UOMO FERMO, PRESIDENTE RISOLUTO: JEFFERSON ERA DI UN’ALTRA PASTA

Fu Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d’America, che scelse Canova per scolpire il Monumento a George Washington.

Jefferson è stato una delle figure di politico e intellettuale più acute e complete di tutta la storia americana: già è un accostamento strano quello di politico con intellettuale, ma nel caso di Jefferson ci sta tutto.

Un suo ritratto, olio su tela, lo si vede nella Casa di Canova a Possagno, fino alla primavera del 2019: è opera di Rembrand Peale, uno dei tanti figli del naturalista, orologiaio e pittore Charles Willson Peale: Jefferson vi è ritratto con lo sguardo fermo e risoluto, l’aspetto sereno e volitivo: la posa è quella di un capo dotato e di saggezza e di esperienza.

Rembrandt Peale, Ritratto di Thomas Jefferson, olio su tela, 75,6×64, 1800

Nell’attività pubblica del presidente Jefferson si trovano molti atti di grande spessore politico, come l’acquisto della Louisiana dalla Francia, l’avvio dell’esplorazione del nord-ovest del Paese fino ad allora abitato dai nativi, la partecipazione alla guerra barbaresca e al bombardamento di Tripoli ecc. Ma Jefferson è anche l’estensore della Dichiarazione di Indipendenza delle 13 Colonie inglesi in terra d’America (insieme a John Adams) e l’autore del libello “I diritti dell’America Britannica”.

E’ lui che affermava come i re non fossero i proprietari di un popolo ma ne erano “i servitori”: parole poco gradite al di là dell’Oceano, nella Corte britannica.

A lui si deve la libertà di culto e la riforma agraria, avviate prima in Virginia e poi estese a tutti gli States.

Era un vero intellettuale, affamato di libri: lesse tantissimo, in primo luogo i classici, sia inglesi, sia latini e greci.

Aveva spesso con sé un Book of references, un libro di citazioni di personaggi illustri che spesso usava nei suoi discorsi.

Era convinto che una nazione non si fonda solo sul lavoro e sul progresso economico ma soprattutto sulla diffusione del sapere e sulla formazione degli spiriti ai valori che costruiscono lo Stato.

Nella sua vita ebbe anche tempo e voglia di fare l’architetto dilettante: diceva che i Quattro libri del Palladio erano la sua Bibbia. Tant’è che non solo importò in America lo stile palladiano nelle architetture pubbliche ma lui stesso progettò la sua tenuta di Monticello e l’università della Virginia, traendone i disegni dai libri di Palladio.

E’ infine Jefferson che scelse prima Houdon e poi Canova per realizzare le statue del Presidente Washington, l’una per il Campidoglio della Virginia e l’altra per quello del Nord Carolina.

Sempre nel Museo di Canova, in questi mesi è possibile vedere un altro ritratto di Thomas Jefferson: si tratta del busto realizzato dallo stesso Houdon (1789). Anche in questo caso, il volto e il portamento che ne emergono ci offrono il ritratto di un Jefferson volitivo e sensibile.

Jean-Antoine Houdon, Busto di Thomas Jefferson, gesso, 1789, Vicenza, Cisa
Jean-Antoine Houdon, Busto di Thomas Jefferson, gesso, 1789, Vicenza, Cisa

Aveva folte sopracciglia addolcite da un lieve sorriso di consapevolezza; quando gli sottoponevano un problema, era solito atteggiare gli occhi nell’atto di fissare lontano, tutto catturato dai suoi pensieri.

Lo descrivevano come una persona dotata di un carattere vivido e senza paura: amava prefigurare il futuro, diceva che a capo di una nazione devono stare coloro che hanno il cuore già nell’avvenire.

E lo diceva con la fierezza di colui che aveva scritto nella Dichiarazione di indipendenza americana, il diritto per ogni individuo di raggiungere la felicità.

Jefferson conobbe Houdon mentre era in Francia come diplomatico statunitense (1785-1789) e presto arrivò a considerarlo il miglior scultore francese dei suoi tempi, soprattutto nella ritrattistica.

Per questo fece in modo che egli si recasse negli Stati Uniti, già nel 1785, per eseguire prima il Busto e poi il monumento a figura intera di Washington (ora nel Campidoglio della Virginia a Richmond).

Prima di lasciare Parigi, nel settembre 1789 (quando era scoppiata da pochi mesi la Rivoluzione francese del Terzo Stato contro l’Antico Regime), Jefferson si procurò una decina di busti (scolpiti dallo stesso Houdon) di personalità americane e francesi (come George Washington, Benjamin Franklin, il Marchese de Lafayette, John Paul Jones, Voltaire, Turgot…).

Li fece caricare nella nave che lo avrebbe riportato negli Stati Uniti: aveva infatti il progetto di creare una galleria di dignitari nella sua residenza di Monticello, vicino a Charlottesville, in Virginia (la sola Casa negli Stati Uniti dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco).

Pochi giorni prima di intraprendere il viaggio di ritorno, fu lo stesso Jefferson che posò per Houdon: ne nacque questo busto dal quale Jefferson ricavò diversi calchi in gesso da distribuire tra gli amici.

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