Il museo

Il museo

IL MUSEO

La Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno raccolgono la grande eredità storica e artistica del massimo esponente del Neoclassicismo.

Nella Gypsotheca sono conservati i modelli originali in gesso delle opere di Antonio Canova, mentre nella Casa Natale trovano posto i dipinti, i disegni e gli abiti dell’artista, mentre il giardino, il brolo e il parco completano con la biblioteca e l’archivio storico uno spazio unico e originale in cui è nato e ha trovato ispirazione l’illustre scultore.

Il tesoro d’arte e di bellezza conservato a Possagno sono un punto di riferimento indispensabile per conoscere l’artista e apprezzare tutti insieme i capolavori creati, modelli da cui sono stati realizzati i marmi commissionati e ora diffusi nei più grandi Musei del Mondo.

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LA GYPSOTHECA

La parola deriva dal greco e significa raccolta di gessi, quella di Possagno, infatti, è la più grande Gypsotheca monografica d’Europa.
Il vescovo Giovanni Battista Sartori Canova, fratellastro di Antonio Canova, volle erigere un edificio che potesse degnamente ospitare tutte le opere presenti nello studio romano in Via delle Colonnette: nel 1826 furono così trasferite da Roma, imbarcate a Civitavecchia e, dopo settimane di trasporto, da Marghera, arrivarono su carri fino a Possagno.
Cercando di riproporre l’esposizione delle opere come all’interno dell’atelier dello scultore, l’edificio fu progettato dall’arch. Francesco Lazzari di Venezia. I lavori iniziarono nel 1834 e furono completati nel 1836, mentre l’allestimento, dopo le amorevoli cure dello scultore Pasino Tonin, primo conservatore della Gypsotheca, venne ultimato nel 1844.
Nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, una granata colpì la Gypsotheca: alcuni gessi furono completamente distrutti, decine furono lesionati. La grandiosa opera di restauro dei conservatori Stefano e Siro Serafin, padre e figlio, consentì di far rinascere la Gypsotheca e di riaprirla ai visitatori nel 1922.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, per prevenire nuovi bombardamenti, la Gypsotheca fu in parte svuotata, le statue furono trasferite e depositate all’interno del Tempio di Possagno, dove rimasero fino al 1946. L’attuale allestimento è il frutto di un rispetto assoluto dello spirito museologico di Giovanni Battista Sartori, delle variazioni conseguenti ai danni dei due conflitti mondiali e del contributo dell’arch. Carlo Scarpa nel 1957.

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L'ESTENSIONE SCARPIANA

Nel 1957, alcune opere canoviane di Possagno trovarono una più adeguata sistemazione grazie ad un nuovo edificio, costruito dall'architetto veneziano Carlo Scarpa (Venezia, 1906 – Sendai, 1978).
Obiettivo del progetto era quello di valorizzare tutto il patrimonio canoviano non esposto, giacente nel deposito, e, soprattutto, predisporre un’opportuna esposizione per i bozzetti in gesso ed in terracotta. Scarpa riuscì a disporre scenograficamente quegli assoluti capolavori d’arte, distribuendoli su lucidi livelli sfalsati, collocati all’interno di un involucro architettonico che consente alla luce di filtrare dall’alto.
Oggi l'estensione scarpiana è il solo spazio museale interamente completato dall’architetto e accanto ai modelli in gesso vi trovano collocazione tutti i bozzetti in argilla ed in terracotta, espressione assoluta della genialità del Canova.

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LA CASA NATALE

La Casa del Canova è una struttura tipica veneta che risale al Seicento: il corpo centrale su più piani, dove si svolgeva la vita domestica e notturna, e gli annessi alla Casa, tra i quali la cantina, la sbrattacucina, i lunghi porticati per il deposito dei materiali da lavoro, la stalla per gli animali da traino, il serraglio per il carro, i pozzi…
Dopo il terremoto del 1695, la Casa fu ristrutturata e ampliata con nuovi locali e aggiunta di camere, ma l'abitazione che il visitatore vede oggi è quella che Canova ristrutturò tra la fine del Settecento, quando fece costruire la Torretta, e l'inizio dell'Ottocento, quando volle ricavare la cosiddetta Sala degli Specchi.
I mobili, quei pochi che sono rimasti, sono originali del primo Ottocento. All'interno delle diverse stanze è possibile ammirare i dipinti, le incisioni, i disegni, alcuni marmi, gli strumenti da lavoro e alcuni vestiti dell'artista. Originali e caratteristiche sono la stanza dove è nato Antonio Canova, il seminterrato della casa in cui è allestito lo Studio di scultura e la Torretta con lo Studio della pittura.

