LA MADDALENA RITROVATA DI ANTONIO CANOVA

 

Nell’anno degli Anniversari Canoviani un nuovo dipinto di Antonio Canova è stato portato alla luce: La Maddalena penitente.  L’opera, oggi di proprietà di privati, è un dipinto ad olio su tela di 105 x 81 cm ed è stata sottoposta all’attenzione del Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno per certificare la paternità di Antonio Canova.

Il dipinto, quando è stato trasportato presso il Museo, presentava uno stato superficiale compromesso da varie ridipinture dovute ai diversi restauri avvenuti nel corso del tempo che in un primo momento ne hanno reso difficile la lettura e la valutazione. Si è resa necessaria una pulitura per riportare il dipinto allo stato originario, avvenuta all’interno del laboratorio di restauro dell’Ente. Una volta portata a termine questa fase è stato possibile riscontrare delle affinità e delle analogie con i dipinti di mano di Canova.

Per giungere ad un’attribuzione certa, il Museo ha cercato inoltre delle evidenze scientifiche avvalendosi della collaborazione dell’Università di Bologna e del Centro Interdipartimentale di Ricerca “Studio e Conservazione dei Beni Archeologici, Architettonici e Storico Artistici” – CIBA dell’Università di Padova. 

Grazie a tutti questi studi e ricerche, sia dal punto di vista storico-artistico e scientifico, bibliografico e archivistico, iconografico e stilistico, il Museo Gypsotheca Antonio Canova può oggi affermare che il dipinto rinvenuto sia un’opera di Antonio Canova.

Conclude il direttore del Museo, la dott.ssa Moira Mascotto: “Sono molto orgogliosa del lavoro svolto in questi mesi, è stato un percorso lungo e complesso che ha contribuito a ricondurre alla mano dell’Artista un capolavoro considerato disperso e che ora possiamo presentare per la prima volta al pubblico proprio in occasione dei 200 anni della morte di Canova.

Inoltre è motivo di grande soddisfazione che la proprietà si sia rivolta al Museo di Possagno per accertare la paternità di questo dipinto, segnale che siamo punto di riferimento per lo studio e le ricerche sull’Artista e le sue opere.”

 

In questi articoli di approfondimento sul blog del museo riporteremo gli interventi della conferenza stampa svoltasi in occasione dell’inaugurazione della mostra “La Maddalena ritrovata. Antonio Canova” a cura di Vittorio Sgarbi, Presidente di Fondazione Canova onlus e Moira Mascotto, Direttore del Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, con la collaborazione di Contemplazioni.

 

 

Intervento di Edda Zonta

RESTAURO CONSERVATIVO 

A cura dell’università di Bologna

 

Restauro cornice

La cornice, corona del dipinto, è arrivata abbastanza degradata e la pellicola in oro zecchino era rovinata, solo sul retro si vede l’essenza del legno riportata anche nella nota spesa.  È stato fatto un intervento di anticato e stuccature per riportarla all’aspetto originale.

 

Restauro dipinto

L’opera nel tempo subisce diversi interventi di restauro, questo è il quarto, la pellicola pittorica era scura e la vernice era opaca e ingiallita con ridipinture importanti. Prima dell’intervento in laboratorio viene fatta la prima analisi con la luce fluorescenza ad ultravioletta che mostra i ritocchi più recenti e reversibili degli anni ’70. Con gli infrarossi sono visibili i ritocchi più antichi realizzati con colori a olio e meno riversibili, sono più difficili da rimuovere.

 

 

Lo studio con il supporto del microscopio digitale mostra la presenza della vernice e il tessuto pieno di colla prima della pulitura. Il quadro ha subito una lacerazione di 30 cm in seguito a una caduta, per riparare lo strappo il restauratore degli anni ’70 ha dovuto fare una foderatura, che consiste nell’incollare il supporto del dipinto a un altro tessuto di lino, in seguito a questo il dipinto subisce un forte stress e di conseguenza i pigmenti si sono opacizzati e ci sono tracce di colle animali come mostra anche la diagnostica dell’università di Padova.

 

 

Nel particolare della mano dove c’era la lacerazione è visibile il ritocco fatto precedentemente che non è ispirato alla mano di Canova, fortunatamente una volta pulito si è risaliti alle tracce originali per ricostruirla.

Nella prima fase di pulitura la vernice organica viene rimossa con dei solventi perché abbastanza facile da rimuovere, un lavoro svolto con ultravioletti e microscopio per non intaccare la pellicola pittorica originale di Canova. 

Dopo la fase di pulitura è curioso trovare una patina così omogenea nel tessuto e nei capelli, che in diagnostica è stata riconosciuta come gomma arabica che nel ‘800 veniva usata come protettivo e patina del dipinto per dare più lucentezza e calore ai tessuti e ai capelli. 

Trovata anche in altre parti e con residui di cere e potrebbe essere stata data da Canova o dal restauratore precedente perché si è accorto di avere rimosso qualcosa che non andava rimosso, la gomma arabica è solubile in acqua quindi facile da rimuovere.

 

 

Grazie alla diagnostica sono state date informazioni importantissime sulla patina e queste confermano la tavolozza che usava Canova. La tavolozza di quest’artista è inusuale per il Veneto, usava pigmenti ormai scomparsi per il tasso di velenosità come l’arsenico che da un colore bronzo-dorato e lo ha portato da Roma dove era ancora in uso.

Nelle macchie presenti sono state rilevate tracce di colla probabilmente della foderatura perché Canova utilizzava pochissima preparazione nei suoi dipinti e aveva una stesura molto leggera e di conseguenza aveva una grossa pellicola pittorica e nelle parti in cui si è rimossa sono quelle più fragili come lo è di solito nella base dei quadri.

 

Radiografie 

Con le radiografie è emerso il disegno preparatorio realizzato con la biacca a pennellate fresche e veloci.  Il disegno preparatorio del volto è molto differente rispetto quello di oggi, dove la fronte era più liscia ora mostra una sofferenza leggibile.

Interessante anche il rilevamento di linee guida per il disegno preparatorio, non avendo trovato testimonianza di questa tecnica negli scritti di Canova è stato ipotizzato che lui cercasse la sezione aurea, proporzione divina e legge matematica che dà un senso di equilibrio e bellezza, sovrapponendola alle diverse linee geometriche trovate.

Non sappiamo se lui mirasse a questo ma sappiamo per certo che Canova usava molto la matematica e può essere che la usasse anche per i suoi dipinti.

 

Continuate a seguirci. Nel prossimo approfondimento ripercorreremo con la dott.ssa Mascotto la storia della raffigurazione della Maddalena nel percorso artistico di Antonio Canova.

 

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