue, giovane di origine franco-tedesca: tra la giovane donna e lo scultore ci fu subito una tale corrispondenza di sentimenti che il barone spagnolo generale Armendariz si dichiarò disposto… allo scioglimento della promessa matrimoniale. Canova tergiversava e, a malincuore, abbandonò i progetti matrimoniali (gli unici, forse, che avvicinarono seriamente Canova alle nozze). E Minette, come un personaggio d’altri tempi, si addolora ma non reagisce; anzi aspetta paziente prima che Canova si decida a dirle che intenzioni ha e poi che il promesso anziano marito concluda le sue guerre per poterla (finalmente) sposare.

Intervenne anche la contessa d’Albany, la (scadalosa) compagna di Alfieri, a consolare la Minette e a sollecitare Canova a prendere una decisione.

Canova, infine, disse di no, soprattutto no ad un legame duraturo che avrebbe sconvolto il suo ritmo quotidiano e privato; ma la corrispondenza con Minette continuò fino alla sua morte.

Ma prima che partisse nel 1812 per Firenze, Canova era rimasto attratto da una altra donna, Delphine de Custine, arrivata a Roma nei mesi del carnevale. I biglietti manoscritti che lei gli inviava, conservati nel Museo di Bassano, continuarono ad essere recapitati in via della Frezza, dove abitava Canova, per quattro anni, fino al 1816, sempre tutti pieni di amabili sentimenti.

Un’altra donna infiammò in quegli anni il cuore di Canova: era Juliette Récamier, amica di madame de Staël (avversaria di Napoleone e per questo costretta a lasciare Parigi nel 1811).

Antonio Canova, Venere che esce dal bagno

Arrivò quindi a Roma, nella Pasqua del 1813.

Rimase subito colpita da Canova, frequentava abitualmente l’atelier, si divertiva a guardare la vivace attività dei gessini e dei marmorari…

René de Chateaubriand, che la conosceva bene, scrisse che Canova accolse la prima volta Juliette nel suo studio “come una statua greca che la Francia restituiva ai Musei Vaticani”: da quel giorno lui prese l’abitudine di passare ogni sera a salutarla e di inviarle ogni mattina un omaggio accompagnato da un sonetto (che gli scriveva suo fratello, l’abate Sartori…).

Nella successiva estate, mentre Canova realizzava la prima versione delle Tre Grazie (per una delle Grazie pare abbia posato anche Teresa Tambroni, la moglie del banchiere Giuseppe Tambroni, innamorata anche lei di Canova), per evitare la calura romana, la bella Récamier fu ospite dello scultore nel suo appartamento ad Albano.

Sembra che ne soffrisse di così lunga distanza dalla Città eterna: ogni volta che poteva si metteva allo scrittorio per scrivere qualche pensiero d’amore a Canova.

Le lettere della Récamier  (anche quelle conservate nel Museo di Bassano) testimoniano la  tenera amicizia tra i due durata anche dopo che la donna si era messa assieme prima al filosofo Benjamin Constant e poi allo stesso Chateaubriand.

Giancarlo Cunial

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