LA BIBLIOTECA

Presso la Gypsotheca e Museo Antonio Canova è presente una ricca biblioteca composta da tre preziosi settori con migliaia di libri:

Il primo settore è costituito dagli oltre 5000 volumi del prof. Massimiliano Pavan (1920-1991), donati al Museo nel 2009 dalla famiglia del professore. La collezione rappresenta l’interesse profondo del prof. Pavan, docente di Storia Antica all’Università La Sapienza di Roma, per la storia dell’arte, l’archeologia, la letteratura e per il mondo classico. Collaboratore dell’Enciclopedia Treccani, Pavan fu l’autore della voce “Antonio Canova” del Dizionario Biografico degli Italiani, nonché presidente di Fondazione Canova dal 1985 dal 1991.

Il secondo settore è rappresentato, invece, dai volumi donati dalla prof.ssa Elena Bassi (1911–1999), volumi relativi soprattutto alla cultura artistica veneziana. Ricercatrice e studiosa di Antonio Canova nonché docente e direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, ha apportato un contributo critico significativo nella rivalutazione dell’opera di Canova.

Infine, il terzo settore è composto dalla biblioteca canoviana propriamente detta, che comprende migliaia di volumi sulla cultura, la vita e le opere di Antonio Canova: dai cataloghi alle monografie, dalle guide alle recensioni, dagli atti dei convegni all’editoria storica, dalle anastatiche dei volumi introvabili ad altre pubblicazioni relative a Canova.
Gran parte della Biblioteca del Museo trova classificazione all’interno dell’OPAC ed è consultabile su prenotazione.

 

L’ARCHIVIO STORICO

A Possagno sono raccolti due straordinari fondi archivistici, uno di proprietà di Fondazione Canova e l’altro dell’Opera del Tempio.

Nel primo archivio ci sono gli atti amministrativi relativi al soggiorno romano di Canova, tra cui pezze giustificative di spesa, ordini di pagamento ad incisori, disegnatori, stampatori per la realizzazione del catalogo delle sculture e altri documenti contabili legati alla produzione, all’allestimento e alla vendita delle sue sculture. Inoltre, sono conservati anche molti documenti relativi alla missione parigina di Canova, volta a recuperare le opere d’arte trafugate da Napoleone. Infine, l’Archivio è anche composto dalla fondamentale documentazione relativa alla storia della Gypsotheca di Possagno, agli statuti di quella che diventerà Fondazione Canova onlus, ai libri contabili e alle distruzioni delle opere durante la Prima Guerra Mondiale.

L’archivio dell’Opera del Tempio, invece, è il fondo più completo che documenta la costruzione e la consacrazione del Tempio di Possagno. Contiene, inoltre, gli atti, le deliberazioni e la corrispondenza dell’Ente costituito dal vescovo Sartori, fratellastro di Canova, per la gestione e amministrazione del Tempio di Possagno.

IL GIARDINO, IL BROLO e IL PARCO

L’ampio spazio verde di fronte alla Casa è caratteristico per la sua struttura veneta: una piccola siepe delimita la terrazzina, mentre aiuole circolari di splendidi roseti decorano e colorano il primo tratto del giardino. Più a sud e fino alla splendida cancellata in ferro battuto, costruita dai sapienti artigiani locali e messa in opera nel tardo Settecento si apre il brolo, cioè il frutteto, con alberi diversi e rari: dalla Peonia arbusta al Bosso delle Baleari, dalla Buganvillea alla Laestroemia, dalle Magnolie stellata e bovata alla Forsizia al Calicanto nigro e bianco. Nell’angolo a sud-est, un vigoroso pino italico, piantato da Canova stesso nel 1799, offre ancora oggi la sua ombra nei caldi pomeriggi d’estate.

 

IL PARCO

Da qui si apre il Parco, un vasto terreno coltivato a foraggio, che forniva il pasto agli animali da stalla di Casa Canova, e che è delimitato da una cinta di piante ad alto fusto e a chioma fitta. La tradizione vuole identificare quest’area con i quattro campi chiamati persei, acquistati da Canova con il guadagno (3.000 zecchini!) della statua del Perseo, conclusa nel 1801.